Reggio Emilia, 4 agosto 2026 – E’ proseguito anche stamattina, a partire dalle 6.30, il sit-in organizzato dai membri dell’Assemblea permanente bosco Ospizio, che si oppone alla costruzione di un nuovo supermercato Conad e di una palazzina che accoglierà servizi pubblici nell’area verde affacciata sulla via Emilia.
Il progetto è scaturito da un lungo iter urbanistico nato nel 2006, culminato nel 2015 in un accordo di programma siglato tra la cooperativa di consumo e il Comune e che è approdato ai permessi di costruire rilasciati nel 2025 e nel febbraio di quest’anno. Come avvenuto anche ieri – giorno nel quale era annunciato l’avvio dei lavori – gli attivisti hanno stazionato lungo la pista ciclabile che porta al parco Campo di Marte II e su cui si affaccia la recinzione del “bosco”: un modo per stoppare l’ingresso nel “bosco Ospizio” di un trattore che caricava sul rimorchio una ruspa. Stando a quanto riferito dai manifestanti, questa mattina i lavoratori sono entrati nell’area verde da un altro accesso, posto alle loro spalle, per aprire la recinzione nel punto in cui loro erano posizionati. C’è stato qualche momento di tensione: “Hanno usato il flessibile per tagliare un lucchetto a pochi centimetri dalle nostre teste”, raccontano. In quel punto la recinzione è stata aperta, ma i manifestanti non si sono spostati e i lavori sono stati spostati. Tutta la situazione viene monitorata dalla Digos e dagli agenti della questura – costantemente impegnati nel controllo e nel dialogo coi presenti -, oltreché dai carabinieri. I referenti dell’Assemblea fanno sapere che la manifestazione, per la quale avevano chiesto e ottenuto il via libera per ieri e oggi, ha ottenuto l’ok anche per domani dalla questura, alla quale è stata presentata un’ulteriore richiesta di proroga per la manifestazione sino a venerdì, ancora al vaglio.
Stamattina l’Assemblea permanente ha convocato la stampa e ha letto un comunicato: “Siamo rimasti e rimaniamo in presidio permanente a oltranza”, per poi lanciare “tre messaggi”. Il primo “è per i cittadini reggiani, a cui chiediamo di unirsi a noi in questi giorni quando possibile”: richiamando l’emergenza caldo, si sono rivolti “a chiunque sia preoccupato per il proprio futuro e quello delle prossime generazioni”. Il secondo “è per l’amministrazione di questa città. Speriamo vi rendiate conto del problema di salute pubblica che si creerà negli anni a venire se non fermerete la cementificazione ora”. Si avanza la richiesta di “considerare il bosco un’area tale, che ha già le caratteristiche giuste, collocata in un posto ideale a ridosso della via Emilia tra una scuola dell’infanzia e una elementare”. Rilanciano poi una polemica sulla Casa della salute prevista nella palazzina che fa parte del Pru (Programma riqualificazione urbana) Ospizio: “Di fatto non viene nemmeno citata negli atti del progetto esecutivo sui lavori previsti da qui a 3 anni”. Il progetto del nuovo complesso sanitario è stato presentato ufficialmente anche in passato come parte integrante del nuovo complesso. Infine i manifestanti si rivolgono al Conad: “Fermate le ruspe. Non è troppo tardi per aprire possibilità di dialogo condiviso”. E ribadiscono la lotta: “Di qui non passa nessuno”. Tuttavia il suolo su cui stanno stazionando appartiene a Conad Centro nord. Legambiente e altri cittadini hanno presentato un ricorso al Tar che ha rigettato il 21 luglio la richiesta di sospendere urgentemente i lavori, motivando col fatto che “non è individuabile alcun bosco” e portando anche le opere di compensazione previste nel progetto, tra cui la piantumazione di alberi, inizialmente 1.200, poi rialzati dal Comune a 1.500 nella zona sud.
Il progetto è scaturito da un lungo iter urbanistico nato nel 2006, culminato nel 2015 in un accordo di programma siglato tra la cooperativa di consumo e il Comune e che è approdato ai permessi di costruire rilasciati nel 2025 e nel febbraio di quest’anno. Come avvenuto anche ieri – giorno nel quale era annunciato l’avvio dei lavori – gli attivisti hanno stazionato lungo la pista ciclabile che porta al parco Campo di Marte II e su cui si affaccia la recinzione del “bosco”: un modo per stoppare l’ingresso nel “bosco Ospizio” di un trattore che caricava sul rimorchio una ruspa. Stando a quanto riferito dai manifestanti, questa mattina i lavoratori sono entrati nell’area verde da un altro accesso, posto alle loro spalle, per aprire la recinzione nel punto in cui loro erano posizionati.
C’è stato qualche momento di tensione:
, raccontano. In quel punto la recinzione è stata aperta, ma i manifestanti non si sono spostati e i lavori sono stati spostati. Tutta la situazione viene monitorata dalla Digos e dagli agenti della questura – costantemente impegnati nel controllo e nel dialogo coi presenti -, oltreché dai carabinieri. I referenti dell’Assemblea fanno sapere che la manifestazione, per la quale avevano chiesto e ottenuto il via libera per ieri e oggi, ha ottenuto l’ok anche per domani dalla questura, alla quale è stata presentata un’ulteriore richiesta di proroga per la manifestazione sino a venerdì, ancora al vaglio.
Bosco Ospizio, un momento della protesta
Stamattina l’Assemblea permanente ha convocato la stampa e ha letto un comunicato: “Siamo rimasti e rimaniamo in presidio permanente a oltranza”, per poi lanciare “tre messaggi”. Il primo “è per i cittadini reggiani, a cui chiediamo di unirsi a noi in questi giorni quando possibile”: richiamando l’emergenza caldo, si sono rivolti “a chiunque sia preoccupato per il proprio futuro e quello delle prossime generazioni”. Il secondo “è per l’amministrazione di questa città. Speriamo vi rendiate conto del problema di salute pubblica che si creerà negli anni a venire se non fermerete la cementificazione ora”. Si avanza la richiesta di “considerare il bosco un’area tale, che ha già le caratteristiche giuste, collocata in un posto ideale a ridosso della via Emilia tra una scuola dell’infanzia e una elementare”. Rilanciano poi una polemica sulla Casa della salute prevista nella palazzina che fa parte del Pru (Programma riqualificazione urbana) Ospizio: “Di fatto non viene nemmeno citata negli atti del progetto esecutivo sui lavori previsti da qui a 3 anni”. Il progetto del nuovo complesso sanitario è stato presentato ufficialmente anche in passato come parte ointegrante del nuovo complesso. Infine i manifestanti si rivolgono al Conad: “Fermate le ruspe. Non è troppo tardi per aprire possibilità di dialogo condiviso”. E ribadiscono la lotta: “Di qui non passa nessuno”. Tuttavia il suolo su cui stanno stazionando appartiene a Conad Centro nord. Legambiente e altri cittadini hanno presentato un ricorso al Tar che ha rigettato il 21 luglio la richiesta di sospendere urgentemente i lavori, motivando col fatto che “non è individuabile alcun bosco” e portando anche le opere di compensazione previste nel progetto, tra cui la piantumazione di alberi, inizialmente 1.200, poi rialzati dal Comune a 1.500 nella zona sud.
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