Il mercato del data center networking è destinato a più che triplicare nel prossimo decennio, passando dai 70,7 miliardi di dollari stimati per il 2026 a 236,7 miliardi nel 2035. La crescita media annua prevista è del 14,4%, secondo il report pubblicato a luglio 2026 da Global Market Insights, che attribuisce l’accelerazione soprattutto alla costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, all’espansione del cloud e alla migrazione verso collegamenti Ethernet a 400G e 800G. Nel 2025 il valore del comparto era pari a 64,2 miliardi.
Dietro le stime non c’è soltanto un aumento quantitativo del traffico. Sta cambiando la funzione stessa della rete all’interno del data center. Nelle infrastrutture tradizionali il networking collegava server, storage e applicazioni. Nei nuovi impianti dedicati all’Ai deve invece coordinare migliaia di processori e acceleratori, muovendo enormi quantità di dati con latenze minime e prestazioni prevedibili.
La rete diventa così una componente essenziale della capacità di calcolo. Per hyperscaler, operatori di colocation, telco e grandi imprese non è più sufficiente aggiungere server: occorre riprogettare fabric, apparati ottici, sistemi di gestione e modelli di sicurezza. È questo passaggio a trasformare il networking da voce infrastrutturale relativamente stabile a uno dei principali terreni di investimento dell’economia digitale.
L’Ai cambia l’architettura dei data center
La diffusione dell’Ai generativa e l’addestramento dei modelli linguistici di grandi dimensioni stanno producendo carichi di lavoro molto diversi da quelli delle applicazioni aziendali convenzionali. I cluster di Gpu devono scambiare dati continuamente, generando un traffico est-ovest elevato, cioè comunicazioni interne tra sistemi collocati nello stesso sito o nello stesso campus.
Global Market Insights indica proprio l’espansione dei data center hyperscale dedicati ad Ai e machine learning come il principale motore della crescita. Le cosiddette “Ai factory” richiedono fabric ad alta capacità, bassa latenza e ridotta perdita di pacchetti. Le tecnologie coinvolte comprendono Ethernet ad alta velocità, InfiniBand, switch ad alta densità, schede di interfaccia intelligenti e collegamenti ottici avanzati.
Il dato più significativo riguarda il segmento hyperscale, che nel 2025 rappresentava il 38% del mercato e dovrebbe crescere a un ritmo annuo del 15,5% fino al 2035. L’aumento riflette gli investimenti dei grandi cloud provider, ma anche la nascita di operatori specializzati nell’offerta di capacità di calcolo per l’Ai.
Per i fornitori di networking la competizione si sposta quindi dalla vendita del singolo apparato alla capacità di offrire un’infrastruttura completa. Hardware, software di orchestrazione, telemetria, sicurezza e gestione automatizzata devono funzionare come un unico sistema. Prestazioni teoriche elevate non bastano se la rete non riesce a mantenere stabilità e prevedibilità durante l’elaborazione distribuita.
Ethernet verso 800G, ma la transizione sarà graduale
Ethernet conserva una posizione dominante. Secondo il report rappresentava circa il 70% del mercato per tecnologia di rete nel 2025 e dovrebbe mantenere una crescita annua superiore al 14%. La standardizzazione, l’ampiezza dell’ecosistema e la possibilità di adottare architetture aperte continuano a favorirne l’utilizzo.
La migrazione dalle reti a 100G verso 400G è già in corso, mentre le soluzioni a 800G iniziano a trovare spazio nei cluster Ai più grandi. Il passaggio non avverrà però in modo uniforme. Gli hyperscaler possono sostenere cicli di aggiornamento rapidi e investimenti consistenti in ottica e switching. Molte imprese continueranno invece a utilizzare infrastrutture miste, introducendo capacità superiore soltanto nei punti in cui il traffico lo richiede.
La disponibilità di apparati non è l’unico fattore. L’adozione dipende dal costo dei moduli ottici, dalla capacità di integrare nuove piattaforme con ambienti esistenti e dalla presenza di personale in grado di progettare e gestire reti più complesse. Per questo il mercato crescerà anche attraverso servizi professionali, gestione da remoto e modelli Network-as-a-Service.
L’aumento della velocità comporta inoltre un problema energetico. Un apparato di nuova generazione può offrire una migliore efficienza per bit trasportato, ma la crescita complessiva del traffico rischia di neutralizzare il beneficio. Secondo l’International Energy Agency, il consumo elettrico globale dei data center potrebbe raddoppiare entro il 2030, raggiungendo circa 945 TWh. Tra il 2024 e il 2030 la domanda crescerebbe mediamente del 15% l’anno.
Hardware ancora centrale, software e automazione guadagnano spazio
Il segmento hardware rappresentava nel 2025 il 71% del valore complessivo del mercato. Switch, router, transceiver ottici, cavi e schede di rete rimarranno quindi il principale bacino di spesa. La costruzione di nuovi campus e l’aggiornamento delle infrastrutture esistenti alimenteranno un ciclo di sostituzione destinato a durare diversi anni.
La crescita più strategica riguarda però il software. Con l’aumento del numero di dispositivi, delle velocità e dei domini da coordinare, la gestione manuale diventa difficilmente sostenibile. Software-defined networking, intent-based networking e piattaforme di orchestrazione permettono di automatizzare configurazioni, bilanciamento del traffico, rilevamento degli errori e applicazione delle policy.
L’Ai entra così anche nella gestione della rete che la supporta. Gli algoritmi possono analizzare telemetria e anomalie, prevedere guasti, suggerire modifiche alla configurazione e intervenire prima che un problema produca un’interruzione. Il vantaggio non riguarda soltanto l’efficienza operativa. In ambienti in cui un fermo può bloccare migliaia di acceleratori costosi, ridurre i tempi di inattività significa proteggere direttamente il rendimento dell’investimento.
Resta tuttavia un tema di affidabilità. Le decisioni automatizzate devono essere verificabili, governate e integrate con procedure di sicurezza. L’introduzione dell’Ai nelle operazioni di rete non elimina il bisogno di competenze: lo sposta verso progettazione, controllo dei modelli, osservabilità e gestione delle eccezioni.
Il consolidamento ridisegna la concorrenza
Il mercato resta concentrato ma non dominato da un singolo operatore. Global Market Insights attribuisce a Cisco una quota superiore al 18% nel 2025, mentre i primi cinque fornitori – Cisco, Dell Technologies, Hewlett Packard Enterprise, Huawei e Juniper Networks – detenevano complessivamente il 38%. Considerando anche Arista Networks ed Extreme Networks, i principali sette player raggiungevano circa il 42%.
La fotografia competitiva deve però essere letta alla luce del consolidamento. Nel luglio 2025 Hpe ha completato l’acquisizione di Juniper Networks, creando un portafoglio che integra reti per campus, data center, service provider e gestione Ai-native. L’operazione ha rafforzato la posizione di Hpe come alternativa a Cisco e ha mostrato quanto il networking sia tornato centrale nelle strategie dei grandi gruppi tecnologici.
La competizione si gioca su più livelli. Arista è particolarmente forte nelle architetture cloud-scale e nell’Ethernet ad alte prestazioni. Cisco punta sull’integrazione tra networking, sicurezza, osservabilità e chip proprietari. Hpe può combinare l’offerta Aruba con le tecnologie Juniper, mentre Nvidia estende la propria presenza dall’accelerazione computazionale alle infrastrutture di interconnessione.
Aumenta anche il peso dei produttori di semiconduttori e componentistica ottica. La capacità di realizzare switch ad alta densità dipende dalla disponibilità di chip avanzati, Digital signal processor, laser e moduli ottici. Eventuali colli di bottiglia nella filiera possono allungare i tempi di consegna e spingere i prezzi, soprattutto nelle fasi di forte domanda.
Europa tra sovranità digitale e vincoli energetici
Il Nord America rimane il primo mercato, con una quota del 38% e ricavi pari a 24,4 miliardi di dollari nel 2025. L’Asia-Pacifico è invece indicata come l’area a crescita più rapida, sostenuta dall’espansione dei servizi digitali, del cloud regionale e delle reti 5G. Per l’Europa il report prevede un incremento medio annuo superiore al 14% fino al 2035.
Nel continente europeo la domanda è alimentata da Ai, cloud sovrano, localizzazione dei dati, servizi pubblici digitali e infrastrutture edge. Ma il potenziale di mercato deve confrontarsi con disponibilità di energia, tempi autorizzativi, connessioni alla rete elettrica e accettabilità ambientale.
La Commissione europea ha proposto nel 2026 il Cloud and Ai Development Act, con l’obiettivo di accelerare la realizzazione di capacità cloud e data center sostenibile. La proposta punta a triplicare la capacità europea nei successivi cinque-sette anni e a rafforzare le infrastrutture necessarie per l’adozione dell’Ai nei settori critici.
Parallelamente aumenta la pressione sulla misurazione delle prestazioni ambientali. La direttiva europea sull’efficienza energetica ha introdotto obblighi di rendicontazione per i data center con capacità installata pari o superiore a 500 kW. I gestori devono fornire informazioni su consumi, acqua, energia rinnovabile e riutilizzo del calore.
Per i vendor di networking questo scenario apre un doppio mercato. Da un lato serviranno apparati più veloci per sostenere i nuovi carichi di lavoro. Dall’altro crescerà la domanda di tecnologie capaci di ridurre consumi, ottimizzare il traffico e misurare le prestazioni energetiche. L’efficienza non sarà più soltanto un attributo tecnico, ma una condizione per ottenere autorizzazioni, finanziamenti e capacità elettrica.
Telco e imprese verso reti più distribuite
Il settore Ict e telecomunicazioni rappresentava circa il 34% della domanda nel 2025. Per gli operatori telco, data center e rete sono sempre meno separabili. La virtualizzazione delle funzioni di rete, il 5G standalone, l’edge computing e i servizi in tempo reale richiedono infrastrutture distribuite e collegate con capacità elevata.
Le telco possono assumere un ruolo più ampio offrendo connettività tra siti, servizi edge, cloud privato, sicurezza e gestione delle reti aziendali. Ma devono competere con hyperscaler, operatori di colocation e fornitori specializzati. La differenza sarà determinata dalla capacità di integrare infrastrutture fisiche e servizi software, non dalla sola disponibilità di fibra.
Per le imprese il passaggio sarà più selettivo. Poche organizzazioni costruiranno direttamente grandi cluster Ai. Molte utilizzeranno risorse cloud, servizi gestiti o ambienti ibridi. Anche in questo caso il networking resterà decisivo: occorrerà collegare data center aziendali, cloud pubblici, sedi operative e piattaforme edge mantenendo sicurezza, visibilità e qualità del servizio.
La Pubblica amministrazione dovrà affrontare esigenze analoghe, con un’attenzione aggiuntiva a sovranità, resilienza e controllo dei dati. Gli investimenti in cloud nazionale ed europeo possono quindi generare domanda per interconnessione, automazione e sicurezza, ma richiederanno gare e competenze capaci di evitare dipendenze tecnologiche difficili da superare.
Crescita elevata, ma non priva di ostacoli
La previsione di 236,7 miliardi di dollari nel 2035 descrive un mercato in forte espansione, ma presuppone che diversi ostacoli vengano superati. I costi iniziali restano elevati, soprattutto per le imprese che devono sostituire apparati ancora funzionanti. L’integrazione con sistemi legacy può rallentare i progetti, mentre la scarsità di specialisti in automazione, sicurezza e reti per l’Ai rischia di aumentare tempi e costi.
A questi fattori si aggiunge l’incertezza sull’effettivo ritorno degli investimenti in intelligenza artificiale. Se una parte dei progetti non produrrà risultati economici, la costruzione di nuova capacità potrebbe rallentare. Al contrario, una diffusione più rapida dell’inferenza Ai nei processi aziendali e nei servizi digitali allargherebbe la domanda oltre il ristretto gruppo degli hyperscaler.
Il punto centrale è che il networking non può più essere considerato un livello accessorio dell’infrastruttura. La capacità di calcolo dipende dalla velocità con cui dati e modelli possono muoversi tra server, storage, cloud ed edge. Il mercato crescerà dunque non soltanto perché aumentano i data center, ma perché ogni nuovo impianto richiede reti più sofisticate, automatizzate ed efficienti.
La sfida per operatori e imprese sarà evitare che la corsa alla capacità produca architetture costose, rigide o energivore. Nel prossimo decennio vinceranno i fornitori in grado di combinare prestazioni, apertura, sicurezza e sostenibilità. La rete del data center diventerà così uno dei principali indicatori della competitività digitale di aziende e sistemi Paese.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






