Un milione e 300mila occupati in più, 600mila precari in meno. Meloni: “Abbiamo creato opportunità, non assistenzialismo”


La premier ripercorre in un lungo articolo i provvedimenti del governo che hanno portato a conseguire risultati lusinghieri sul lavoro. “Vogliamo lasciare ai giovani una nazione più prospera”

“La storia della Repubblica italiana è una storia di lavoro. È una storia di sacrificio e impegno, di sconfitte e vittorie”. E’ un passaggio dell’editoriale della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla rivista dell’Ugl “Pagine Libere”,  dal titolo “Una Nazione migliore”. Il “‘miracolo italiano’ fatto di creatività, genio, talento e determinazione ha consentito al nostro popolo di riscattarsi e di entrare nel club delle grandi potenze economiche mondiali. Non è stata una partita facile, ma quello che contraddistingue il nostro popolo – l’attitudine a sapersi risollevare e reagire ai periodi di crisi, la creatività, la voglia di riscatto, il saper fare – ha fatto la differenza”, aggiunge nel suo intervento la premier. “Questa è la nostra ricchezza più grande e il compito di chi governa è quello di valorizzare queste qualità, sostenendo il dinamismo delle nostre imprese e dei nostri lavoratori e mettendo chi produce e lavora nelle condizioni di poterlo fare al massimo delle proprie possibilità. È – sottolinea Meloni – la visione che ha ispirato la nostra azione in questi anni e che continuerà ad orientare le nostre scelte, per liberare le energie di cui la nostra Nazione dispone”.

L’editoriale della premier Meloni su “Pagine Libere”

L’editoriale affronta passo passo tutti gli interventi del governo per rendere possibile un cambio di rotta sostanziale che ha portato a uno dei successi qualificanti dell’azione di governo: “Abbiamo raggiunto il record di numero di occupati. Il tasso di occupazione femminile non è mai stato così alto. La disoccupazione, sia giovanile che generale, è ai minimi da sempre. Per raggiungere questi risultati ognuno ha fatto la propria parte”.

I dati Istat sul Lavoro, Meloni: Ognuno ha fatto la sua parte

“Ma, soprattutto, è aumentato il lavoro stabile ed è diminuita la precarietà. Le ultime rilevazioni Istat certificano che, rispetto all’inizio della legislatura, ci sono più di un milione e trecentomila occupati stabili in più e oltre 600 mila precari in meno. Credo che questo sia il dato più importante di qualsiasi altro, perché la vera ricchezza di una Nazione risiede nel lavoro e la ricchezza non ha valore per la società se non si traduce anche in posti di lavoro di qualità, buona occupazione, prosperità diffusa”.

E’ stato un lavoro di squadra, ognuno ha fatto la differenza. “L’hanno fatta i lavoratori, l’hanno fatta le imprese, l’ha fatta il Governo – spiega Meloni- . E, parallelamente alle misure per aiutare chi crea e produce in Italia e crea nuovi posti di lavoro, abbiamo lavorato per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e garantire retribuzioni più adeguate, agendo principalmente su due fronti. Il primo è stato il taglio delle tasse sul lavoro. Il secondo fronte riguarda il rinnovo dei contratti”, rimarca la presidente del Consiglio.

Le misure del governo: mai più sussidi a pioggia

“Con una molteplicità di provvedimenti – si legge nell’editoriale-  abbiamo aumentato il netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi. Abbiamo poi incentivato il welfare aziendale: perché sappiamo quanto una buona retribuzione non sia determinata solo dal salario in senso stretto, ma da tutte quelle componenti che si aggiungono al salario e che incidono sul benessere di un lavoratore, anche perché contribuiscono a valorizzare i suoi sacrifici”. Ancora: “Abbiamo, di fatto, azzerato l’aliquota sui premi di produttività, portandola all’1% e alzando la soglia a 5 mila euro. Una misura che sta dando i frutti che avevamo sperato, con un aumento sia dei contratti aziendali depositati, sia del valore economico medio del beneficio per i dipendenti delle aziende che li hanno sottoscritti”.

Il rinnovo dei contratti

Il secondo fronte sul quale l’esecutivo ha agito riguarda il rinnovo dei contratti. “Nel pubblico impiego abbiamo stanziato oltre 20 miliardi fino al 2027. In meno di 4 anni abbiamo già chiuso 48 tra accordi e contratti e in alcuni comparti siamo riusciti a siglare persino tre tornate di rinnovi. Ma abbiamo deciso anche di sostenere i rinnovi dei contratti nel settore privato: con la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali”. Provvedimento a lungo atteso “richiesto da molto tempo dalle parti sociali, perché rafforza il legame tra produttività e salario. E contribuisce a dare centralità alla contrattazione collettiva. Una misura utile e concreta, che si sta dimostrando efficace e alla quale vogliamo dare continuità”.

Meloni: “Vogliamo lasciare ai giovani una nazione più prospera”

La visione del governo guarda lontano. Fin dall’insediamento il sostegno al lavoro e non la dipendenza dai sussidi è stata la stella polare: “Creare opportunità, non assistenzialismo esasperato; dare dignità a chi ogni giorno manda avanti questa Nazione con il proprio lavoro; costruire un mercato del lavoro più dinamico, prospero e soprattutto più equo. Obiettivo, quest’ultimo, che intendiamo perseguire con un’altra scelta di campo: il salario giusto.

Il salario giusto, una vittoria per tutti

Il Decreto Lavoro, da poco convertito dal Parlamento, ha rappresentato un cambio di prospettiva fondamentale: “abbiamo dato forma e sostanza ad un principio rimasto per troppo tempo sulla carta: mettere al centro la contrattazione collettiva – cioè la contrattazione di qualità –: per ancorare il salario giusto ad un contratto equo: quello sancito dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Riteniamo che questo sia lo strumento più concreto ed efficace per far crescere le tutele, difendere i diritti, rafforzare le retribuzioni dei lavoratori”. Queste le sfide, questa la rotta tracciata: “Questo è il compito che ci aspetta, per definire il lavoro del futuro e lasciare ai nostri figli una Nazione migliore – più forte, più libera, più prospera – di quella che ci è stata affidata”.

 

 


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Adriana De Conto

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