Non soltanto rapine, assalti ai portavalori e controllo militare del territorio. Nelle carte della Direzione distrettuale antimafia di Bari emerge un altro volto del potere dei fratelli Piarulli: quello economico e finanziario, fatto di società, aziende in difficoltà, professionisti e operazioni milionarie.

A descriverlo è un’informativa sullo “stato delle indagini” datata 18 febbraio 2022, relativa al procedimento penale 2169/17 RGNR mod. 21 Dda Bari. Il documento venne redatto dalla Direzione centrale anticrimine – Servizio centrale operativo, insieme alle squadre mobili di Foggia e Bari, e trasmesso alla Procura della Repubblica-Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Bari.

Un documento investigativo, dunque, le cui ricostruzioni e valutazioni devono essere considerate come tali e non equivalgono all’accertamento definitivo di responsabilità penali.

“A Cerignola è ancora forte la presenza del sodalizio”

Il capitolo dell’informativa dedicato ai Piarulli parte da un dato storico. Gli investigatori richiamano la sentenza della Corte d’Appello di Bari che quasi 24 anni prima aveva sancito l’esistenza a Cerignola del clan mafioso “Piarulli-Ferraro”.

A distanza di oltre due decenni, scrivevano gli investigatori nel 2022, a Cerignola e in altri territori italiani sarebbe stata “ancora forte la presenza di quel sodalizio criminale”, con i fratelli Piarulli e una serie di luogotenenti.

L’attenzione degli investigatori si concentra però soprattutto su quello che viene definito l’“enorme potere economico finanziario” detenuto dai fratelli Piarulli, attraverso il quale, secondo la ricostruzione della polizia, con la complicità di professionisti compiacenti sarebbero riusciti ad acquisire aziende in difficoltà economiche.

Un quadro che assume ulteriore interesse alla luce delle indagini più recenti sulla criminalità cerignolana. Il nome di Michele Piarulli è infatti comparso anche nell’inchiesta della Dda di Bari sugli assalti ai portavalori: secondo le contestazioni della procura, per il colpo al blindato Battistolli sulla Statale 96 sarebbe stato previsto un “placet” da 20mila euro. Il gip ha rigettato la richiesta di misura cautelare nei suoi confronti.

Anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Marco Raduano, confluite nella recente ordinanza, indicano i fratelli Piarulli come vertici del sodalizio criminale cerignolano e punto di riferimento delle diverse batterie operative. Si tratta anche in questo caso di elementi investigativi e dichiarazioni ancora sottoposti al vaglio dell’autorità giudiziaria.

La fideiussione da tre milioni di euro

Nell’informativa del 2022 gli investigatori ricostruiscono una vicenda che ruota attorno a un’azienda in gravi difficoltà economiche e a una fideiussione bancaria da tre milioni di euro.

Le informazioni emergono, secondo il rapporto, dalle intercettazioni sulle utenze del commercialista ed ex candidato sindaco di Cerignola Francesco De Cosmo e del funzionario comunale Silvano Lastella.

De Cosmo avrebbe raccontato a Lastella che un suo cliente e socio in una Spa, attraverso una collaboratrice gli aveva chiesto un parere professionale sui rischi di un’operazione finanziaria già avviata. L’operazione avrebbe dovuto concludersi con una fideiussione bancaria da tre milioni di euro messa a disposizione da soggetti che, secondo quanto riportato nell’informativa, intendevano mantenere nascosta la propria identità.

La condizione posta dai misteriosi finanziatori sarebbe stata quella di affidare il controllo dei conti della società a un commercialista di loro fiducia.

L’incontro all’aeroporto di Bari

Il rapporto colloca al 6 dicembre 2021 un incontro all’aeroporto di Bari-Palese tra De Cosmo, cliente e collaboratrice e quello che nel documento viene definito il “misterioso commercialista (andriese) dei Piarulli”.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, quel professionista avrebbe rappresentato i soggetti destinati a fornire la fideiussione all’azienda di Maggio senza voler comparire ufficialmente nell’operazione.

Nel resoconto delle intercettazioni, la polizia annota inoltre che la fideiussione sarebbe stata “garantita dai soldi dei Piarulli”.

Gli accertamenti sui tabulati portarono gli investigatori a identificare il professionista in Nicola Roberto Quacquarelli, commercialista di Andria. Secondo il rapporto, l’utenza attribuita al professionista risultava nell’area dell’aeroporto proprio durante l’incontro e avrebbe effettuato uno squillo al cellulare di De Cosmo.

L’informativa sottolinea inoltre che la società presso cui Quacquarelli risultava dipendente curava la contabilità di una società di logistica che gli investigatori riconducevano agli interessi dei Piarulli.

“Si affiancano a chi sta morendo”

È una conversazione riportata nel documento a offrire una rappresentazione particolarmente cruda del meccanismo che, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato per mettere le mani sulle imprese in crisi.

Parlando con Lastella, De Cosmo descrive così il sistema: “si affiancano a chi sta morendo… si prendono l’anima… ti portano alla distruzione”.

E aggiunge, riferendosi all’operazione da tre milioni di euro, che alla fine avrebbero fatto “saltare” tutto e, una volta che l’imprenditore non fosse più riuscito a pagare, avrebbero preso il controllo dell’attività recuperando una parte consistente dell’investimento.

La stessa informativa definisce quella tecnica uno “schema collaudato dalle consorterie criminali” per accaparrarsi aziende in difficoltà.

La visita nello studio di De Cosmo

Un’altra conversazione captata il 21 dicembre 2021 viene utilizzata dagli investigatori per ricostruire ulteriormente i rapporti.

Lastella incontra De Cosmo e suo figlio Sergio. Nel dialogo, secondo il rapporto, emerge che qualche giorno prima Michele Piarulli si sarebbe recato nello studio del commercialista insieme ad Arcangelo Brandonisio detto “lo sfregiato”, riferimento dei Piarulli sul territorio.

Piarulli avrebbe chiesto informazioni su un centro benessere che riteneva appartenesse interamente a Luigi Maggio, manifestando interesse per l’acquisizione. In quella circostanza avrebbe scoperto, secondo quanto riportato nel documento, che metà dell’attività apparteneva invece a De Cosmo.

Gli spot per Amadori e il riferimento a Mediaset

Nella stessa conversazione del 21 dicembre emerge anche un episodio singolare. Secondo quanto riportato dagli investigatori, i presenti affermano che i Piarulli avrebbero avuto una società di servizi impegnata nella produzione di spot pubblicitari per conto di Amadori, successivamente mandati in onda “verosimilmente” sui canali Mediaset.

La stessa società, che nella conversazione viene considerata dai presenti “una copertura”, sarebbe stata compensata da Amadori attraverso il corrispettivo di due bilici di pollame. Il materiale alimentare, secondo quanto riferito nel dialogo intercettato e riportato nell’informativa, sarebbe stato poi rivenduto dai Piarulli alla grande distribuzione.

Anche in questo caso si tratta del contenuto di una conversazione intercettata e della relativa ricostruzione contenuta nell’informativa investigativa, non di fatti definitivamente accertati in sede giudiziaria.

È al termine della ricostruzione di quella conversazione che compare uno dei passaggi più eloquenti delle intercettazioni. Lastella osserva: “quelli si stanno prendendo tutto come una piovra…”. De Cosmo risponde: “quelli se lo mangeranno vivo!”.

Per gli investigatori, i protagonisti della conversazione erano ormai convinti che i Piarulli stessero cercando di accaparrarsi aziende e beni dell’imprenditore in difficoltà seguendo un modello già sperimentato.

La rete delle società

L’informativa allarga poi lo sguardo a una serie di società e cooperative. Gli investigatori riferiscono di un esposto anonimo arrivato alla Direzione investigativa antimafia di Bari nel novembre 2021 e riguardante presunte attività di riciclaggio riconducibili a esponenti della criminalità organizzata cerignolana.

Gli approfondimenti economici e patrimoniali avrebbero individuato un insieme di cooperative e società attive soprattutto nella logistica e nei servizi, con sedi tra le province di Foggia e Verona ma anche in Emilia-Romagna e Lombardia.

Secondo gli investigatori, alcune dinamiche societarie presentavano “evidentissimi segnali spia” di una gestione fraudolenta ed elusiva delle norme tributarie.

Il rapporto ricostruisce, a titolo di esempio, una sequenza di cooperative che avrebbero accumulato centinaia di migliaia di euro di debiti fiscali per poi cedere rami d’azienda a nuove società e finire in liquidazione.

Le dinamiche riscontrate, concludevano gli investigatori, richiamavano modelli criminali fondati sulla gestione fraudolenta di imprese appositamente costituite e rendevano necessari ulteriori approfondimenti.

È il volto meno visibile della mafia cerignolana descritto nelle carte della Dda: non soltanto uomini armati e grandi rapine, ma la capacità di muoversi nell’economia legale, intercettare imprese in crisi e utilizzare società e competenze professionali. Un potere economico che l’informativa del 2022 attribuiva ai fratelli Piarulli e che le più recenti indagini continuano a collocare sullo sfondo degli assetti della criminalità organizzata di Cerignola.

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Francesco Pesante

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