Il Consiglio dell’Autorità apre la terza consultazione sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029 e fissa al 2037 la data di scadenza, in linea con le bande 5G. Previsto il rinnovo non oneroso in cambio di investimenti in 5G standalone e l’obbligo di apertura della rete a iliad e ai Mvno. Ma nessun riequilibrio delle dotazioni spettrali.
Come previsto, si è tenuta oggi la riunione del Consiglio Agcom per definire i termini del rinnovo non oneroso delle frequenze in scadenza nel 2029 che saranno adesso sottoposti ad una consultazione con gli operatori, le istituzioni e tutti gli interessati (la terza e ultima), aperta fino al 5 ottobre. Il Consiglio, si legge in una nota, “ha deliberato l’avvio della consultazione pubblica relativa alla definizione del quadro regolatorio per il rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze radiomobili in scadenza al 31 dicembre 2029”.
Sarà poi compito del Governo (Mimit, Mef e Dipartimento per la Trasformazione Digitale) fissare le regole.
La decisione dettaglia le condizioni di assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze mobili nelle bande 800, 900, 1500, 1800, 2100, 2600, 3400-3600 MHz e delle frequenze fixed wireless a 28 GHz, secondo la cosiddetta “Opzione Rinnovo”, già proposta nella precedente consultazione avviata con la delibera n. 154/25/CONS.
Ed effettivamente questo modello ricalcherebbe quello tedesco che non dispiace agli operatori.
Sul tavolo il rinnovo fino al 2037 con l’obbligo di apertura delle reti da parte degli operatori storici (Tim, Fastweb + Vodafone e WindTre) al quarto operatore iliad e ai Mvno. Ma nessun riequilibrio delle dotazioni spettrali.
Diritti d’uso rinnovati fino al 2037 (come per le bande del 5G)
“Anche alla luce delle indicazioni emerse dal mercato, l’Autorità prevede di rinnovare tutti i diritti d’uso delle frequenze in questione fino al 31 dicembre 2037 (e di prorogare alla stessa data quelli della banda 28 GHz), a fronte di specifici obblighi per gli operatori beneficiari, in termini sia di investimenti per migliorare la copertura e la qualità dei servizi, sia di accesso a favore di altri fornitori di reti e di servizi”, prosegue la nota.
La data del 2037 non è casuale, ma serve per armonizzare la tempistica con la scadenza dei diritti d’uso delle bande 5G, dai 700 Mhz ai 3.6-3.8 Ghz assegnati nell’asta da 6,55 miliardi id euro del 2018.
Obiettivo dell’Agcom favorire lo sviluppo del 5G standalone
In linea con le tendenze di policy dell’Unione europea, espresse anche nelle recenti comunicazioni della Commissione, nonché con le più recenti iniziative regolamentari di altri Paesi dell’Unione, “il provvedimento intende favorire un deciso sviluppo delle reti 5G, con particolare riguardo alle componenti dell’architettura c.d. Stand Alone (SA), che appare fondamentale per consentire lo sviluppo delle applicazioni di tipo Ultra-Reliable Low-Latency Communication (URLLC) e massive Machine-Type Communications (mMTC) necessarie, ad esempio, per i servizi di guida autonoma, robotica industriale, telemedicina e automazione”, prosegue ancora il comunicato.
Fissati obblighi progressi di copertura 5G standalone
A tal fine, “la procedura di rinnovo proposta in consultazione individua per gli operatori beneficiari specifici obblighi di copertura e di qualità del servizio, stabilendo indicatori prestazionali (c.d. Key Performance Indicator) in grado di soddisfare i fabbisogni di connettività degli utenti e delle imprese, anche in chiave prospettica”, si legge ancora.
Copertura con obiettivi di popolazione, digital divide, strade, ferrovie, gallerie, località turistiche e parchi nazionali
“Per quanto riguarda la copertura, si prevedono obblighi di sviluppo delle reti e diffusione di servizi di connettività wireless su un’elevata percentuale di popolazione e di territorio nazionale, nonché su specifiche aree rilevanti ai fini del raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione dell’Italia e dell’Unione, quali ad esempio le località montane o rurali, le direttrici di trasporto stradale e ferroviario (incluse le gallerie), le località turistiche e i parchi nazionali”, aggiunge la nota.
Modello PNRR per le verifiche (3 milestone)
Mutuando la metodologia già adottata in Italia per il controllo dei piani di intervento pubblico in ambito PNRR, “tali obiettivi di copertura dovranno essere realizzati progressivamente secondo una precisa roadmap temporale con momenti di verifica (n.3 milestone), intermedi e finali”, precisa la nota.
Quanto alle prestazioni, in termini di qualità del servizio, le nuove reti 5G Stand Alone dovranno garantire a regime una velocità di almeno 150 Mbit/s in downlink e 30 Mbit/s in uplink e una latenza delle trasmissioni “end-to-end”, intesa come ritardo di trasmissione dati andata e ritorno, non superiore a 15 ms, sempre misurate in tipiche condizioni di picco del traffico, al 95% della popolazione. Prestazioni differenziate sono previste per ciascun obiettivo di copertura. Tali valori “di targa” non precludono comunque agli operatori l’introduzione di prestazioni migliorative per garantire leva competitiva e differenziazione commerciale.
Operatori storici (Tim, Fastweb + Vodafone e WindTre) tenuti ad aprire reti a iliad e Mvno
“Infine, nell’ottica di promuovere la concorrenza, si prevede che per l’intera durata del rinnovo, i tre principali operatori radiomobili per risorse spettrali assegnate siano tenuti a fornire servizi di accesso al quarto operatore radiomobile e ai fornitori di servizi, inclusi gli operatori mobili virtuali”, precisa la nota.
In realtà, iliad in sede di consultazione aveva chiesto un riequilibrio delle dotazioni spettrali.
Alla luce dell’impianto degli obblighi proposti, il provvedimento prevede un adeguato sistema di verifica ex post, da effettuare attraverso campagne di misure sul campo, come già avviene in altri Paesi UE. Le modalità di esecuzione delle campagne di misura ai fini della verifica del rispetto degli obblighi, incluse le modalità di misurazione dei KPI e gli strumenti hardware e software a tale scopo necessari, saranno definiti dal Ministero delle imprese e del made in Italy, eventualmente con il supporto di un advisor e del Tavolo Tecnico 5G, istituito ai sensi della delibera n. 231/18/CONS.
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Paolo Anastasio
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