Staiti, a Tridetti il convegno sulla Calabria basiliana tra natura, spiritualità e patrimonio


Nel gioiello bizantino di Santa Maria dei Tridetti studiosi, professionisti e istituzioni a confronto sull’eredità dei monaci basiliani e sulla valorizzazione di un patrimonio che può diventare motore di turismo culturale

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Si è svolto nella suggestiva cornice dell’Abbazia di Santa Maria dei Tridetti a Staiti, autentico gioiello dell’arte bizantina e testimonianza di un passato di inestimabile valore, il convegno “Calabria basiliana, dove la natura nutre lo spirito”, dedicato alla riscoperta dell’eredità culturale, religiosa e paesaggistica lasciata nei secoli dai monaci basiliani.

L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale di Staiti, con il sindaco Giovanna Pellicanò e il presidente del Consiglio comunale Rosa Maria Carpentieri, si è avvalsa della consulenza organizzativa dell’architetto Annamaria Delfino.

Al convegno hanno aderito l’Ordine degli Ingegneri, l’Ordine degli Architetti PPC e l’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali, i cui rappresentanti hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di tutelare e valorizzare l’immenso patrimonio storico, artistico e culturale calabrese. Al centro della riflessione, in particolare, l’esperienza dei monaci basiliani, capaci per secoli di costruire un rapporto armonioso tra spiritualità, lavoro dell’uomo e natura.

Presente anche il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Giacomo Crinò, che ha ribadito l’importanza di sostenere iniziative capaci di riportare al centro dell’attenzione i beni storici e culturali disseminati sul territorio. Crinò si è soffermato sul Cammino Basiliano, un itinerario di circa 1.300 chilometri che attraversa le cinque province calabresi, evidenziando il valore di un sistema monastico che ha lasciato tracce profonde nella storia e nell’identità della regione.

Numerosa e attenta la platea, composta da studiosi, cultori dell’area grecanica, docenti di greco e appassionati giunti anche da fuori territorio.

Particolarmente suggestivo l’intervento di padre Nilo, del Monastero di San Giovanni Therestis di Stilo, che ha raccontato la figura del monaco nella sua essenza più antica: un uomo immerso nella preghiera e nella contemplazione, capace di stabilire un rapporto profondo con il Creato. Padre Nilo ha ricordato il silenzioso e laborioso lavoro svolto per secoli dai monaci basiliani, protagonisti di una presenza che ha modellato non soltanto la spiritualità, ma anche il territorio e il paesaggio calabrese.

Il professor Daniele Macris, presidente della Comunità Ellenica dello Stretto e docente in Italia e all’estero, ha approfondito il modo di vivere dei basiliani, soffermandosi inoltre sulla simbologia e sui colori delle icone, patrimonio spirituale e artistico del mondo orientale di cui i monaci sono stati maestri e custodi.

A condurre idealmente il pubblico tra le montagne dell’Aspromonte è stato invece il professor Giuseppe Bombino, presidente del GAL Area Grecanica. Il suo intervento ha raccontato rocce, caverne e particolari formazioni naturali che in passato divennero luoghi di rifugio e contemplazione dei monaci, approfondendo anche l’origine greca di numerosi toponimi, ulteriore testimonianza dell’impronta lasciata dalla cultura ellenica e basiliana nell’area.

Le conclusioni sono state affidate all’ingegnere Domenico Condelli, consigliere nazionale degli Ingegneri, che attraverso immagini e casi concreti ha affrontato il tema della tutela e del consolidamento dei beni di interesse storico e archeologico. Condelli ha illustrato metodologie di intervento capaci di garantire la sicurezza e la conservazione dei manufatti senza comprometterne l’originaria bellezza, mostrando anche alcuni lavori già realizzati, tra cui interventi sulla Cattedrale di Gerace, e confrontandosi successivamente con le domande del pubblico.

A rendere ancora più suggestiva la serata è stata la musica eseguita con strumenti antichi della tradizione calabrese. Al tramonto, accompagnate dal suono delle cicale, le melodie hanno idealmente riportato i presenti nel mondo di quei monaci itineranti, definiti “cercatori di Dio”, che scelsero montagne, grotte e luoghi appartati come spazi privilegiati di preghiera e contemplazione.

Da Staiti è così partito un nuovo messaggio di attenzione verso Santa Maria dei Tridetti. Un faro acceso su uno dei tesori più preziosi del periodo bizantino in Calabria, con l’auspicio che l’Abbazia possa conoscere una nuova stagione di valorizzazione e diventare sempre più un punto di riferimento e un volano per il turismo artistico, culturale, spirituale e naturalistico dell’intera area grecanica.




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Giuseppe Mazzaferro

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