Bimbo trapiantato morto a Napoli, la mamma: “Aspettiamo il processo, la voglia di giustizia è più forte del dolore”


(Adnkronos) – “E’ brutto. E’ brutto rivedere, ripensare, ma soprattutto scoprire le tante cose successe in quella sala operatoria e tutto ciò che è successo dopo l’intervento. Però noi stiamo vivendo perché arrivi il giorno del processo. Perché non vediamo l’ora di guardare negli occhi chi ha fatto tutto questo. E perché dobbiamo ottenere giustizia. La voglia di giustizia è più forte del dolore”. A parlare è Patrizia Mercolino, mamma di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni morto in seguito ad un trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli, che oggi, alla Camera, ha presentato ‘Un cuore bruciato’, il libro di cui è autrice insieme a Francesco Petruzzi che ripercorre la drammatica vicenda del figlio.  

 

Dopo l’estate, a settembre, inizierà il processo: “Sono molto sincera, io e mio marito aspettiamo quel momento perché vogliamo vedere se anche loro avranno il coraggio di guardarci negli occhi”. Del resto, “ci dicono sempre che il tempo aiuta a guarire le ferite, a vivere, ma non è così, credetemi. Ogni giorno è sempre peggio. Ed è giusto che la gente sappia quello che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo”. La storia del piccolo Domenico ha avuto un’eco mediatica imponente e ha tenuto incollato a Tg e notiziari tutto il Paese, con un’ondata di forte commozione: “Sono convinta -dice Patrizia- che se non avessimo fatto diventare questo caso mediatico, nessuno ne avrebbe saputo niente”. Proprio per questo “vorrei ringraziare i giornalisti, con i quali abbiamo sempre avuto un bel rapporto, sin dal primo giorno. Ci hanno aiutato, si sono immedesimati nel nostro dolore. Il loro -aggiunge- non era solo lavoro, era come essere tutti una famiglia”. Tornando alla cronaca, “io credo fortemente nella giustizia e sono convinta che questa volta riusciremo ad ottenerla. Ne sono certa”, afferma. 

 

Anche alla Camera l’atmosfera era carica di commozione quando la mamma di Domenico, insieme al marito Antonio, ha presentato il suo libro: “Questo volume -ha sottolineato- è per far conoscere Domenico al di là della sua vicenda, soprattutto per quello che è sempre stato: mio figlio, un guerriero. L’hoscritto perché Domenico non venga dimenticato e con la speranza di dare forza alle tante donne e alle tante mamme alle prese con le difficoltà dei loro figli. Scriverlo -confida- è stato facilissimo. Anche perché per me parlare di Domenico è facile, mi dà tanta forza e mi aiuta ad andare avanti. E’ quando leggo o guardo i video di quello che gli è accaduto che crollo”. Eppure il ricordo del bambino resta una fonte di energia: “Quando si parla di Domenico viene sempre il sorriso. Le lacrime arrivano per quello che non c’è più”. 

 

Sulla vicenda del piccolo Domenico la procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per fare luce sulla gestione del trapianto di cuore dopo il trasporto dell’organo da Bolzano. Gli inquirenti vogliono accertare se il cuore trapiantato a Domenico sarebbe stato danneggiato durante le fasi di conservazione e trasporto dal centro di prelievo di Bolzano all’ospedale partenopeo. “Come mamma -ricorda Patrizia- io ho cercato di proteggerlo in tutti i modi. Avrei voluto salvarlo, ma non ce l’ho fatta. Mi do la colpa di questo, anche se razionalmente so che non è così”. Ma è “un dolore che non si attenua con il passare del tempo. Ogni giorno che passa è sempre peggio”. A tenere in piedi lei e il marito sono gli altri due figli: “Siamo genitori di altri due bambini e dobbiamo andare avanti per loro. Se io e mio marito siamo ancora in piedi -ammette- è solo perché abbiamo loro due”.  

 

Sulla gestione del caso, la donna dice: “Siamo una famiglia umile, ma questo non significa che dobbiamo farci mettere i piedi in testa. Sbagliare è umano, va bene. Lo abbiamo sempre detto, ma il fatto è che ci è stato nascosto tutto. Hanno cercato di insabbiare tutto e siamo stati presi in giro fino all’ultimo”. Ed è per questo che, ammonisce,”nessun’altra famiglia deve passare quello che abbiamo passato e stiamo passando noi”. 

 

Guardando al futuro, la mamma del bimbo lancia un appello ai genitori che dovessero trovarsi ad affrontare situazioni simili: “Non auguro a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico, quello che è accaduto a noi -premette-. Però bisogna avere tanta forza e continuare a credere nella sanità italiana e nella donazione degli organi”. Anche perché “quello che è accaduto a Domenico purtroppo è accaduto a lui, ma io e mio marito stiamo lottando perché ci sia un ‘dopo Domenico’, perché certe cose non accadano più”.  

Da qui le proposte avanzate dalla famiglia: “Spero che ci siano più protocolli, più linee guida in determinate situazioni e soprattutto più comunicazione tra medici e genitori”. Nonostante tutto, ribadisce la fiducia nel sistema sanitario: “Sono convinta che la sanità italiana sia ottima e credo che, dopo il caso di Domenico, oggi ci sia una maggiore attenzione”. 

 

Nel nome di Domenico è nata anche una fondazione. “È un modo per tenere vivo il ricordo di Domenico, ma soprattutto per aiutare le vittime di malasanità che si trovano nella situazione in cui ci siamo trovati noi”, spiega la donna. La fondazione ha già iniziato a sostenere alcune famiglie e partecipa a eventi e iniziative pubbliche. “Ogni targa, ogni premio che ci viene consegnato non è mio, ma di Domenico”.  

Infine, la riflessione sull’eredità lasciata dal bambino: “Domenico ci lascia un vuoto enorme, ma anche un insegnamento. Credo che abbia trasmesso a tante persone la forza di non arrendersi. Era un bambino di due anni e mezzo, ma penso abbia avuto più forza di qualsiasi altra persona che conosco”. Una forza che oggi, conclude la madre, continua a guidare la battaglia della famiglia affinché il suo ricordo diventi uno strumento di cambiamento e di tutela per gli altri bambini. 

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