Italia e Spagna, l’asse che non c’è. Almeno sul piano politico. Giorgia Meloni e Pedro Sanchez vedono i loro rapporti personali e politici al nadir dopo che Roma ha imposto la chiusura per un mese dello spazio Schengen con il regno iberico in seguito alla drammatica vicenda dell’esodo di massa dei migranti a Ceuta. Un fallo di reazione politico che ha fatto infuriare Madrid e che ha nuovamente distanziato Italia e Spagna, Paesi che la grammatica geopolitica europea vorrebbe come naturalmente convergenti e che invece, troppo spesso, si sono trovati a muoversi su direttrici politiche diverse. Dettate anche dai colori politici delle maggioranze pro-tempore di due Stati emblema del Sud dell’Unione Europea.
Meloni, Sanchez e la disfida di Ceuta
Meloni, del resto, con la mossa su Schengen ha indubbiamente accelerato un confronto politico aperto: Ceuta ha colpito all’intersezione tra le problematiche interne della premier, pressata dall’ascesa a destra del battitore libero Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale e chiamata a tenere conto delle posizioni intransigenti della Lega su sicurezza e immigrazione, e gli scenari europei che hanno visto negli ultimi anni un avvicinamento di molti Paesi alla linea italiana sull’ampliamento delle misure di contrasto all’immigrazione clandestina. A ciò si è aggiunta, come surplus, la distanza ideologica tra l’esecutivo progressista di Madrid, guidato dal Partito Socialista di Sanchez, e la destra meloniana.
Ceuta è exclave spagnola in Marocco e per una volta ha portato Italia e Spagna a guardare in maniera convergente sullo stesso teatro, nel Mediterraneo, a Sud. Purtroppo per entrambe, con dinamiche di confronto e non di incontro. Già, perché il Grande Mare e il suo rapporto inevitabile con l’Europa dovrebbero, potenzialmente, essere punto d’incontro e di confronto tra le due nazioni, valorizzandone le somiglianze. Ma così spesso non è stato. E non è solo una questione che riguarda Meloni e Sanchez: la storia degli ultimi anni del rapporto italo-spagnolo racconta di occasioni perse per consolidare un vero partenariato mediterraneo esteso agli altri Stati, come Grecia, Croazia, Cipro, Portogallo (atlantico ma integrato su molti fronti alla stessa Spagna), dell’Unione Europea meridionale, magari anche ammiccando a una Francia che in Europa segue preferibilmente il baricentro carolingio che porta verso la Germania.
Quella sponda meridionale d’Europa che non nasce
L’obiettivo? Potrebbe essere composito.Un blocco del Sud capace di mettere in campo strategie per la crescita, per la ridondanza infrastrutturale sul piano delle connessioni e dell’energia, per le politiche di cooperazione estesa con la Sponda Sud, per l’apertura alle dinamiche mediterranee nell’agenda europea. Questo blocco fatica ad emergere come soggetto politico.
Non c’entrano solo i governi di Meloni e Sanchez. Già nello scorso decennio Matteo Renzi e Mariano Rajoy, in una fase in cui rispetto ad oggi i governi avevano segni politici inversi (centro-sinistra in Italia, centro-destra in Spagna), pur avendo rapporti sostanzialmente cordiali e senza mai arrivare a scontri formali ebbero diversi distinguo politici. Rajoy fu molto allineato a Angela Merkel e alla Germania per spuntare margini di manovra dai programmi di aggiustamento strutturale dell’economia spagnola, Renzi si rifiutò sempre di prendere Madrid come modello rivendicando maggiori margini di manovra nel bilancio comunitario. Oggi, però, i distinguo politici, ideologici e strategici si sommano e condensano.
La distanza che spesso Spagna e Italia hanno avuto sulle politiche comunitarie lo conferma. L’Italia con Meloni ha proposto dinamiche come l’istituzione dei centri in Albania per esternalizzare la gestione della crisi dei migranti, Madrid si è sempre detta scettica a soluzioni di questo tipo. A marzo Roma e Madrid si trovarono su fronti opposti nella gestione del progetto di riforma dello schema di Ets per il mercato delle emissioni e, più in generale, Meloni si è detta favorevole a una maggiore deregulation europea in asse con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. A dicembre 2025 la revisione dello stop totale alle auto tradizionali entro il 2035 deciso dalla Commissione Ue vide l’Italia favorevole e la Spagna contraria. In tal senso, anche la profonda diversità delle agende energetiche dei due Paesi incide nel dettare queste divergenze.
Le problematiche politiche
La fuga in avanti italiana, in questa circostanza, è stata letta a Madrid come uno strappo anche sulla base di condotte dei mesi scorsi che hanno distanziato i due governi sebbene tra Meloni e Sanchez siano prevalsi, molto spesso, rapporti personali formalmente cordiali e mai interrotti ai vari summit in sede europea e atlantica che li hanno visti coinvolti. Ma oggi la distanza tra i due governi del Sud Europa sembra ampia e difficilmente colmabile, e per Roma e Madrid ciò rischia di essere pregiudizievole per i dossier di comune interesse.
Le due battaglie chiave dell’Italia in Europa di cui abbiamo parlato su queste colonne, bilancio comune e nuovo presidente della Banca centrale europea, per la fine del 2026 e l’inizio del 2027 sono anche d’interesse spagnolo e Madrid ha tutto l’interesse a un bilancio espansivo e a un governatore “colomba” a Francoforte (c’è in ballop anche lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos) per cui la sponda con Roma potrebbe essere importante. Parimenti, per l’Italia strategie come quella volta a promuovere l’agenda politica verso l’Africa, incardinata nella spinta del Piano Mattei, possono avere nella Spagna un interlocutore importante. Per Meloni e Sanchez la de-escalation è strutturalmente conveniente. Concretizzarla sarà complessa ora che la questione Ceuta è già diventata materia di discussione europea e, soprattutto, tema politico in tutto il continente. Da qui a settembre 2027 sia Meloni che Sanchez, del resto, affronteranno le elezioni politiche nazionali. E questo dovrà essere messo in conto nell’analizzare l’evoluzione di un dualismo che non è rivalità ma sicuramente lascia un vuoto nell’Europa mediterranea, in una fase in cui forse servirebbe maggior coordinamento per ricordare l’importanza della sponda Sud al resto dell’Ue.
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Andrea Muratore
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