Mentre in tutto il paese si aggrava lo smantellamento dell’apparato produttivo; mentre i fondi di investimento italiani e stranieri, governo e padroni guardano ai loro profitti riorganizzando la produzione in funzione del riarmo; mentre si diffonde sempre più rapidamente il ricatto fra lavorare per la guerra o non lavorare affatto e aumenta la repressione aziendale nei confronti delle avanguardie sindacali, la parte più cosciente dei lavoratori continua a organizzasi e a mobilitarsi per resistere.
È in questo contesto che domenica 4 ottobre, al Centro civico Lino Borgatti di Bologna, si è tenuta un’assemblea organizzata e partecipata da lavoratrici e lavoratori con l’intento di mettere a contributo le diverse esperienze per alimentare il coordinamento e promuovere l’organizzazione nei posti di lavoro.
All’iniziativa hanno aderito circa quaranta operai di diversi settori e sigle sindacali, principalmente del centro nord, accomunati dalla volontà di rimettere al centro della scena politica il protagonismo operaio su quello dei vertici sindacali e dalla voglia di rafforzare l’unità dal basso e il coordinamento che lo scorso autunno hanno costretto a superare la concorrenza sindacale portando la maggior parte dei sindacati di base e la Cgil a convergere nello sciopero generale del 3 ottobre.
È dall’intervento di un operaio Stellantis di Torino che è emersa con forza la necessità che siano i lavoratori a prendere in mano il futuro delle aziende che governi e padroni continuano a smantellare, ma che per farlo è fondamentale che gli operai più combattivi diano per primi il buon esempio, soprattutto per contrastare la sfiducia che immobilizza tanti colleghi. Una sfiducia che va scalfita giorno dopo giorno cominciando a promuovere e alimentare la discussione politica sul posto di lavoro. Cominciando a lavorare dal basso, ognuno all’interno del proprio sindacato, per mettere al centro gli interessi di tutti i lavoratori al di la delle tessere.
È quello che hanno fatto i lavoratori Sanac di Massa che hanno raccontato di come i lavoratori abbiano spinto dal basso affinché l’Usb aderisse allo sciopero regionale “La protesta non è reato” proclamato dalla Cgil per il 14 ottobre con l’obiettivo di rafforzarne la riuscita e impedire lo spezzatino di scioperi che, oltre a essere una manifestazione di debolezza, pesa sulle tasche dei lavoratori strozzati da carovita, cassa integrazione e misure repressive che hanno colpito alcuni di loro per le mobilitazioni del Blocchiamo tutto.
A emergere è stata anche la necessità di legare la lotta per un lavoro utile e dignitoso alla battaglia contro la guerra, il carovita e il caro carburanti. E come farlo lo ha spiegato bene un operaio della Pasotti di Brescia che insieme a un gruppo di colleghi, organizzano volantinaggi fuori dal proprio posto di lavoro proprio per far sentire la voce della classe operaia, troppo spesso “soffocata” dai media mainstream e che si unisce a quella degli agricoltori, degli allevatori e dei lavoratori autonomi.
Un esponente dei Ferrovieri contro la guerra ha ripreso il discorso della lotta per l’obiezione di coscienza per tutti quei lavoratori che producono o movimentano armamenti per le guerre imperialiste si organizzano affinché i finanziamenti stanziati per rinforzare le linee ferroviarie al solo scopo di movimentare più agilmente materiale bellico e dual use, vengano destinati per mettere in sicurezza i luoghi di lavoro.
Anche dalle lavoratrici e dai lavoratori della scuola è emersa la volontà di proseguire uniti nella mobilitazione contro la militarizzazione delle scuole, la presenza costante di Forze dell’ordine e per rompere gli accordi tra il ministero dell’istruzione e le aziende belliche che accolgono e sfruttano gli studenti nei PCTO. I docenti per Gaza hanno per esempio avviato un progetto di studio dei libri di storia per sconsigliare l’adozione dei testi nei quali la narrazione della questione palestinese è pro Israele. L’Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università ha invece presentato la campagna nazionale “La conoscenza non marcia” e ha rilanciato e invitato a partecipare alla mobilitazione per il prossimo 4 novembre in occasione della giornata delle Forze armate.
Il filo conduttore di tutti gli interventi è stato la necessità di trovare una via d’uscita dalla spirale di guerra in cui governo e padroni stanno postando il nostro paese e soprattutto di trovarla insieme.
Per spingere questa unità le proposte sono state tante. Dal cominciare a parlare coi propri colleghi della situazione del posto di lavoro e delle contraddizioni della società (qualche intervento ha sottolineato la difficoltà e la necessità di farlo con pazienza e responsabilità) all’aprire le assemblee sindacali a tutti i lavoratori a prescindere dalla tessera sindacale che hanno in tasca, fino a organizzare vere e proprie “incursioni” nelle assemblee di quei sindacati che si arroccano su posizioni settarie. Promuovere momenti di discussione anche fuori dai posti di lavoro sui problemi contingenti che strozzano i lavoratori e il resto delle masse popolari, come il carovita, è stata un’altra linea di sviluppo da praticare coordinati.
In sintesi da questa assemblea è venuta fuori una spinta propulsiva per rilanciare la battaglia che riporti i lavoratori a rompere il meccanismo della delega e a tornare protagonisti del loro futuro costruendo organizzazione all’interno delle aziende, per occuparsi di quello che succede nelle aziende (contro i tentativi dei padroni di dividerli e metterli gli uni contro gli altri) e fuori dalle aziende.
Nel frattempo l’Usb ha già proclamato per il 30 ottobre una giornata di sciopero generale. Le prossime settimane devono essere allora il terreno in cui attuare l’organizzazione e il coordinamento che fin’ora hanno sedimentato tra i lavoratori. In cui promuovere in ogni azienda momenti di confronto sui contenuti dello sciopero e spingere le sigle sindacali che non hanno aderito a farlo subito. È l’ora di passare dalle parole ai fatti e costruire un piano unitario di mobilitazione in cui siano i lavoratori organizzati e coordinati a definire i metodi di lotta che vorranno mettere in campo, ma soprattutto le prospettive e gli sviluppi verso cui marciare.
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