Sono i cerignolani Antonio Braschi, 48 anni, e Giuseppe Da Bellonio, 45 anni, ad allungare la lista dei ricercati della Capitanata. Entrambi sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Dda e dei carabinieri di Bari sulla presunta banda specializzata negli assalti ai portavalori. I due, che sapevano di essere a rischio arresto, si sono resi irreperibili.
Il provvedimento è stato firmato il 28 luglio dal gip di Bari Chiara Maglio e rappresenta il secondo atto dell’indagine sull’assalto al furgone blindato della Battistolli avvenuto la mattina del 6 novembre 2024 a Toritto, nel Barese. La prima operazione, scattata il 10 luglio, aveva portato a sette arresti.
Complessivamente sono 13 le misure cautelari disposte: nove custodie in carcere, un arresto ai domiciliari, un obbligo di dimora e due obblighi di firma in caserma. All’appello mancano soltanto Braschi e Da Bellonio, entrambi destinatari del carcere.
Braschi risponde, a vario titolo e secondo l’impostazione accusatoria, di associazione per delinquere, possesso di due pistole, ricettazione di due automobili e furto di auto. Da Bellonio è invece accusato di associazione per delinquere e ricettazione di quattro autobus della Stp di Brindisi che, secondo l’accusa, sarebbero dovuti essere utilizzati per un ulteriore assalto a un portavalori.
L’assalto di Toritto e le banconote bruciate
Una pioggia di fuoco si abbatté sul blindato della Battistolli alle 7.45 del 6 novembre 2024. Il commando armato puntava al milione e 214mila euro in contanti trasportato da tre guardie giurate.
Nel conflitto a fuoco rimase ferito uno dei presunti componenti della banda, il cerignolano Biagio Barrasso, principale indagato dell’inchiesta e arrestato il 10 luglio. Qualche ora dopo venne ricoverato nell’ospedale di Cerignola, dove raccontò di essere stato ferito da sconosciuti mentre si trovava in campagna. Per questa vicenda è accusato di favoreggiamento il ginecologo ed ex sindaco di Cerignola, Antonio Giannatempo.
L’assalto, tecnicamente, riuscì. Il risultato economico sarebbe stato però molto lontano dalle aspettative dei rapinatori. Nell’esplosione utilizzata per aprire il portellone del blindato e raggiungere le casseforti, infatti, gran parte delle banconote sarebbe andata bruciata.
L’entità effettiva del bottino non è mai stata quantificata con certezza e sarebbe conosciuta soltanto dagli autori del colpo, ma la somma recuperata sarebbe stata sensibilmente inferiore al milione e 214mila euro trasportato dal furgone.
Il progetto per assaltare il caveau di Bari
Le indagini della Dda e dei carabinieri non si sono fermate alla ricostruzione dell’assalto di Toritto. Secondo l’accusa, il gruppo cerignolano avrebbe continuato a progettare nuovi colpi analoghi, mai arrivati alla fase esecutiva e quindi non oggetto di specifiche contestazioni per rapina. Quei progetti rappresentano comunque uno degli elementi sui quali poggia l’accusa di associazione per delinquere.
Due sarebbero stati gli obiettivi finiti nel mirino: un portavalori da assaltare nella zona di Brindisi e, soprattutto, il caveau barese della Battistolli.
A fornire elementi agli investigatori sarebbero state anche le intercettazioni ambientali effettuate a bordo della Fiat Panda utilizzata da Barrasso.
“Le intercettazioni ambientali a bordo della Fiat Panda in uso a Biagio Barrasso”, scrive il gip nella seconda ordinanza cautelare, “confermano l’intenzione del sodalizio di attuare nuovi propositi criminali. L’obiettivo principale promosso da Biagio Barrasso era l’assalto al caveau barese della Battistolli”.
Il progetto, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe richiesto denaro e mezzi. Da qui la pianificazione di altri colpi che avrebbero dovuto consentire al gruppo di finanziare l’operazione più ambiziosa.
“Al fine di perseguirlo furono programmati, e in alcuni casi attuati, alcuni colpi criminali intermedi tra cui era prevista una rapina a un portavalori da realizzare a Brindisi, i cui ricavi avrebbero consentito di finanziare le spese per l’assalto alla sede barese della Battistolli”, si legge nel provvedimento.
Gli indizi contestati a Braschi
Nel disporre la custodia cautelare in carcere per Braschi, il gip ha richiamato i suoi “plurimi precedenti per rapina sebbene risalenti nel tempo” e ricostruito gli elementi che, secondo l’accusa, dimostrerebbero la sua partecipazione al presunto sodalizio.
“Con la collaborazione di Giustina Pollice“, moglie di Barrasso e destinataria dell’obbligo di firma, “e Cosimo Attila Cirulli“, arrestato il 10 luglio, Braschi avrebbe messo “a disposizione di Biagio Barrasso una pistola”.
Il 48enne, sempre secondo quanto riportato nell’ordinanza, avrebbe inoltre partecipato “al furto di auto e all’occultamento di quelle destinate a compiere azioni criminali”.
Tra gli elementi citati dal gip figura anche la partecipazione al summit del 16 luglio 2025, che secondo gli inquirenti sarebbe servito a “dirimere i dissidi interni e a programmare nuove imprese criminali”.
Braschi avrebbe inoltre aderito al progetto di Barrasso relativo a nuovi colpi, tra i quali l’assalto alla sede Battistolli di Bari e quello contro un portavalori nella zona di Brindisi.
Le auto rubate e la telecamera scoperta
Proprio in preparazione del colpo nel Brindisino, mai arrivato alla fase esecutiva, Braschi avrebbe partecipato al furto di una Jeep e di una Jaguar e discusso con gli altri indagati la strategia da adottare durante l’assalto.
C’è poi un altro episodio richiamato nell’ordinanza cautelare. Il cerignolano si sarebbe accorto della presenza di una “cassetta sospetta” puntata verso un garage. Quella cassetta sarebbe stata in realtà una telecamera installata dai carabinieri davanti a una delle presunte basi logistiche utilizzate dal gruppo.
Un particolare che per gli investigatori si inserisce nel complesso degli elementi raccolti durante le attività tecniche che hanno permesso di ricostruire movimenti, incontri e presunti progetti della banda.
I quattro autobus e la posizione di Da Bellonio
Per Da Bellonio il gip elenca invece una serie di elementi che hanno portato a condividere l’ipotesi formulata dalla Dda sulla sua partecipazione all’associazione.
“Partecipa al furto di 4 autobus a Ostuni nell’aprile 2025, destinati a imprese criminali e a rimpinguare le casse del sodalizio”, scrive il giudice.
Il 45enne avrebbe inoltre preso parte al summit del 16 luglio 2025 e aderito ai progetti relativi all’assalto alla sede barese della Battistolli e al portavalori nella zona di Brindisi.
Secondo quanto contestato, Da Bellonio avrebbe anche collaborato “alla messa a punto delle auto rubate destinate all’assalto al furgone vicino Brindisi”.
Le accuse si trovano nella fase cautelare del procedimento e dovranno essere verificate nel prosieguo dell’inchiesta. Intanto le ricerche proseguono: dopo l’esecuzione delle altre misure disposte dal gip, Braschi e Da Bellonio restano gli unici due destinatari dell’ordinanza di custodia in carcere ancora irreperibili.
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Redazione
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