La storia di StatBlocks, nata da un esame universitario e diventata un progetto imprenditoriale: due founder romani, un mercato globale da 2,4 miliardi di dollari e l’ambizione di guidare il rinascimento del gioco di ruolo.
Per capire questa storia bisogna partire da cos’è un gioco di ruolo da tavolo. Un gruppo di persone si siede attorno a un tavolo. Una di loro — il Game Master — fa da narratore: descrive un mondo, gli imprevisti, i personaggi che lo abitano. Gli altri interpretano i protagonisti di quella storia e decidono cosa fare. Un tiro di dadi stabilisce se ci riescono. Non c’è uno schermo, non c’è un copione: la storia nasce nel momento in cui viene raccontata, e nessuna partita somiglia a un’altra. Dungeons & Dragons è il più famoso, ma il fenomeno è molto più ampio: si chiama TTRPG, tabletop role-playing game, e nel mondo lo praticano tra i 30 e i 50 milioni di persone.
Servono 4 o 5 persone intorno a un tavolo
Il problema è che, per giocare, servono quattro o cinque persone disposte a incontrarsi con regolarità. Ed è esattamente qui che la maggior parte delle storie non comincia mai.
Il problema
Emanuele Bosi se ne accorge nel marzo del 2025. Ha 24 anni, sta frequentando un corso di UX Design alla Sapienza, dove studia Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo, e il professore assegna un esercizio: progettare l’interfaccia di un’app che risolva un problema reale. Bosi gioca di ruolo dal 2021, e fa il Game Master. Il problema ce l’ha sotto gli occhi da anni — trovare persone con cui giocare è quasi impossibile fuori dalla propria cerchia di amici, e quando le trovi non sai davvero chi siano. Comincia a disegnare le schermate di una piattaforma che non serva solo a incontrare altri giocatori, ma a conoscerli.
Come nasce il progetto
Mentre prepara l’esame, che sosterrà a ottobre, a settembre ne parla con Rafael Spagnolo. I due si conoscono dal 2017, dai tempi del liceo, quando Bosi aveva 17 anni e Spagnolo 16: si erano cercati perché avevano la stessa testa, e insieme si erano candidati come rappresentanti d’istituto monopolizzando i voti della scuola con un’idea pubblicitaria tanto stupida quanto efficace — la loro si chiamava “Lista coi baffi”, e a ogni studente regalavano un paio di baffi finti. Otto anni dopo, entrambi stanno cercando da tempo un progetto grande su cui investirsi davvero. Spagnolo, che si è laureato in Video Design allo IED e lavora nel reparto fotografia sui set cinematografici, al tavolo da gioco siede dall’altra parte: è giocatore. I due punti di vista di cui il progetto ha bisogno.
Ventive, l’incubatore romano
Dopo l’esame ci si mettono seriamente. Bosi prepara nel frattempo la tesi magistrale, che dedica proprio agli actual play, gli show in cui le partite di ruolo vengono giocate davanti a un pubblico. Iniziano a fare ricerca e a costruire relazioni nel settore. A febbraio 2026, subito dopo la laurea di Bosi, partono i dialoghi con Ventive, l’incubatore romano che li segue oggi. È il momento in cui decidono di fare sul serio: Bosi alleggerisce il carico della sua attività di content creator — ha anche un romanzo pubblicato alle spalle — e rinuncia a cercare un impiego, Spagnolo lascia la carriera nel cinema. Da lì, a tempo pieno.
StatBlocks app di social utility per il gioco di ruolo
Il progetto nel frattempo si è definito. StatBlocks è un’app social-utility per il gioco di ruolo che riunisce in un’unica piattaforma tre cose che oggi i giocatori non hanno: un sistema di matchmaking per trovare Game Master e compagni di gioco compatibili per zona, disponibilità e stile; un ambiente per organizzare le sessioni senza rincorrere nessuno tra chat e calendari; e un diario di gioco in cui ogni partita viene registrata, costruendo nel tempo un profilo con cui presentarsi a nuovi tavoli. È il modello delle piattaforme verticali — quello che Letterboxd è per il cinema, Goodreads per i libri — applicato a un settore che non l’ha mai avuto.
Tecnologia come mezzo e non come fine
Ma la tecnologia, per i due founder, è il mezzo e non il fine. La visione è riportare le persone a incontrarsi dal vivo, attorno a un tavolo fisico: un’esigenza tornata centrale nel mondo post-pandemico, e che il gioco di ruolo intercetta come poche altre esperienze. Non a caso StatBlocks nasce in direzione opposta rispetto ai prodotti digitali che spostano la partita su uno schermo: non vuole sostituire il tavolo, vuole renderlo raggiungibile. E insieme vuole abbattere la barriera d’ingresso, perché giocare di ruolo è semplice e chiunque può farlo: sedersi a un tavolo, interpretare un personaggio, persino diventare Game Master. Rendere accessibile il linguaggio del gioco di ruolo, dicono i founder, significa arrivare a tutte le persone che sarebbero curiose di provarlo e non ne hanno mai avuto l’occasione — e guidare quello che chiamano un vero rinascimento del settore.
Mercato globale del gioco di ruolo da tavolo a 2,4 miliardi di dollari
I numeri dicono che il momento è quello giusto. Il mercato globale del gioco di ruolo da tavolo vale circa 2,4 miliardi di dollari e le previsioni lo portano a 6,6 miliardi entro il 2035, con un tasso di crescita annuo vicino al 12%; l’Italia, con circa 200mila giocatori, pesa il 14% del mercato europeo. A trainare la crescita è proprio la dimensione dal vivo su cui StatBlocks punta: il 64% dei giocatori preferisce giocare in presenza, le fiere di settore registrano edizioni da record e all’estero gli show di actual play riempiono i palazzetti, tanto che quasi un nuovo giocatore su due arriva al gioco di ruolo proprio da lì. Sul fronte opposto, la ricerca condotta dal team su oltre 1.200 giocatori italiani conferma il vuoto: l’81,6% trova compagni di gioco solo tramite amici e conoscenti, il 79,1% fatica a fissare una data comune, e quasi il 60% dei gruppi si scioglie per ragioni puramente organizzative.
La community
Oggi StatBlocks ha una community di oltre duemila persone raccolta prima ancora del lancio, con contenuti che hanno superato le centomila visualizzazioni, e la prima versione dell’app in sviluppo con una software house partner. A fine agosto è prevista la costituzione della società, mentre è in corso la raccolta di un primo round da 100mila euro su una valutazione di 1 milione post-money, destinato interamente a sviluppo e marketing. Parallelamente i due founder stanno costruendo una rete di relazioni con gli operatori del settore — editori, organizzatori di eventi, creator.
Partire dall’Italia
Il piano è usare i primi 12-18 mesi come rodaggio italiano: validare il prodotto sul campo, raccogliere dati reali di utilizzo, e arrivare da una posizione solida a un round Seed dedicato all’espansione internazionale, verso Regno Unito, Europa e Stati Uniti, guardando in prospettiva anche ai mercati orientali. Perché il vuoto che StatBlocks vuole riempire non è italiano: nel mondo ci sono milioni di giocatori che aspettano da anni una piattaforma così, e finora nessuno l’ha costruita.
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Redazione Key4biz
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