Reggio Emilia, 16 agosto 2026 – “Bosco Ospizio: ascoltare, decidere, prendersi cura. Da Sindaco di Reggio Emilia considero le preoccupazioni espresse in queste settimane sul futuro dell’area di Ospizio una questione seria, che merita ascolto, rispetto e risposte altrettanto serie. La tutela del territorio, del verde e della qualità ambientale della nostra città è una responsabilità che sento, tanto più in una fase nella quale gli effetti del cambiamento climatico ci impongono di ripensare il modo in cui costruiamo, rigeneriamo e rendiamo più resilienti le nostre città”.
Così il sindaco Marco Massari interviene sulla vicenda che tiene banco in città e che ha mobilitato un gruppo di attivisti contro la costruzione di un supermercato Conad e di una palazzina con servizi pubblici nell’area verde sulla via Emilia nel quartiere Ospizio. Gli attivisti hanno organizzato un sit-in che va avanti dal 3 agosto: la Digos ha però intimato loro di lasciare liberi gli spazi di accesso all’area verde.
“Capisco il movimento dei cittadini e ho letto la lettera dei docenti universitari”
“Per questo comprendo le ragioni ideali che animano il movimento di cittadini nato in difesa dell’area – prosegue il sindaco – e ho letto con attenzione la lettera aperta che mi è stata inviata da un gruppo di docenti universitari. Le opinioni critiche, quando sono espresse con competenza e spirito civico, non sono un ostacolo per un’Amministrazione, sono parte della vita democratica di una comunità. Proprio perché questa discussione merita rispetto, credo sia necessario ricostruire con chiarezza la storia e il significato del progetto”.
Un passo indietro: da dove tutto è cominciato
“La vicenda di Ospizio non nasce oggi – ricostruisce Massari – e non può essere raccontata come la semplice contrapposizione tra tutela di un bosco e realizzazione di nuovi edifici. Riguarda una parte importante della città e uno strappo nel tessuto urbano e sociale che il quartiere porta con sé da molti anni. La chiusura della residenza per anziani, del polo dei servizi pubblici e della biblioteca di quartiere hanno progressivamente impoverito Ospizio di funzioni, servizi e luoghi di comunità. È dentro questa storia che va letto il progetto attuale, ovvero non come l’espansione di una città che consuma nuovo territorio, ma come un intervento che ha l’ambizione di restituire ad un quartiere servizi, funzioni pubbliche e occasioni di vita collettiva. Vale la pena ricordare anche un altro elemento: nelle previsioni urbanistiche precedenti, su quell’area erano ipotizzati interventi residenziali molto consistenti. Nel percorso successivo l’Amministrazione ha lavorato affinché quella prospettiva venisse profondamente modificata, ottenendo la rinuncia alla componente residenziale e orientando l’intervento verso una presenza assai più rilevante di funzioni pubbliche e collettive”.
Nel cuore del progetto: ecco cosa prevede
Bosco Ospizio: l’area al centro del dibattito
“Il progetto prevede infatti una nuova Casa della Comunità con servizi sociosanitari, il ritorno della biblioteca di quartiere e il Polo dei servizi territoriali comunali, con edifici destinati a essere ceduti gratuitamente al Comune. A questi si aggiungono opere pubbliche, nuovi spazi verdi, un parco pubblico di 23 mila metri quadrati e piantumazioni compensative di oltre 1500 alberi. Non sono elementi accessori. Sono pezzi di città. Sono servizi che incidono sulla vita quotidiana delle persone e che quel quartiere attende da molti anni. Una parte significativa di queste scelte è il risultato di un percorso partecipativo che ha coinvolto cittadini, associazioni, istituzioni e AUSL. Anche quelle voci appartengono alla città e un Sindaco ha il dovere di ascoltarle”.
Uno dei momenti della protesta degli attivisti nell’area verde di Ospizio
“I residenti l’hanno vissuto come un luogo degradato”
Occorre inoltre ricordare la condizione concreta dell’area. Per decenni quel comparto è stato percepito dagli stessi residenti come un luogo degradato, segnato dalla presenza di manufatti da bonificare, che interessano una parte rilevante della superficie, non fruibile dalla comunità. A questo si aggiunge un dato che chi amministra non può semplicemente rimuovere. Esistono atti, procedure e diritti legittimamente formati, sui quali sono intervenute anche pronunce del TAR e del Consiglio di Stato. Un Sindaco non può cancellarli con un tratto di penna, non può scegliere se rispettare o meno le regole: esso è tenuto ad operare nel rigoroso rispetto della legge, ascoltando le istanze di tutti ma perseguendo l’interesse generale con imparzialità e trasparenza. Lo Stato di diritto vale sempre, anche quando rende più difficile una decisione. La credibilità delle istituzioni si misura nella capacità di rispettare gli impegni assunti e le regole dentro le quali quei diritti si sono consolidati. Questo non significa considerare ogni scelta immutabile né sottrarla alla possibilità di miglioramento. Al contrario”.
“Garanzie dal punto di vista ambientale”
“In questi mesi abbiamo lavorato e continueremo a lavorare perché il progetto possa offrire le migliori garanzie possibili sul piano ambientale: riduzione dell’impronta delle parti costruite, qualità degli spazi pubblici, nuove piantumazioni, compensazioni ambientali e attenzione agli effetti climatici dell’intervento. Ma cosi come esiste un tempo dell’ascolto, deve esistere anche un tempo della responsabilità. Amministrare significa confrontarsi fino in fondo, valutare le alternative possibili, migliorare ciò che può essere migliorato e, infine, decidere. Continuare indefinitamente a riaprire decisioni e procedure già lungamente discusse non produrrebbe necessariamente una soluzione migliore; rischierebbe invece di indebolire la credibilità dell’istituzione e di lasciare ancora una volta il quartiere sospeso.
“Sì all’incontro, ma bisogna decidere”
“Per questo incontrerò volentieri una delegazione dell’Assemblea di Bosco Ospizio. Lo farò con autentica disponibilità all’ascolto, senza considerare le preoccupazioni espresse come un fastidio o come una contrapposizione pregiudiziale. Allo stesso modo continuerà il dialogo con Conad per ricercare ulteriori miglioramenti del progetto e manterrò attivo il confronto con la Giunta, la maggioranza, le istituzioni coinvolte e i soggetti interessati per verificare, dentro il quadro delle decisioni e degli obblighi già assunti, ogni ulteriore elemento capace di implementare la qualità ambientale dell’intervento. Ascoltare non significa rinunciare a decidere. E decidere non significa smettere di ascoltare. È questo l’equilibrio difficile ma necessario che compete a chi ha la responsabilità di governare una città”.
Il tema del cambiamento climatico
“La questione di Ospizio, peraltro, ci interroga su una sfida ancora più grande. Il cambiamento climatico richiede alle città interventi strutturali: aumentare la permeabilità dei suoli, migliorare la gestione delle acque, contrastare le isole di calore, ampliare e connettere il verde urbano, depavimentare dove possibile, accelerare la transizione energetica e progettare spazi pubblici capaci di resistere meglio alle temperature estreme. Reggio Emilia ha già avviato interventi in questa direzione, dalle depavimentazioni alle microforestazioni e all’ampliamento del verde pubblico, e altri ne partiranno a breve, a cominciare dalla riqualificazione del parcheggio dell’ex caserma Zucchi. Dobbiamo fare di più e farlo con una strategia complessiva, integrando sempre più il Piano urbanistico con le azioni per la resilienza climatica e dando piena operatività agli obiettivi del progetto di mandato REACTS (Reggio Emilia per l’ambiente, il clima, il territorio e la salute)”.
“Ascoltare tutti e assumersi le responsabilità”
Questa è la prospettiva nella quale voglio collocare le riflessioni che vengono anche dai sostenitori del bosco Ospizio. Non scegliere tra ambiente e comunità, ma costruire una città nella quale la qualità ambientale sia parte della qualità sociale. Non lasciare un quartiere dentro una ferita del passato, ma ricucirla meglio, con più verde, più servizi, più cura e più comunità. So che su una vicenda così complessa possono esistere opinioni differenti. Il compito di un Sindaco non è fingere che le differenze non esistano, né cercare il consenso cancellando la complessità. È ascoltare tutti, rispettare le regole, assumersi la responsabilità delle scelte e provare a consegnare alla città una soluzione migliore di quella ricevuta. È con questo spirito – la conclusione – che continueremo a lavorare per Ospizio e per Reggio Emilia, confidando in una soluzione pacifica e non esasperata dei conflitti.
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