#Finsubito news – Wall Street, le banche aprono il calendario delle trimestrali. Chi può battere le attese e chi rischia?


La stagione delle trimestrali statunitensi entra nel vivo la prossima settimana e, come da tradizione, a farle da apripista sono le grandi banche. Sono 25 le società dell’S&P 500 attese alla prova dei conti tra lunedì 12 e venerdì 16 ottobre, poco meno del 5% dell’indice. Pochi nomi, ma tra i più pesanti del listino finanziario e in grado di dare il tono all’intera stagione.

Secondo FactSet, gli utili dell’S&P 500 per il terzo trimestre 2026 sono attesi in crescita del 29,5% su base annua, contro il 26,7% stimato a fine giugno. Se il dato fosse confermato, sarebbe il terzo trimestre consecutivo con una crescita superiore al 25% e l’ottavo di fila a doppia cifra. Il problema, per chi investe, è che proprio queste aspettative così alte alzano l’asticella: battere le stime potrebbe non bastare.

Trimestrali USA, le attese degli analisti

Di norma gli analisti tagliano le previsioni man mano che il trimestre avanza, rendendo più facile per le aziende superarle, ma stavolta è successo il contrario. Tra il 30 giugno e il 30 settembre le stime sugli utili per azione del terzo trimestre sono salite dell’1,4%, mentre negli ultimi cinque anni, in media, nello stesso periodo erano scese del 2,2%.

Anche le società si sono mostrate insolitamente ottimiste – delle 116 aziende dell’indice che hanno diffuso una guidance sul trimestre, 72 l’hanno data positiva, pari al 62%, contro una media quinquennale del 40%. Sul fronte dei ricavi, il consensus indica un +12,3% annuo.

C’è però un dato che va in controtendenza rispetto ai timori di bolla: il rapporto prezzo/utili a 12 mesi dell’S&P 500 è sceso a 19,0, sotto la media a cinque anni (19,8) e appena sotto quella decennale (19,1), oltre che in calo rispetto al 20,4 di fine giugno. Gli utili, in altre parole, sono cresciuti più in fretta dei prezzi.

factset

Il peso della Fed

È il primo giro di trimestrali bancarie dopo l’inversione di rotta della banca centrale americana. Il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato il costo del denaro di 25 punti base, portando la forbice dei Fed funds al 3,75%-4%, con un voto unanime. È stato il primo rialzo dal luglio 2023 e non dovrebbe essere l’ultimo: nelle proiezioni di settembre la mediana dei membri del Fomc indica tassi al 4,1% a fine 2026, contro il 3,8% stimato a giugno, il che implica un’altra stretta entro dicembre.

Per le banche commerciali tassi più alti significano, almeno in prima battuta, un margine di interesse più ampio. Ma lo stesso rialzo pesa sulla domanda di finanziamenti e sull’attività di fusioni e acquisizioni, come ha ammesso lo stesso numero uno di Bank of America. Il saldo tra questi due effetti è uno dei grandi interrogativi della settimana.

Gli investimenti degli hedge fund che stanno battendo il mercato

Trimestrali USA, calendario della settimana 12-16 ottobre 2026

Questi i principali appuntamenti, con il consensus sull’utile per azione (Eps) e sui ricavi. Le banche pubblicano di solito prima dell’apertura di Wall Street, cioè in tarda mattinata o all’ora di pranzo italiana.

Data Società Eps atteso ($) Ricavi attesi (mld $)
Mar. 13 ottobre JPMorgan Chase 5,82 50,6
Mar. 13 ottobre Goldman Sachs 16,42 17,6
Mar. 13 ottobre Citigroup 2,68 23,7
Mar. 13 ottobre Wells Fargo 1,84 22,4
Mar. 13 ottobre Johnson & Johnson 2,90 25,3
Mer. 14 ottobre Bank of America 1,18 31,2
Mer. 14 ottobre Morgan Stanley 3,13 20,4
Mer. 14 ottobre BlackRock 14,28 7,4
Gio. 15 ottobre Charles Schwab 1,67 7,2
Gio. 15 ottobre PNC Financial 4,91 6,6
Gio. 15 ottobre ManpowerGroup 1,01 4,9
Ven. 16 ottobre Travelers 6,77 11,3
Ven. 16 ottobre Citizens Financial 1,40 2,3

Fonte: consensus aggregato da Digrin al 9 ottobre 2026. Le stime possono variare tra i diversi fornitori di dati.

Fuori dal perimetro americano ma con un peso enorme sul tema dell’intelligenza artificiale, nella stessa settimana sono attese anche ASML (mercoledì 14) e Tsmc (giovedì 15), i cui conti saranno letti come un termometro della domanda di chip.

Occhio al nodo dell’investment banking

A metà settembre, alla conferenza di Barclays dedicata ai servizi finanziari, i vertici delle grandi banche hanno offerto un’anteprima del trimestre e le indicazioni sono andate in direzioni opposte.

Il campanello d’allarme è arrivato da Bank of America. L’amministratore delegato Brian Moynihan ha previsto commissioni di investment banking tra 1,6 e 1,8 miliardi di dollari, contro i 2 miliardi dello stesso trimestre 2025, e ricavi da trading sostanzialmente stabili rispetto ai 5,4 miliardi di un anno prima. Secondo il manager, l’intero mercato dell’investment banking è in calo di circa il 10% e la sua banca potrebbe fare un po’ peggio. Il titolo ha perso oltre il 5% in una seduta, trascinando l’indice bancario dell’S&P 500 giù del 2,7%.

Più prudente ma non negativa Citigroup, con il direttore finanziario Gonzalo Luchetti che ha indicato una crescita “a una cifra bassa” per i ricavi da investment banking e “a una cifra media” per il trading, precisando che settembre sarebbe stato decisivo.

Le 5 idee di investimento preferite da JPMorgan per ottobre 2026

Di tutt’altro tenore le parole di JPMorgan. Il co-presidente Doug Petno ha stimato commissioni di investment banking e ricavi dei mercati in crescita “dal medio all’alto della decina” percentuale, descrivendo un’attività di M&A ai massimi da tempo. La previsione, ha precisato, vale in assenza di gravi turbolenze sui mercati e incorpora già il consueto calo stagionale rispetto al record del secondo trimestre.

Chi ha ragione? I dati di settore danno qualche argomento ai prudenti. Secondo le stime di Jefferies, le commissioni di investment banking a livello di sistema erano comunque in calo di circa il 15% su base annua, per la debolezza di advisory e mercati del debito. Anche il report mensile di Evercore di agosto segnalava indicatori di trimestre sotto le attese, lasciando intendere che il consensus su investment banking e trading potrebbe essere troppo generoso.

La settimana, dunque, potrebbe premiare in modo molto diverso i singoli istituti. Goldman Sachs e Morgan Stanley, più esposte ai mercati dei capitali, sono le più sensibili a un rallentamento, mentre gruppi diversificati come JPMorgan, Bank of America e Citi possono contare sulla crescita dei prestiti e del margine di interesse per compensare.

BlackRock, Morgan Stanley, Citizens e Manpower: chi batte le stime con regolarità

Per chi cerca un criterio statistico, Bespoke Investment Group ha isolato le società della settimana che vantano un lungo storico di risultati sopra le attese, seguiti da un rialzo del titolo nella prima seduta utile. I nomi che superano entrambi i filtri (Eps sopra il consensus almeno nel 75% dei casi e guadagno medio di almeno l’1% il giorno dopo i conti) sono quattro.

BlackRock ha battuto le stime nell’82% delle occasioni, con un rialzo medio dell’1,12% nella seduta successiva. Il più grande gestore patrimoniale al mondo diffonderà i conti del terzo trimestre mercoledì 14 prima dell’apertura. Di recente Wells Fargo ha avviato la copertura del titolo con giudizio overweight, definendolo «il chiaro leader del settore e un titolo finanziario di riferimento, con uno slancio operativo di recente accelerato». Dei 20 analisti che lo seguono, 18 consigliano l’acquisto e 2 il mantenimento; il prezzo obiettivo medio di 1.295,02 dollari implica un potenziale del 21,56% rispetto alla chiusura dell’8 ottobre (1.065,35 dollari).

Sempre mercoledì tocca a Morgan Stanley, sopra le stime nell’80% dei casi e con un guadagno medio dell’1,06% dopo i conti. A luglio la banca d’affari aveva archiviato un secondo trimestre da record per ricavi e utili, spinto da un balzo del 69% dei ricavi dal trading azionario, mentre il wealth management aveva battuto le attese. Qui il giudizio degli analisti è più tiepido: su 26, 13 raccomandano l’acquisto, 12 il mantenimento e uno la vendita. Il target medio è di 224,11 dollari, il 19,56% sopra i 187,44 dollari di giovedì.

Giovedì 15 sarà la volta di ManpowerGroup, che ha battuto le stime nell’82% dei casi con un rialzo medio dell’1,2%: un nome lontano dai riflettori, ma utile anche come lettura sullo stato del mercato del lavoro. Chiude la lista Citizens Financial Group, venerdì 16, con un tasso di successo dell’81% e il guadagno medio più alto del gruppo, pari all’1,49%.

Un avvertimento è però d’obbligo: un buon track record non garantisce nulla sul trimestre in corso e, in una stagione in cui le stime sono state riviste al rialzo, anche le “serial beater” rischiano di trovare un’asticella più alta del solito.

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Cosa guardare oltre l’utile per azione?

Il dato di Eps è quello che fa titolo, ma raramente è quello che muove davvero i titoli bancari perché molto più spesso a fare la differenza sono le voci che raccontano come la banca sta reagendo al cambio di clima sui tassi.

Con la Fed tornata a stringere, l’attenzione si sposterà anzitutto sul margine di interesse (net interest income), la differenza tra quanto la banca incassa sui prestiti e quanto paga sui depositi. Più del dato del trimestre conterà la guidance per il quarto trimestre e per il 2027, perché è lì che si capirà se il rialzo si traduce in margini più ampi o se il costo della raccolta sale altrettanto in fretta, annullandone il beneficio.

Sul versante dei mercati, le commissioni di investment banking e i ricavi da trading andranno confrontati con le indicazioni date a settembre più che con il consensus. Se JPMorgan centrasse il «medio-alto della decina» promesso da Petno, la frenata descritta da Bank of America apparirebbe un problema circoscritto; se invece i numeri dovessero deludere, avrebbe ragione Moynihan, e a pagarne il prezzo sarebbero soprattutto Goldman Sachs e Morgan Stanley.

Tassi più alti, però, non pesano solo sulle operazioni di finanza straordinaria. Prima o poi si fanno sentire anche sui bilanci di famiglie e imprese, ed è per questo che gli accantonamenti per perdite su crediti meritano un’occhiata attenta. Finora il quadro è rimasto solido, tanto che Moynihan ha parlato di consumatori ancora disposti a spendere e di una qualità del credito buona come non lo era da tempo. Un aumento inatteso delle riserve sarebbe il primo segnale che la stretta comincia a mordere.

Molto, infine, si deciderà dopo la pubblicazione dei numeri. I commenti del management sulle prospettive dell’economia e sui piani di riacquisto di azioni proprie arrivano con la conference call, e spesso è proprio quella, più dei conti, a stabilire la direzione del titolo nel pomeriggio.

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