Un dato politico, prima ancora che legato alle dinamiche militari: l’annuncio del Ministro degli Esteri Antonio Tajani della possibile attivazione da parte dell’Italia dei 14,9 miliardi di euro di prestiti a basso tasso d’interesse segnala l’adesione del governo di Giorgia Meloni a un progetto volto a finanziare il riarmo dei Paesi membri dell’Unione Europea, ma anche un’evoluzione dell’approccio dell’esecutivo verso Bruxelles e le sue politiche.
Il tema di Safe e gli scenari della maggioranza
Come ben ricostruito da Avvenire, quanto detto dal titolare della Farnesina e leader di Forza Italia ieri non esaurisce il dibattito sulla Security Action for Europe, dato che dalla maggioranza di centrodestra emerge la volontà di portare in Parlamento il discorso su richiesta della Lega e sono arrivate le precisazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sulla natura tecnica della scelta, dato che “Safe non comporta aggiunta di spese militari rispetto a quanto previsto nel bilancio italiano”.
Vero, però non è da sottovalutare il messaggio politico che si manda e, del resto, Avvenire centra il punto della questione: “Il tema politico di fondo è, e resta, l’opportunità di accedere a prestiti per il riarmo in una fase economica e sociale così delicata”, a cui Meloni e i suoi arrivano dopo aver negoziato margini di manovra per derogare dal 2026 al 2028 dello 0,3% del Pil rispetto al vincolo di bilancio europeo nel mese di giugno.
Oltre Safe: le partite che attendono l’Italia
Meloni deve bilanciare molte dinamiche. C’entra sicuramente la tendenza a mostrare buona volontà verso Bruxelles dopo che il dialogo condotto da Roma ha prodotto un risultato non scontato e che potrebbe contribuire a affrontare nuove tempeste energetiche dettate dal vento incerto della geopolitica mondiale e c’entrano anche i nuovi equilibri globali. I prossimi mesi saranno decisivi per l’Europa e nel prossimo anno, che per il centrodestra di governo porterà anche alla campagna elettorale per il voto del 2027, a Bruxelles e nelle istituzioni Ue Roma sarà attesa da due partite importanti.
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Da un lato ci sarà la discussione per il bilancio pluriennale 2028-2034 dell’Unione Europea, che per l’Italia avrà un valore strategico dato che sarà il primo dopo l’esaurimento della Recovery and Resilience Facility (Rrf) da cui ha attinto risorse il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che ha sorretto gli investimenti pubblici del Paese dopo il Covid-19. Dall’altro, la scelta del successore di Christine Lagarde alla guida della Banca centrale europea: nell’ultimo ventennio, segnato da crisi e tensioni, Roma ha potuto provare spesso sulla sua pelle quanto impattino diversi approcci dell’autorità monetaria su tassi, costo del denaro e politiche di gestione dell’euro sulla sua economia. E visto che il mandato del presidente della Bce dura otto anni il processo che si svilupperà nel 2027 sarà dall’alto peso strategico.
Non sfugge, chiaramente, l’importanza delle due partite: un bilancio capace di sostenere investimenti e crescita rompendo il rischio di nuovi trinceramenti sul rigore, ampliando la potenza di fuoco della spesa nazionale, è nell’interesse dell’Italia in Europa, così come la nomina di una figura alla guida della Bce che non sia orientata a un uso eccessivamente rigido delle strette fiscali e sappia leggere la politica monetaria in sinergia con gli impatti concreti su crescita, investimenti, sviluppo. Su quest’ultimo fronte, un nome “mediterraneo” che potrebbe essere gradito all’Italia, tra quelli che si vociferano, a nostro avviso potrebbe essere l’ex capo della Banca centrale spagnola Pablo Hernandez de Cos.
Safe e le sfide di Meloni
Quel che appare chiaro è che Meloni sembra aver deciso di giocare nel gruppo di testa la partita dell’influenza dell’Italia nella sfera comunitaria e di non voler rinunciare alle credenziali di leader attenta agli equilibri europei costruite negli anni, e in tal senso decidere l’adesione del programma Safe può apparire come un’apertura di buona volontà e un endorsement a un programma ritenuto europeista. Tutto questo in un contesto che, come ha notato l’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi, perché “Safe non risolve il dilemma politico relativo alla spesa per la difesa” e “l’Italia rimane attualmente soggetta alla procedura per disavanzo eccessivo ai sensi del Patto di stabilità e crescita riformato” dall’Ue in un contesto in cui “le previsioni di crescita economica italiana sono state recentemente riviste al ribasso, riducendo ulteriormente il margine di manovra fiscale del governo”.
La partita può dunque essere analizzata a trecentosessanta gradi, tenendo in conto sia l’impatto concreto del prestito Safe e il fatto che sulla sua effettiva attuazione e sulla quantità di risorse che l’Italia attingerà ancora bisogna attendere ufficialità e decisioni concrete da un lato, sia l’ampiezza dello scacchiere politico europeo dall’altro. Certamente andranno analizzate anche le conseguenze interne del provvedimento su Safe che, potenzialmente, può creare linee di faglia tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione. La Lega e Futuro Nazionale a destra e Alleanza Verdi-Sinistra e il Movimento Cinque Stelle nel campo progressista andranno monitorati come critici della spinta di Meloni su Safe, mostrando quanto anche l’agenda estera debba essere tenuta in conto guardando alla costruzione di un’agenda politica delle coalizioni e dei partiti che si sfideranno al voto del 2027 e che il contesto globale continua a sollecitare. Il governo Meloni dovrà tenere d’occhio contemporaneamente Italia ed Europa: ed è chiaro che non si guarderà solo al riarmo, ma al posizionamento di Roma e delle sfide che la aspettano.
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Andrea Muratore
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