Proteggere bambini e ragazzi da contenuti dannosi sui social, ma anche preservare il loro sviluppo neurocognitivo. Questo è il filo conduttore delle leggi approvate in Australia e Francia e di una proposta di legge presentata in Italia
L’uso di smartphone, tablet e social da parte dei minori preoccupa sempre di più per gli effetti che può provocare su bambini e adolescenti. Una preoccupazione condivisa in tutto il mondo e sostenuta da diversi studi. Intanto, il 15 aprile 2026 la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che un’app europea per la verifica dell’età è tecnicamente pronta e sarà presto disponibile per consentire agli utenti di dimostrare la propria età quando accedono alle piattaforme online. Questa soluzione risponde al dovere di
“proteggere i nostri figli nel mondo online, così come lo facciamo nel mondo offline”,
ha spiegato la presidente, in modo efficace e armonizzato a livello europeo. Sarà facile da usare, perché la si potrà configurare con il passaporto o la carta d’identità che serviranno per dimostrare la propria età quando si accede ai servizi online, “nel rispetto dei più elevati standard di privacy al mondo” e su qualsiasi dispositivo. Ed è anche completamente open source, cioè potrà essere utilizzata dai Paesi partner su scala globale. “L’Europa offre una soluzione gratuita e facile da usare che può proteggere i nostri figli da contenuti dannosi e illegali” e le piattaforme “non avranno più scuse”.
La prima nazione al mondo ad aver adottato una legge sul divieto dei social ai minori è l’Australia. La nuova norma è entrata in vigore il 9 dicembre 2025 in Australia, stabilendo che i ragazzi sotto i 16 anni non possono più accedere o aprire account su YouTube, TikTok, Facebook, Snapchat, Instagram, X, Reddit, Twitch e Threads. Previste multe milionarie per le aziende che non rispettino il divieto, mentre i ragazzi under 16 o i loro genitori non vengono sanzionati o multati se riescono ad accedere. Per evitare sanzioni le piattaforme devono individuare e disattivare gli account di under 16; impedire la creazione di nuovi account; contrastare i tentativi di aggiramento; prevedere procedure per correggere gli errori di identificazione dell’età. Neppure i genitori possono dare il consenso per derogare al divieto. L’accesso è vietato in modo assoluto sotto i 16 anni. A marzo 2026 la legge è stata perfezionata concentrandosi soprattutto sui social con caratteristiche come feed infiniti, sistemi di raccomandazione algoritmica, “like” e altre funzioni progettate per aumentare il coinvolgimento.
La Francia aveva approvato il 21 luglio 2026 una legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. La misura sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1° settembre 2026 per i nuovi profili, con un periodo di transizione per gli account già esistenti fino a gennaio 2027. Ma la legge ha subito una battuta d’arresto, nei giorni scorsi. Infatti, il Consiglio costituzionale francese ha censurato l’articolo 1 della legge sulla protezione dei minori dai rischi legati all’utilizzo dei social network, ritenendo che il divieto, così come formulato dal legislatore, producesse un’ingerenza, non sufficientemente giustificata, nella libertà di espressione e comunicazione. Il Consiglio costituzionale non ha stabilito che la protezione dei minori online sia illegittima. Ha contestato il modo in cui il legislatore francese ha cercato di raggiungere quell’obiettivo. La decisione è particolarmente rilevante perché è intervenuta a poche settimane dall’entrata in vigore prevista della misura e mette in discussione uno dei provvedimenti simbolo della politica francese di protezione dei minori nell’ambiente digitale. Alla luce di tutto ciò, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di preparare un nuovo testo della legge sul divieto dei social per gli under 15 “nel più breve tempo possibile”, un testo che sia “giuridicamente solido” e “tenga conto della decisione del Consiglio costituzionale e del quadro europeo”, ha riferito l’Eliseo.
Non sono solo i social fruiti da minori prima dei 15/16 anni a preoccupare. L’uso di smartphone e tablet inizia molto prima. Il neurologo Pierluigi Brustenghi, nel 2025, in un incontro promosso dal Centro per il libro e la lettura, spiegava: “Da circa dieci anni stanno arrivando lavori che documentano quale danno dall’uso del digitale ha il cervello in età evolutiva. Il cervello matura a 25 anni, ma la maturazione è ritardata se i bambini sono precocemente dotati di smartphone e tablet, perché si producono alterazioni sinaptiche patologiche”. Nel 2024 la Oxford University ha incoronato parola dell’anno l’espressione “brain-rot” che significa “cervello macerato”, “marciume cerebrale”.
(Foto Terre des Hommes)
Per rispondere all’allarme sociale che già i piccolissimi “scrollano” con in mano uno smartphone o un tablet, è presentata il 23 luglio al Senato su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi e promossa insieme alla Società italiana di pediatria e a Fondazione Terre des Hommes Italia Ets la proposta di legge “Disposizioni per la regolamentazione dell’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età”. Il disegno di legge prevede niente smartphone, tablet e altri dispositivi digitali sotto i tre anni, più sostegno ai genitori fin dalla gravidanza e servizi per la prima infanzia senza schermi. Il testo, sostenuto in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici, punta a introdurre Linee guida nazionali sull’esposizione agli schermi dei bambini e bambine, codificandola come prassi estremamente dannosa e da evitare entro i tre anni di vita. Una legge per costruire un’alleanza con i genitori e che chiama a raccordo tutto il sistema che ruota attorno al bambino: corsi preparto, punti nascita, consultori e pediatri, tutti chiamati ad accompagnare il neo genitore a prendere coscienza di come, una crescita sana, non debba includere il digitale nei primi trentasei mesi di vita del bambino. Di qui l’importanza della formazione dei professionisti sanitari, educativi e sociali sui rischi legati a un utilizzo troppo precoce dei dispositivi digitali, nonché la costruzione di una struttura di governance atta a rendere la legge strumento dinamico e flessibile, capace di cogliere l’evoluzione del fenomeno, con attenzione e rigore scientifico. La proposta nasce da un patrimonio crescente di evidenze scientifiche secondo cui l’esposizione precoce e non appropriata ai dispositivi digitali può avere ricadute sullo sviluppo dei bambini e delle bambine. La revisione della letteratura scientifica condotta dalla Commissione Dipendenze digitali della Società italiana di pediatria, che ha analizzato 78 studi sugli effetti dell’esposizione digitale, evidenzia infatti come
ogni 30 minuti di schermo in più al giorno possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio. Ed effetti negativi si riscontrano anche sulle capacità attentive ed esecutive, sulla regolazione emotiva, sul sonno e sulla relazione tra adulto e bambino.
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