È calato il sipario sul XXVIII Kaulonia Tarantella Festival Suoni di Pace, ma a Caulonia la musica sembra avere ancora il passo lungo delle notti che non finiscono. Una grande festa popolare, certo, ma anche un’edizione capace di intrecciare musica, memoria e impegno civile, nel segno di Angelo Frammartino, il giovane pacifista cauloniese ucciso vent’anni fa a Gerusalemme mentre cercava di aiutare bambini palestinesi.
La serata finale si è aperta all’Affresco Bizantino proprio nel nome di Angelo, con un omaggio semplice e profondo a un ragazzo che aveva scelto di spendere la propria vita per gli altri e che, per il suo gesto, è stato insignito della Medaglia d’oro al valore civile. A ricordarlo sono state le testimonianze di parenti e amici, parole che hanno restituito il ritratto di un giovane dal carattere mite, altruista, animato da una sensibilità che ancora oggi continua a parlare. Perché ricordare Angelo, a vent’anni dalla sua morte, significa soprattutto ricordare che la pace non è una parola da pronunciare soltanto sui palchi, ma una scelta quotidiana, una strada da percorrere.

Continua….



Poi la festa si è spostata nel cuore pulsante di Caulonia. Piazza Mese, già gremita, è diventata rapidamente un grande abbraccio di pubblico, confermando ancora una volta la forza di un festival che riesce a portare la musica dentro la gente e la gente dentro la musica.
Ad aprire la serata sono stati i Kantarè, giovane formazione vibonese che avrebbe dovuto inaugurare il festival e che, per una curiosa combinazione del destino, si è ritrovata invece a dare il via alla sua notte conclusiva. Ed è stata una fortuna, perché la loro freschezza ha immediatamente acceso la piazza. Sono ragazzi che appartengono a quella nuova generazione di musicisti cresciuti all’ombra dell’esplosione della tarantella calabrese, un movimento al quale il Kaulonia Tarantella Festival ha dato negli anni un contributo decisivo.
È proprio questa una delle eredità più belle del festival: avere seminato, nel tempo, una passione che continua a germogliare nelle nuove generazioni.

E pensando ai semi piantati da questa manifestazione, il pensiero non può che andare ai Gioia Popolare, che proprio a Caulonia, quindici anni fa, trovarono uno dei luoghi nei quali cominciare a crescere. Ho avuto il privilegio di vederli nascere e di presentare il loro primo CD. Oggi ritrovarli su quel palco, maturati artisticamente e diventati una realtà importante della musica popolare calabrese, è stato motivo di particolare emozione.
Marco Lucà ha saputo accompagnare la crescita del gruppo con passione e determinazione. Pochi mesi fa è venuto a mancare suo padre, Ruggero, primo e appassionato estimatore dei Gioia Popolare. Guardandoli oggi, mentre riempiono una piazza con la loro energia, viene spontaneo pensare che ne sarebbe stato profondamente orgoglioso.
Tre voci, una ritmica diventata nel tempo sempre più solida e una formazione capace di tenere il palco senza mai perdere intensità. Una menzione particolare va a Caterina Zito, una delle voci più interessanti del panorama nostrano. Il loro spettacolo è un fiume che non rallenta, nuove canzoni e brani ormai entrati nella memoria del pubblico si rincorrono fino al crescendo finale, affidato a pezzi amatissimi come Rosa di grasta e L’effettu di l’amuri.
A quel punto Piazza Mese era già pronta per accogliere il padrone di casa Mimmo Cavallaro, direttore artistico del festival e, ormai, parte integrante della storia stessa di Caulonia. La piazza traboccava di gente, come ai tempi dei Taranproject, quando la musica sembrava non avere confini e le strade diventavano un’unica grande pista da ballo.
Quella di Cavallaro, a Caulonia, si è rivelata ancora una volta una scommessa vinta.
Il suo concerto ha attraversato il repertorio vecchio e nuovo, costruendo lentamente quella particolare atmosfera che soltanto le grandi piazze popolari sanno regalare. Poi, a un certo punto, le luci si sono abbassate e sul palco è arrivata Dolcenera.
Pianoforte e voce. Pochi elementi, ma sufficienti per far calare un silenzio quasi irreale sulla piazza. Per qualche minuto migliaia di persone sono sembrate trattenere il respiro, lasciandosi attraversare dalle note. Com’è straordinaria la vita è stata una scelta perfetta per una serata nata nel segno della pace, della memoria e della vita stessa. Poi un’altra perla: Ci vediamo a casa.
Con il gruppo di Cavallaro a sostenerla, Dolcenera ha regalato interpretazioni intense, passando da My Love a Siamo tutti là fuori. Poi L’Europa che danza ha aperto la serie dei duetti con Mimmo Cavallaro, seguita da Lu rusciu di lu mare, ponte ideale tra Calabria e Salento, terra d’origine della cantante pugliese.

E quando è arrivato Stafanazzu, Dolcenera ha dimostrato ancora una volta di sapersi muovere con naturalezza anche dentro l’idioma calabrese. La piazza ha risposto con entusiasmo, quasi incredula davanti a quella fusione di suoni, lingue e tradizioni.
Quando Dolcenera ha lasciato il palco, lo ha fatto quasi in punta di piedi, come se non volesse spezzare quell’atmosfera sospesa.
È tornato allora Cavallaro, riportando il pubblico dentro il ritmo della festa. Vecchi e nuovi brani si sono alternati fino a tarda notte, quando le lancette hanno superato le tre. E mentre la musica continuava, la piazza sembrava non avere alcuna intenzione di arrendersi al sonno.
Importante, anche quest’anno, il contributo dei gruppi di ballo, protagonisti di frequenti incursioni durante le esibizioni. Il loro livello, sempre più alto e professionale, ha dato ulteriore forza allo spettacolo, trasformando la piazza in un teatro a cielo aperto nel quale musica e danza hanno camminato insieme.
Alla fine resta il bilancio di una scommessa ancora una volta vinta, da Mimmo Cavallaro e dagli organizzatori. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando il ritardo con cui l’organizzazione ha dovuto fare i conti, legato ancora una volta alla consueta incertezza sui finanziamenti, che spesso costringe a lavorare fino all’ultimo momento con il fiato sospeso.
Eppure Caulonia ha risposto.
Ha risposto con una piazza stracolma, con le strade piene, con un pubblico arrivato nonostante la concorrenza di grandi appuntamenti nel territorio: a Roccella Jonica i Pooh hanno fatto registrare il tutto esaurito, a Gioiosa Jonica il borgo era in festa tra cibo e musica, mentre a Catanzaro andava in scena il Jova Party.
E Caulonia, ancora una volta, ha avuto la sua notte.
Una notte lunga, rumorosa, colorata, capace però di cominciare nel silenzio di un ricordo e finire nel vortice della tarantella. È forse questa la vera forza del Kaulonia Tarantella Festival: riuscire a tenere insieme memoria e futuro, dolore e festa, radici e contaminazione.
Il sipario è calato sul KTF 2026, il ventottesimo capitolo di una storia ormai lunga. Ma quando una piazza continua a cantare alle tre del mattino, quando giovani musicisti salgono sul palco sulle orme di chi li ha preceduti e quando una canzone riesce ancora a trasformarsi in un messaggio di pace, allora forse il festival non è davvero finito.
Ha semplicemente lasciato la musica nelle strade.
E a Caulonia, per qualche giorno ancora, sarà possibile sentirne l’eco.




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Pino Carella

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