Cavi sottomarini, boom di investimenti


Cavi sottomarini per oltre un milione di nuovi chilometri e investimenti medi da 5 miliardi di dollari l’anno tra il 2026 e il 2035. La nuova previsione elaborata da TeleGeography delinea un decennio di forte espansione per l’infrastruttura fisica che sostiene cloud, intelligenza artificiale, piattaforme digitali e comunicazioni internazionali. In totale, il mercato potrebbe mobilitare circa 50 miliardi di dollari, mentre più di 450mila chilometri di sistemi esistenti potrebbero essere ritirati dal servizio.

Non si tratta, dunque, soltanto di aggiungere capacità. Il settore dovrà contemporaneamente costruire nuove dorsali, sostituire collegamenti giunti al termine della vita operativa e distribuire il traffico su rotte meno concentrate. Una trasformazione che sposta i cavi dal perimetro tecnico delle telecomunicazioni al centro delle politiche industriali, della sicurezza economica e della sovranità digitale.

Il modello di TeleGeography copre dieci anni e sarà aggiornato ogni trimestre. Analizza il numero di nuovi sistemi e di quelli destinati al ritiro, gli investimenti sulle principali direttrici e i chilometri installati o dismessi nelle diverse regioni. Le stime restano inevitabilmente esposte a variazioni: tempi autorizzativi, costi finanziari, disponibilità delle navi, tensioni geopolitiche e strategie dei grandi operatori cloud possono modificare o rinviare i singoli progetti. La traiettoria di fondo, tuttavia, indica una crescita strutturale.

Atlantico, Pacifico e Asia al centro della nuova capacità

Le direttrici con il maggior numero di nuovi collegamenti saranno quelle transatlantiche, transpacifiche e intra-asiatiche. Secondo TeleGeography, tra il 2026 e il 2035 ciascuna di queste aree vedrà entrare in funzione, in media, più di un sistema all’anno. Considerando anche i cavi ritirati, molte rotte registreranno comunque un incremento netto delle infrastrutture attive.

Particolarmente rilevante è il caso asiatico. La sola regione intra-Asia dovrebbe attrarre 11 miliardi di dollari di investimenti nel decennio. TeleGeography stima inoltre una crescita significativa del numero dei sistemi operativi, anche se il dato pubblicato presenta un’apparente incongruenza: il passaggio indicato da 14 a 19 cavi rappresenta un aumento consistente, ma non un raddoppio. È un elemento che suggerisce cautela nell’interpretazione delle anticipazioni e rende importante il monitoraggio dei successivi aggiornamenti del modello.

La corsa asiatica riflette lo spostamento verso Est di una quota crescente della produzione e del consumo di dati. Lo sviluppo di data center, piattaforme cloud regionali, servizi finanziari digitali e applicazioni Ai sta facendo aumentare la necessità di collegamenti diretti tra le principali economie dell’area. Allo stesso tempo, governi e operatori cercano percorsi alternativi per ridurre la dipendenza da pochi passaggi marittimi e da singoli punti di approdo.

Anche l’Atlantico torna al centro della competizione. Un esempio è Nuvem, il sistema di Google lungo circa 7mila chilometri che collegherà gli Stati Uniti al Portogallo, con punti intermedi alle Bermuda e nelle Azzorre. L’approdo a Sines consolida una nuova direttrice meridionale rispetto ai tradizionali hub del Nord Europa e rafforza il legame tra connettività internazionale, disponibilità energetica e sviluppo dei data center. Non arriva soltanto un cavo: intorno alla landing station può formarsi un ecosistema di interconnessione, cloud e servizi digitali.

Oltre un milione di chilometri, ma quasi la metà sostituirà reti esistenti

Nel complesso, i nuovi sistemi supereranno 1.010.000 chilometri entro il 2035. L’Atlantico nordorientale e le tre macroregioni del Pacifico nordorientale, nordoccidentale e sudoccidentale dovrebbero ricevere ciascuna più di 100mila chilometri di nuove infrastrutture.

Il dato va però letto insieme ai 450mila chilometri di vecchi cavi potenzialmente destinati al ritiro. Una parte rilevante della spesa non produrrà quindi un’espansione proporzionale della rete globale, ma servirà a rinnovare asset installati molti anni fa. La sostituzione può comunque aumentare enormemente la capacità, perché i sistemi più recenti integrano un maggior numero di coppie di fibra, tecnologie ottiche più efficienti e architetture progettate per aggiornare gli apparati durante il ciclo di vita.

La quantità di fibra posata, inoltre, non coincide automaticamente con la capacità effettivamente utilizzabile. Contano la configurazione del sistema, gli apparati terminali, la disponibilità di energia nelle stazioni di approdo e nei data center, l’integrazione con le dorsali terrestri e la presenza di operatori disposti ad acquistare capacità. Un collegamento che arriva in una località priva di backhaul competitivo rischia di restare un’infrastruttura isolata, senza generare un vero vantaggio per il territorio.

Per questo la nuova ondata di investimenti apre una competizione tra città portuali, operatori di rete, gestori di data center e amministrazioni pubbliche. Accorciare le autorizzazioni, predisporre aree di approdo, assicurare energia e collegare le coste agli Internet exchange può determinare quali Paesi riusciranno a intercettare il valore economico generato dalle nuove rotte.

Cloud e AI cambiano la geografia del traffico

La crescita non è alimentata soltanto dall’aumento degli utenti connessi. A cambiare è la natura stessa del traffico. Una quota sempre più ampia dei dati viaggia tra piattaforme, data center e infrastrutture cloud. Nell’intervista pubblicata da CorCom, Diego Teot, Head of Ott, Media & Telco di Retelit, osserva che nel 2024 le reti dei grandi gruppi content e cloud hanno rappresentato quasi tre quarti della domanda internazionale di banda, con punte superiori all’80% sulle principali rotte transatlantiche e transpacifiche. La domanda globale sarebbe inoltre triplicata tra il 2020 e il 2024, superando 6,4 Pbps.

Questa concentrazione modifica anche il mercato. I grandi hyperscaler non sono più soltanto clienti dei carrier: finanziano direttamente nuovi sistemi, acquistano coppie di fibra e progettano collegamenti coerenti con la localizzazione dei propri data center. Gli operatori di telecomunicazioni mantengono un ruolo decisivo nella distribuzione della capacità, nella gestione delle reti terrestri e nell’offerta wholesale, ma devono confrontarsi con soggetti dotati di risorse finanziarie e fabbisogni trasmissivi senza precedenti.

L’AI rafforza ulteriormente questa dinamica. Addestramento e utilizzo dei modelli richiedono grandi quantità di capacità di calcolo e generano flussi tra poli infrastrutturali distribuiti. Non tutte le applicazioni producono traffico intercontinentale, ma l’espansione degli ambienti cloud e la replica dei dati tra regioni rendono più importante la qualità dei collegamenti tra data center. Ne derivano requisiti più severi in termini di latenza, continuità del servizio e possibilità di instradare rapidamente i flussi su percorsi alternativi.

Resilienza e manutenzione, il rischio nascosto del boom

L’espansione prevista da TeleGeography pone un problema industriale: chi costruirà, poserà e riparerà oltre un milione di chilometri di nuovi cavi? La filiera deve già fare i conti con una flotta specializzata limitata e in progressivo invecchiamento. Secondo i dati richiamati da Teot, nel mondo operano circa cinquanta navi posa-cavi, ma solo una ventina sarebbe dedicata stabilmente alla manutenzione. L’età media raggiunge 25 anni e quasi metà delle unità potrebbe arrivare al termine della vita di progetto entro il 2040. Costruire una nuova nave richiede anni e investimenti intorno ai 300 milioni di dollari.

Il rischio è che la crescita dei sistemi installati non sia accompagnata da un aumento equivalente della capacità di intervento. Un guasto in un’area congestionata o difficilmente accessibile può determinare tempi lunghi di ripristino. Anche la disponibilità di pezzi di ricambio, depositi regionali e personale qualificato diventa quindi un fattore di resilienza.

La sicurezza non riguarda soltanto sabotaggi o conflitti. Gran parte dei danni ai cavi è legata ad attività marittime, ancoraggi, pesca e fenomeni naturali. Tuttavia, la crescente dipendenza dell’economia dalle infrastrutture digitali obbliga governi e operatori a includere anche la minaccia intenzionale nei piani di protezione. Landing station, dorsali di raccolta, apparati ottici e data center devono essere considerati come componenti di un’unica catena critica.

In questa prospettiva assumono valore sistemi di monitoraggio più avanzati. Il progetto Medusa, lungo 8.760 chilometri tra Europa meridionale e Nord Africa, prevede 24 coppie di fibra e una capacità teorica complessiva di 480 Tbps. Integra inoltre soluzioni di manutenzione predittiva e tecnologie di Distributed Acoustic Sensing per rilevare eventi lungo il tracciato. La tratta ViaTunisia tra Marsiglia e Biserta è già entrata nella fase pronta per il servizio, mentre il sistema comprende anche un approdo italiano a Mazara del Vallo.

L’Italia può intercettare le nuove rotte del Mediterraneo

Per l’Italia, il ciclo di investimenti delineato da TeleGeography rappresenta un’opportunità che non deriva automaticamente dalla posizione geografica. Il Paese si trova lungo le direttrici tra Europa, Nord Africa, Medio Oriente e Asia, ma per trasformarsi in un hub deve collegare gli approdi alle reti nazionali, agli Internet exchange e ai poli europei.

Il sistema italiano dispone già di una base significativa. Secondo i dati citati da Retelit, sono presenti 32 sistemi sottomarini internazionali, ai quali si aggiungono cinque collegamenti nazionali tra isole e continente. Genova ospita sette sistemi, tra cui 2Africa, BlueMed e Medloop, mentre a Savona è approdato India Europe Xpress. Il Mediterraneo occidentale sta quindi sviluppando una geografia più distribuita, nella quale Genova, Marsiglia, Sines e Barcellona competono e allo stesso tempo si completano come porte d’ingresso dei dati.

Il vantaggio italiano non si esaurisce negli approdi. Prysmian, Fincantieri, Elettra Tlc e le competenze presenti nella ricerca ottica e nei sistemi di trasmissione collocano il Paese lungo diversi segmenti della filiera. Per cogliere il potenziale servono però continuità negli investimenti, procedure autorizzative prevedibili e una strategia che coordini telecomunicazioni, energia, porti, difesa e sviluppo dei data center.

La Pubblica amministrazione ha un ruolo diretto. Deve proteggere infrastrutture critiche, favorire la diversificazione dei percorsi e sostenere progetti che colmino le aree meno servite, senza sostituirsi al mercato dove la domanda privata è già sufficiente. Il cofinanziamento europeo di ViaTunisia, pari al 30% dei costi di costruzione e gestione, mostra come le risorse pubbliche possano essere impiegate per rafforzare collegamenti ritenuti strategici e migliorare la connettività tra le due sponde del Mediterraneo.

La partita non è posare più fibra, ma governare la rete

La previsione di 50 miliardi di dollari di investimenti certifica che i cavi sottomarini stanno entrando in una fase di rinnovamento accelerato. La crescita di cloud e Ai garantisce una domanda robusta, ma non elimina i rischi. Inflazione, aumento dei costi di finanziamento, scarsità di navi, autorizzazioni complesse e tensioni geopolitiche possono rallentare i programmi. Allo stesso tempo, la concentrazione degli investimenti nelle mani di pochi grandi gruppi può modificare gli equilibri del mercato wholesale e aumentare la dipendenza europea da infrastrutture controllate da operatori extra-Ue.

La sfida per i prossimi dieci anni non sarà quindi misurata soltanto nei chilometri posati. Conteranno la distribuzione delle rotte, la disponibilità di percorsi alternativi, la capacità di riparazione e il collegamento tra gli approdi e l’economia reale. Per l’Italia la finestra è concreta: può diventare uno snodo tra continenti e partecipare industrialmente alla costruzione della rete globale. Ma la geografia, da sola, non crea un hub. Servono infrastrutture terrestri, energia, competenze, sicurezza e una politica capace di considerare il fondale marino come parte integrante della strategia digitale nazionale.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link