Un’estate con qualche giorno di vacanza, ma soprattutto con la testa già rivolta al rientro e alle priorità del governo. Giorgia Meloni si racconta in un’intervista esclusiva a Chi, alternando aspetti personali e familiari ai principali dossier politici sul tavolo dell’esecutivo. E tra i passaggi destinati a far discutere c’è quello dedicato a Roberto Vannacci.

Alla domanda se il generale rappresenti un problema o una risorsa, la presidente del Consiglio risponde senza giri di parole:

«Nessuno dei due. Non un problema, perché la democrazia per me non lo è mai. Non una risorsa, perché tutto quello che ho visto finora racconta, purtroppo, un’operazione costruita per favorire la sinistra».

Meloni e le priorità del governo: tasse, lavoro e famiglie

Il cuore politico dell’intervista riguarda però il lavoro che attende il governo alla ripresa. Meloni indica con chiarezza la direzione, a partire dalla pressione fiscale e dal sostegno ai redditi.

«Fare ancora meglio sulle priorità che ci siamo dati fin qui. Alleggerire le tasse e lavorare per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani. È quello a cui, in questi anni, abbiamo dedicato la maggior parte delle poche risorse che avevamo: i soldi in più in busta paga, il taglio dell’Irpef, il sostegno alle mamme che lavorano, l’aumento delle pensioni più basse, la detassazione degli aumenti contrattuali, delle mance, dei premi di produttività, il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego e molto altro».

La premier rivendica quindi i risultati sull’occupazione e indica l’obiettivo della prossima fase:

«Intendiamo continuare su questa strada. Poi il lavoro, perché l’occupazione è ai massimi storici e non bisogna tornare indietro, favorendo un’occupazione sempre più stabile e rafforzando la crescita dei salari. E infine la sicurezza, perché stiamo facendo un grande lavoro, ma sono certa che possiamo fare ancora meglio, anche grazie alle nuove norme europee sull’immigrazione che abbiamo contribuito a determinarne».

Sicurezza e immigrazione, Meloni: «La gente si aspetta di più»

Proprio la sicurezza resta uno dei temi centrali dell’agenda di Palazzo Chigi. Meloni riconosce che i cittadini chiedono risultati ancora più visibili e rivendica il lavoro del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

«Matteo sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, lo ha già dimostrato. Ma si sta spendendo in una competenza molto complessa, che è quella delle infrastrutture e dei trasporti, che richiede un impegno enorme, e lo sta facendo con una dedizione incredibile. Dall’altro lato, anche il ministro Piantedosi sta dando il massimo in un ambito – quello della sicurezza e dell’immigrazione – nel quale non c’è giorno in cui si possa abbassare la guardia, come dimostra anche la recente crisi di Ceuta».

E aggiunge:

«So che la gente si aspetta di più su questo, ma con pazienza e costanza stiamo costruendo e consolidando risultati importanti e strutturali anche su questi fronti. Dal crollo degli sbarchi alla diminuzione degli omicidi, dei furti, delle rapine e dei femminicidi. Fino al rafforzamento dei presidi sul territorio, a partire da quelli nelle stazioni e alle misure a sostegno delle forze dell’ordine. Non si è realmente liberi se non si è sicuri a casa propria o nella propria città».

Turismo, overtourism e città d’arte

Nell’intervista trova spazio anche il turismo, con il tema sempre più discusso dell’overtourism e del rischio che i centri storici perdano la propria identità.

«Noi, di fronte ad aumenti apparentemente ingiustificati, abbiamo scelto soprattutto di lavorare sulla trasparenza e intensificare i controlli. Ma quando si parla della durata delle vacanze, bisogna anche tenere conto del fatto che oggi, quella che un tempo si sarebbe chiamata “villeggiatura”, ovvero la vacanza estiva lunga, molto spesso al mare, è molto meno frequente che nel passato. Ora si tende a viaggiare di più anche durante l’anno, con soggiorni più brevi, ma più frequenti e non necessariamente nelle destinazioni tradizionali. C’è in atto un cambiamento radicale nella domanda e nell’offerta turistica, e lo dobbiamo saper cogliere».

Sulla trasformazione delle città d’arte, Meloni sottolinea invece la necessità di un equilibrio:

«Il turismo è una ricchezza enorme, ma va governato, trovando un equilibrio tra residenzialità e ricettività. Ecco perché, fra le altre cose, abbiamo regolato gli affitti brevi, stiamo lavorando insieme ai Comuni per combattere l’abusivismo e ci stiamo occupando di aiutare il commercio di qualità e l’artigianato, che sono quei presidi di autenticità che rendono meravigliosi i nostri territori».

Clima, la premier: «Basta guardare le nostre estati»

Altro passaggio politico è quello sul cambiamento climatico e sugli eventi estremi. Meloni respinge l’idea di un ambientalismo ideologico e insiste sulla necessità di puntare su tecnologia e prevenzione.

«Che il clima stia cambiando lo vediamo tutti, basta guardare le nostre estati. Io penso che la strada non sia spaventare la gente o punire chi già fatica ad arrivare a fine mese agitando un ambientalismo ideologico, sganciato dalla realtà. La strada deve essere pragmatica: investire in tecnologia, nella prevenzione del dissesto, in acqua ed energia pulita prodotta anche in casa nostra. L’ecologia vera non è contro il lavoro e le famiglie: l’ecologia vera li mette insieme. E su questo, l’Italia può insegnare, non solo imparare».

Il 2027 e la ricandidatura di Meloni

Infine le elezioni politiche del 2027. Alla domanda sul perché gli italiani dovrebbero rieleggerla, Meloni evita di trasformare l’intervista in un annuncio di candidatura e rimanda il giudizio ai risultati.

«Mi verrebbe facile dire: perché non avrei potuto metterci più dedizione. Avrei potuto fare meglio? Certo. Ma avrei potuto fare di più? No. Ma penso che questo gli italiani lo vedano, e mi pare che neppure i più critici possano accusarmi di essermi risparmiata. Dopodiché, credo che alla fine si debbano giudicare i risultati che abbiamo costruito nel contesto difficilissimo in cui abbiamo operato, e decidere se quella che abbiamo intrapreso sia la direzione giusta. Chiedersi se il fronte alternativo – che mi pare diviso su tutto – avrebbe fatto meglio. E regolarsi di conseguenza. Alla fine, la politica è più semplice di quello che si pensa, e certamente gli italiani sono molto più intelligenti di quello che pensa certa politica».


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Carlo Marini

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