Un appartamento ricevuto in eredità, un numero impressionante di vecchie banconote italiane e una somma che, convertita al cambio ufficiale, supera gli 83 mila euro. Ma quei soldi, almeno per il momento, non possono essere trasformati in euro.
È la singolare vicenda che coinvolge la Provincia di Foggia dei Frati Minori Cappuccini, divenuta erede di Silvana Chieppa, donna deceduta nubile e senza figli, che aveva disposto una cospicua donazione in favore della comunità religiosa.
La storia potrebbe ora trasformarsi in un caso giuridico destinato a riaprire una questione che riguarda potenzialmente molti italiani: che cosa succede quando un’ingente quantità di lire viene scoperta soltanto molti anni dopo la scadenza fissata per la loro conversione?
Il ritrovamento nell’appartamento di Bari
La vicenda è documentata da una dichiarazione della Provincia di Foggia dei Frati Minori Cappuccini. Secondo quanto attestato dai religiosi, Silvana Chieppa aveva nominato propria erede universale la Provincia religiosa. Il 14 novembre 2017 fu effettuato l’inventario dell’asse ereditario e il 23 novembre dello stesso anno venne accettata l’eredità.
Durante lo sgombero dell’appartamento della donna, situato in Corso Mazzini 136/D, a Bari, furono rinvenute numerosissime banconote in lire. Nel documento dei Cappuccini il valore complessivo originariamente inventariato viene indicato in 160.728.000 lire, equivalenti a 83.009,08 euro. Non qualche vecchia banconota dimenticata in un cassetto, dunque, ma un vero patrimonio.
Oltre 1.500 banconote da centomila lire
A rendere ancora più impressionante il ritrovamento è la composizione della somma.
Nel documento, a pagina 1, vengono elencate:
- 1.530 banconote da 100.000 lire, pari a 153 milioni di lire;
- 151 banconote da 50.000 lire, per 7.550.000 lire;
- 13 banconote da 10.000 lire, per 130.000 lire;
- una banconota da 5.000 lire;
- 7 banconote da 2.000 lire, per 14.000 lire;
- 29 banconote da 1.000 lire, per 29.000 lire.
Totale: 160.728.000 lire.
Nel corso degli anni, tuttavia, alcune banconote sarebbero state smarrite. La dichiarazione dei religiosi indica quindi come somma successivamente rimasta in loro possesso 159.219.000 lire, pari a 82.229,75 euro.
La richiesta alla Banca d’Italia e il problema della prescrizione
Ed è qui che comincia la parte più delicata della vicenda. Il problema è che le lire hanno cessato di avere corso legale il 28 febbraio 2002. La legge aveva inizialmente previsto dieci anni per la conversione delle vecchie banconote e monete, fissando quindi il termine al 28 febbraio 2012.
Nel dicembre 2011, tuttavia, il decreto-legge n. 201/2011 anticipò improvvisamente quel termine al 6 dicembre 2011. Una decisione successivamente finita davanti alla Corte costituzionale. Con la sentenza n. 216 del 2015, infatti, la Consulta dichiarò costituzionalmente illegittima la norma nella parte in cui aveva anticipato la prescrizione rispetto alla scadenza originariamente prevista. La questione, però, non si chiuse lì.
Nel 2016 il Ministero dell’Economia stabilì infatti che, per ottenere il cambio in applicazione della pronuncia della Corte, il richiedente dovesse dimostrare di avere presentato una richiesta di conversione nel periodo compreso tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012, indicando anche l’importo.
I frati: «Prima del ritrovamento non sapevamo che quei soldi esistessero»
È proprio questo il punto che rende particolare il caso dei Cappuccini. La documentazione prodotta dalla Provincia religiosa afferma infatti espressamente che l’ente non aveva mai avuto contezza dell’esistenza della somma prima del ritrovamento.
Come avrebbe potuto, dunque, chiedere entro febbraio 2012 la conversione di banconote della cui esistenza non era a conoscenza e che sarebbero entrate nel patrimonio dell’ente soltanto anni dopo attraverso l’eredità?
La Provincia di Foggia dei Frati Minori Cappuccini riferisce inoltre di avere inviato, tramite lo Studio legale Verile, una richiesta via Pec alla Banca d’Italia il 12 marzo 2018 e di avere ricevuto risposta il successivo 16 maggio 2018, senza però ottenere il risultato sperato. La vicenda è stata quindi sottoposta anche all’Associazione Italia, che si occupa, tra le altre attività, delle problematiche relative alla conversione lire/euro e ha promosso una diffida per chiedere la conversione della somma.
Il punto che potrebbe cambiare tutto: quando comincia la prescrizione?
La tesi sostenuta a favore della conversione punta su una disposizione fondamentale del Codice civile: l’articolo 2935, secondo il quale la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere.
Ed è proprio sull’interpretazione di questo principio che potrebbe giocarsi la partita. Secondo la posizione prospettata a sostegno dei religiosi, infatti, il termine non potrebbe essere fatto decorrere automaticamente da una data nella quale gli eredi non conoscevano neppure l’esistenza delle banconote.
La questione giuridica è quindi tutt’altro che banale: può prescriversi il diritto alla conversione prima ancora che l’erede abbia concretamente scoperto l’esistenza del denaro? È questa la domanda sulla quale potrebbe aprirsi un nuovo confronto con la Banca d’Italia.
Va precisato che si tratta, allo stato, della tesi sostenuta nell’interesse di chi chiede la conversione: l’applicabilità dell’articolo 2935 c.c. al caso concreto e la possibilità di superare i termini previsti per il cambio delle lire richiedono una valutazione giuridica e non possono essere considerate un esito già acquisito.
Il precedente della Corte costituzionale
Il caso assume ancora maggiore interesse alla luce di quanto già accaduto con la sentenza della Corte costituzionale del 2015. La Consulta intervenne sull’anticipazione disposta nel 2011, che aveva eliminato con effetto immediato gli ultimi mesi a disposizione di chi confidava nella scadenza originaria del febbraio 2012. Dopo quella pronuncia furono nuovamente consentite determinate operazioni di conversione.
Secondo i dati riportati nella ricostruzione fornita dall’Associazione, tra il 22 gennaio 2016 e il 31 maggio 2021 sarebbero state effettuate 263 operazioni di cambio, per un valore complessivo di 2.661.596,96 euro. Nel dibattito istituzionale degli anni successivi era stata inoltre presa in considerazione l’ipotesi di una riapertura dei termini, tema affrontato anche nella corrispondenza tra la Banca d’Italia e l’allora ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Milioni di vecchie lire potrebbero essere ancora nelle case degli italiani
La storia dei Cappuccini di Foggia va dunque ben oltre gli oltre 159 milioni di lire oggi materialmente indicati dalla comunità religiosa. A quasi un quarto di secolo dall’arrivo dell’euro, vecchie banconote potrebbero ancora trovarsi nelle abitazioni degli italiani: all’interno di eredità mai esaminate fino in fondo, vecchi mobili, cassette di sicurezza, soffitte o documenti appartenuti a parenti deceduti.
Per la disciplina attualmente applicata dalla Banca d’Italia, la semplice scoperta tardiva delle lire non equivale però automaticamente al diritto di convertirle. Ed è precisamente questo il muro che i religiosi stanno tentando di superare.
Il loro caso presenta una circostanza particolare: l’erede sostiene di avere scoperto il denaro soltanto quando il termine ordinariamente previsto per il cambio era scaduto da anni. Da una parte ci sono quindi le regole fissate per la cessazione e la conversione della vecchia valuta; dall’altra il principio civilistico secondo cui la prescrizione decorre da quando un diritto può essere fatto valere.
Quelle banconote valgono ancora più di 82 mila euro?
Al cambio irrevocabile fissato con l’introduzione della moneta unica — 1 euro per 1.936,27 lire — i 159.219.000 lire che i Cappuccini dichiarano essere rimasti in loro possesso corrispondono a circa 82.230 euro. Una cifra considerevole che, se fosse riconosciuto il diritto alla conversione, potrebbe tornare concretamente nella disponibilità della comunità religiosa. Ma il valore economico della controversia potrebbe essere soltanto una parte della storia. Un eventuale riconoscimento del diritto in una situazione di ritrovamento tardivo potrebbe infatti assumere interesse anche per altri possessori di vecchie lire che si trovassero in circostanze analoghe, ferma restando la necessità di valutare individualmente ogni posizione.
Per ora quelle migliaia di banconote restano il simbolo di un singolare paradosso: un patrimonio da oltre 82 mila euro esiste materialmente, è stato inventariato e documentato, ma trasformarlo nella valuta corrente è diventato una battaglia legale.
E la domanda alla quale i Cappuccini chiedono ora una risposta è semplice soltanto in apparenza: se scopri oggi un patrimonio che ieri non potevi sapere di possedere, può il tuo diritto essere già prescritto?
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