Il candidato della coalizione di centrosinistra alle suppletive nel collegio Reggio Calabria-Locride racconta le ragioni della sua discesa in campo. Territorio, sanità e partecipazione politica al centro dell’intervista: «Voglio risvegliare chi si è allontanato dalla politica. Il cittadino deve essere curato a casa, non deve prendere la valigia»

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Per la prima volta dall’ufficializzazione della candidatura alle elezioni suppletive nel collegio Reggio Calabria-Locride, Frank Benedetto parla ai microfoni di Telemia e spiega le ragioni che lo hanno portato ad accettare la proposta della coalizione di centrosinistra.

Una candidatura maturata in tempi molto stretti, all’interno di una campagna elettorale inevitabilmente breve, ma che Benedetto considera proprio per questo una sfida ancora più impegnativa. Il medico reggino, da decenni protagonista della sanità del territorio, interpreta la scelta di scendere in campo come una vera e propria chiamata di servizio e pone immediatamente tre questioni al centro del proprio percorso: unità del centrosinistra, rappresentanza del territorio e rilancio della sanità calabrese.

La sua candidatura rappresenta il punto di incontro raggiunto dalle diverse forze del centrosinistra, che hanno scelto di presentarsi unite alla competizione elettorale. Benedetto non nasconde il significato politico di questa convergenza e individua proprio nell’unità uno dei primi elementi sui quali costruire la campagna.

«La campagna breve è un motivo ancora maggiore di orgoglio per cercare di fare bene. Poco tempo, tanto impegno, come siamo soliti fare. Vogliamo stare uniti, ma soprattutto dobbiamo ritrovare l’orgoglio di essere di sinistra», afferma ai microfoni di Telemia.

Per Benedetto la partita delle suppletive non può essere ridotta soltanto alla scelta di un parlamentare. Nelle sue parole emerge la volontà di attribuire al voto un significato politico più ampio, soprattutto in una fase nella quale, a suo giudizio, il centrodestra ha progressivamente ampliato la propria presenza nelle istituzioni.

«Ultimamente c’è una deriva verso destra. Quello che si vede sia a livello nazionale sia a livello regionale è una forte determinazione della destra a occupare tutti gli spazi. Ho sentito quindi la necessità di rispondere a questa chiamata di servizio da parte di tutto il campo largo e di scendere in campo».

Il concetto di servizio ritorna più volte nell’intervista. Benedetto lega infatti l’impegno politico al percorso professionale costruito nel corso degli anni e al rapporto quotidiano con cittadini e pazienti.

«Per chi ha sempre avuto la cultura del servizio, del servizio al cittadino, dell’essere vicino alla gente e del cercare di camminare il più possibile nell’interesse delle persone, questa candidatura rappresenta un motivo per provare a fare bene e dare il proprio contributo».

Ma è soprattutto sulla territorialità che il candidato insiste. Il tema assume un peso particolare nella campagna per le suppletive, anche alla luce del confronto apertosi nel centrodestra sulla provenienza e sul radicamento dei candidati.

Benedetto non entra nella polemica personale, ma risponde rivendicando la propria storia e il rapporto costruito in quarant’anni con l’area metropolitana reggina.

«Io sono di questo territorio, sono vicino alla gente di questo territorio da quarant’anni. Noi dobbiamo assolutamente pensare che una persona del nostro territorio voglia difendere il nostro territorio e farlo crescere».

Una rivendicazione che non riguarda soltanto l’appartenenza geografica. Per Benedetto essere espressione del territorio significa conoscerne i problemi, averli vissuti professionalmente e socialmente e poterli rappresentare nelle sedi istituzionali nazionali.

Ed è proprio da qui che il discorso si sposta inevitabilmente sulla sanità, il settore nel quale Benedetto ha costruito gran parte della propria esperienza professionale.

Il candidato ricorda il percorso che portò al riconoscimento del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, sottolineando come quella scelta fosse legata proprio alla necessità di superare una visione esclusivamente cittadina della sanità e costruire invece una rete capace di comprendere l’intera area metropolitana.

«Sono stato tra i promotori quando abbiamo deciso che l’ospedale di Reggio, che è un hub di secondo livello, dovesse cambiare nome in Grande Ospedale Metropolitano attraverso una legge, proprio per abbracciare tutto il territorio», ricorda Benedetto.

Nella sua visione, tuttavia, il grande hub reggino non può funzionare senza un rafforzamento degli ospedali periferici e, in particolare, dei presidi di Locri e Polistena.

«Dentro questo grande hub ci sono gli spoke di Locri e Polistena che vanno assolutamente valorizzati. Credo che questo sia l’unico modo per poter risollevare le sorti di questa terra».

Parole che assumono un significato particolare per la Locride, dove da anni il dibattito sulla sanità ruota intorno alla necessità di garantire servizi, personale, reparti e una piena funzionalità dell’ospedale di Locri.

Per Benedetto la sanità deve tornare ad avere una dimensione realmente territoriale. Non può esserci, nella sua impostazione, una contrapposizione tra Reggio Calabria e gli altri centri dell’area metropolitana: il sistema deve essere costruito come una rete nella quale l’hub e gli spoke siano complementari e in grado di assicurare risposte ai cittadini indipendentemente dal luogo di residenza.

Inevitabile, quindi, il passaggio sulla situazione della sanità calabrese dopo l’annunciata conclusione della fase commissariale.

Su questo punto Benedetto esprime forti perplessità.

«Questa cosa della fine del commissariamento è un pochino ambigua. C’è una dichiarazione di fine dal punto di vista politico, però nei fatti non è così», sostiene.

Secondo il candidato, rimangono infatti forti vincoli nell’organizzazione del sistema, soprattutto sul versante delle assunzioni e delle autorizzazioni.

«Per quanto riguarda assunzioni e autorizzazioni c’è una centralizzazione in Azienda Zero, dove vengono autorizzate, ma non mi pare che in questo momento ci sia una vera libertà di azione».

Il nodo principale, però, resta quello che Benedetto conosce direttamente attraverso la propria esperienza: la carenza di personale.

Medici e infermieri insufficienti, difficoltà nella copertura dei servizi e necessità di ricorrere anche a professionisti provenienti dall’estero sono, secondo Benedetto, il segnale di un sistema che deve cambiare passo.

«Siamo in una situazione di grave deficit di personale. Ci domandiamo perché in alcune strutture abbiamo pochi infermieri e pochi medici. Ci siamo rivolti ai cubani per essere aiutati e per garantire l’assistenza».

Il punto, secondo il candidato, è tornare a investire sui professionisti calabresi e soprattutto sulle nuove generazioni.

«Dobbiamo valorizzare il nostro personale, valorizzare i nostri giovani, fare concorsi e cercare soprattutto di recuperare tutto questo terreno perduto nel più breve tempo possibile».

Da medico, Benedetto sintetizza quindi uno degli obiettivi che considera prioritari con una frase destinata a diventare uno dei passaggi centrali della sua campagna elettorale: «Il cittadino vuole essere curato a casa, non deve prendere la valigia».

Un riferimento evidente al fenomeno della mobilità sanitaria, che continua a spingere molti calabresi a rivolgersi a strutture fuori regione. Per Benedetto, invertire questa tendenza significa non soltanto migliorare ospedali e servizi, ma ricostruire fiducia nel sistema sanitario regionale.

Accanto alla sanità c’è poi la questione più strettamente politica. Il candidato ritiene che il centrosinistra debba recuperare una parte di società che negli ultimi anni si è progressivamente allontanata dalla partecipazione e dal voto.

Benedetto utilizza un’espressione semplice: persone che politicamente «si erano un pochino addormentate».

Da qui l’obiettivo dichiarato: «Voglio risvegliare questa cultura, far tornare le persone di sinistra a occuparsi di politica, perché la politica è democrazia, è civiltà».

Non soltanto, dunque, una competizione contro gli altri candidati, ma anche una sfida interna al mondo progressista: riportare alle urne chi non vota più, ricostruire entusiasmo e provare a trasformare l’unità raggiunta dalle forze del centrosinistra in una partecipazione reale.

Di fronte a un centrodestra che parte con la convinzione di poter confermare il proprio peso elettorale nel collegio, Benedetto sceglie però di non fare previsioni e di non rispondere con proclami.

«Io dico una cosa soltanto: non sono presuntuoso e soprattutto io mi misuro. Sono sceso in campo, mi è stato chiesto di scendere in campo, ho dato la mia disponibilità e ce la metterò tutta».

Poi torna ancora una volta il tema dell’appartenenza, che attraversa tutta l’intervista.

«Sono di questa terra. Sono un figlio di questa terra che ha deciso di investire in questa terra e di crescere in questa terra».

È su questo terreno che Benedetto intende impostare la propria campagna: vicinanza ai cittadini, esperienza professionale, difesa della sanità pubblica, valorizzazione della Locride e dell’intera area metropolitana e recupero della partecipazione politica.

Una campagna elettorale concentrata in poche settimane nella quale il candidato del centrosinistra promette di mettere soprattutto una componente che considera decisiva: la passione.

«In tutto questo io ci ho messo una cosa: la passione. E la passione è veramente l’energia più importante, è quella che ti permette di andare avanti e di raggiungere quello che pensi o credi di poter fare».

E proprio con una frase che riassume il senso attribuito alla candidatura Benedetto conclude il suo primo intervento ai microfoni di Telemia: «L’interesse delle persone viene prima di tutto».




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Maria Teresa Criniti

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