Secondo quanto riportato da Reuters, l’Iran dovrebbe ricevere il primo lotto di missili antiaerei spalleggiabili (MANPADS – Man Portable Air Defense System) di fabbricazione cinese “entro qualche settimana”.
La notizia della spedizione di questi sistemi d’arma era trapelata già ad aprile, quando l’intelligence statunitense riferiva che la Cina era in procinto di inviare MANPADS a Teheran durante il primo cessate il fuoco, che secondo i servizi di informazione Usa sarebbe stato usato dagli iraniani proprio per cercare di ricostituire le difese aeree, per la maggior parte eliminate dalla campagna di bombardamenti effettuata da Israele e Stati Uniti. Si tratterebbe di circa 300-400 sistemi di difesa aerea portatili di tipo QW-12 e FN-16 la cui acquisizione mira appunto a colmare le vulnerabilità operative della rete di difesa aerea di Teheran, emerse durante il conflitto. Attraverso l’impiego di missili portatili a guida infrarossa ad alta mobilità, i militari di Teheran intendono stabilire una copertura difensiva diffusa a bassa quota su infrastrutture strategiche, basi missilistiche e impianti nucleari.
L’accordo di fornitura per i Manpads ha un valore compreso tra 60 e 70 milioni di dollari, il che determina un costo unitario medio di 150mila-233mila dollari per unità di lancio. I sistemi QW-12 e FN-16 utilizzano sensori ottici a doppia banda per colpire velivoli a bassa quota, missili da crociera e Uav (Unmanned Air Vehicle) senza emettere tracce radar rilevabili e hanno un tiro utile fino a 6 kilometri di distanza e un’altitudine massima di ingaggio di 4mila metri.
La scelta di optare per un grande numero di MANPADS probabilmente dipende da una serie di fattori contingenti: innanzitutto l’immediata disponibilità dei sistemi in esame, secondariamente la necessità di avere un’arma antiaerea altamente mobile e praticamente impossibile da eliminare, infine la considerazione che un MANPADS non dipende dalla rete radar di sistemi antiaerei più complessi – e costosi – che sono stati o verrebbero colpiti dall’aviazione avversaria, e che quindi può operare autonomamente.
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Contro un caccia, la soluzione di tiro più favorevole è rappresentata da un lancio a breve distanza (al di sotto del limite massimo della portata del MANPADS), dal fianco o dalla parte posteriore, e possibilmente prima che il velivolo avvii le manovre difensive come emettere inganni (i flares). Fondamentale sarebbe l’ingaggio del caccia avversario a distanza dal suo bersaglio, in modo da evitare che compia la sua missione. Contro un drone a bassa quota o un missile da crociera, il principale vincolo sarebbe la rilevazione precoce piuttosto che la velocità del missile.
Il vero effetto dei MANPADS
Se confermato, l’arsenale combinato di QW-12 e FN-16 sarebbe più quindi utile in corridoi a bassa quota prevedibili piuttosto che nella difesa territoriale uniforme. Ad esempio, l’Iran potrebbe posizionare squadre lungo le valli che conducono a siti nucleari e missilistici, intorno agli accessi agli aeroporti, vicino ai complessi di stoccaggio di armamenti, vicino a zone di raffinazione e petrolchimiche, presso ponti e gallerie e lungo le rotte che potrebbero essere utilizzate da elicotteri statunitensi o missili da crociera. Data la velocità di attacco di assetti come caccia e missili da crociera, si stima che l’operatore di MANPADS abbia meno di 10 secondi dall’individuazione della minaccia al momento del tiro. Velivoli senza pilota di maggiori dimensioni, alimentati da motori a pistoni o piccoli turboreattori, offrirebbero una firma infrarossa più forte, ma potrebbero volare al di fuori della kill zone del MANPADS, allo stesso modo di quello che farebbero – e faranno – i cacciabombardieri che possono colpire gli obiettivi con armamento stand-off di precisione. L’effetto sulle operazioni aeree sarebbe quindi trascurabile, costringendo i pianificatori di missione solamente a far operare i caccia a quote più elevate e cambiando spesso i corridoi di avvicinamento ai bersagli, ma questo tipo di armamento avrebbe tutto un altro effetto sugli elicotteri e altri velivoli che si trovano costretti a operare a quote basse.
Pensiamo, ad esempio, all’infiltrazione di forze speciali per il recupero di piloti abbattuti, come è già avvenuto durante il conflitto: un elicottero sarebbe costretto a volare basso in un’area in cui gli iraniani si attendono l’arrivo di forze ostili per l’esfiltrazione del personale, pertanto potrebbero velocemente posizionare soldati armati di MANPADS intorno alla zona e avere il tempo necessario per organizzare una kill zone.
Secondo la fonte di Reuters, i tempi per la consegna dei sistemi da difesa aerea spalleggiabili, la quantità del primo lotto e le modalità dell’invio potrebbero subire modifiche, quindi non è possibile stabilire con certezza il livello di miglioramento delle difese aeree a bassa quota iraniane, considerando che il numero dei MANPADS è fondamentale da questo punto di vista per le motivazioni già espresse. L’agenzia stampa riferisce anche che ci sarebbe già un piano concordato tra le parti per l’organizzazione della rotta di consegna, che passerebbe via terra attraverso il Pakistan fino all’Iran, avendo come punto di partenza in Cina la zona di Urumqui, nello Xinjiang.
L’ufficio stampa militare pakistano, ha però dichiarato che “le speculazioni sul coinvolgimento del Pakistan nella fornitura di armi di difesa aerea all’Iran dalla Cina sono assolutamente infondate e false”. L’ingresso via terra in Iran dal Pakistan sarebbe relativamente più sicuro rispetto a una consegna diretta via aerea, dato che gli aeroporti iraniani sono un bersaglio preferenziale per l’offensiva aerea avversaria, e anche rispetto a quello via mare che ha un rischio elevato di intercettazione lungo la rotta dato l’elevato numero di unità navali militari statunitensi nell’area. Lo svantaggio è dato dalla tracciabilità attraverso la ricognizione satellitare, per via delle tempistiche notevolmente più lunghe.
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Paolo Mauri
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