AGI – L’uso dell’intelligenza artificiale sul lavoro è raddoppiato nell’arco di due anni nell’area euro, ma quasi un lavoratore su due continua a non utilizzarla e restano forti ostacoli alla sua diffusione. È quanto emerge dalla Consumer Expectations Survey della Banca centrale europea, che ogni mese raccoglie le opinioni di circa 20 mila persone in 11 Paesi dell’Eurozona. Tra chi utilizza l’IA, il risparmio di tempo mediano è di tre ore alla settimana, pari a circa il 7,7% dell’orario di lavoro.
La quota di occupati che dichiara di usare strumenti di intelligenza artificiale sul lavoro è passata dal 26% nel 2024 al 41% nel 2025, fino al 52% nel 2026. La maggioranza dei lavoratori utilizza quindi ormai l’IA, in media per circa tre giorni alla settimana.
Giovani e laureati guidano l’adozione in Ue
La diffusione resta però molto disomogenea. A utilizzare maggiormente l’IA sono soprattutto i lavoratori più giovani e quelli con un titolo universitario. Tra le persone con livelli di istruzione più elevati il tasso di adozione raggiunge il 61%, contro il 37% tra chi ha un livello di istruzione più basso. I giovani hanno inoltre una probabilità di utilizzare l’intelligenza artificiale superiore di circa 20 punti percentuali rispetto ai colleghi più anziani. Gli uomini dichiarano un utilizzo leggermente superiore rispetto alle donne, ma secondo la Bce sono soprattutto età e livello di istruzione a determinare le differenze. Una volta iniziato a utilizzare l’IA, tuttavia, le differenze tra i vari gruppi si riducono: la frequenza media di utilizzo oscilla tra 2,5 e 2,9 giorni alla settimana.
How much people use AI at work has doubled over the last two years, with workers reporting significant time-savings.
But our survey data show perceived productivity gains vary widely and some barriers are hindering further uptake https://t.co/2P2TMOnxxu pic.twitter.com/kxUMjzlGnT
— European Central Bank (@ecb) August 26, 2026
Tre ore risparmiate ogni settimana
Secondo l’indagine, l’intelligenza artificiale consente agli utilizzatori di risparmiare una mediana di tre ore di lavoro alla settimana, pari al 7,7% dell’orario mediano. Il dato nasconde però differenze molto ampie: la maggior parte dei lavoratori registra guadagni moderati, mentre una quota più ridotta segnala aumenti di efficienza molto più consistenti. Il beneficio sull’intera economia è però inferiore. Solo il 48,8% dei lavoratori dichiara infatti sia di utilizzare l’IA sia di risparmiare tempo grazie a essa. Considerando tutti gli occupati, la Bce stima quindi un guadagno complessivo di efficienza pari a circa il 3,8% delle ore lavorate. Il tempo risparmiato, sottolinea Francoforte, si traduce in maggiore produttività soltanto se viene utilizzato per generare ulteriore produzione e se le imprese sono in grado di sfruttare la capacità liberata. Secondo le stime citate dalla Bce, l’IA potrebbe contribuire alla crescita annua della produttività, nell’arco di dieci anni, per una quota compresa tra lo 0,1% e il 3,4%. Una precedente analisi della stessa Banca centrale stimava per l’area euro un incremento medio di circa 0,35 punti percentuali l’anno.
Il vantaggio maggiore dell’IA
I guadagni di efficienza cambiano sensibilmente in base al tipo di attività svolta. Scrivere o correggere codice è l’impiego che produce il maggiore risparmio di tempo, vicino alle otto ore alla settimana, anche se soltanto circa l’8% dei lavoratori utilizza l’IA a questo scopo. Benefici elevati emergono anche nell’analisi dei dati, nell’automazione delle attività ripetitive e nella creazione di contenuti audio e visivi. Al contrario, alcune delle applicazioni più diffuse – come la ricerca di informazioni, la scrittura e la revisione dei testi – producono risparmi di tempo più contenuti. Tra le diverse categorie professionali, i manager sono quelli che utilizzano maggiormente l’IA, risparmiano più tempo e mostrano l’atteggiamento più favorevole verso la tecnologia.
Cresce la paura per il lavoro
Nonostante la diffusione dell’IA, il giudizio dei lavoratori è diventato leggermente meno positivo rispetto a un anno fa. La percentuale di chi valuta favorevolmente l’impatto dell’intelligenza artificiale è scesa dal 43% al 41%. Secondo la Bce, il peggioramento potrebbe essere legato anche a un quadro economico più incerto. Chi esprime opinioni negative sull’IA tende infatti ad avere aspettative più pessimistiche sull’economia, a temere maggiormente di perdere il lavoro e a prevedere una crescita più debole di redditi e consumi. La paura di essere sostituiti dall’intelligenza artificiale aumenta inoltre quando le prospettive del mercato del lavoro peggiorano.
Perché metà dei lavoratori non usa ancora l’IA
Nonostante la rapida crescita, circa la metà degli occupati continua a non utilizzare l’intelligenza artificiale. Un terzo di chi non la usa ritiene che non sia rilevante per le proprie mansioni. Altri preferiscono i metodi tradizionali, temono problemi di accuratezza e affidabilità oppure non dispongono degli strumenti messi a disposizione dal datore di lavoro. C’è poi una resistenza più netta: il 41% dei lavoratori dichiara di non essere interessato a utilizzare l’IA. La quota scende al 34% tra i manager. Quando viene chiesto cosa potrebbe spingerli a cambiare idea, circa la metà degli intervistati indica una migliore formazione sull’utilizzo degli strumenti di IA e una maggiore comprensione dei loro possibili vantaggi.
Le aziende sembrano muoversi in questa direzione, ma solo in parte. Circa metà delle imprese prevede di investire nella formazione sull’intelligenza artificiale nei prossimi dodici mesi. L’altra metà, osserva la Bce, non ha invece in programma investimenti di questo tipo. Per Francoforte, il potenziale dell’IA sulla produttività resta quindi significativo, ma per sfruttarlo pienamente sarà necessario ridurre gli ostacoli sia tra i lavoratori sia nelle imprese, attraverso più formazione, un accesso più semplice agli strumenti e politiche aziendali maggiormente favorevoli alla loro adozione.
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