È stata soprannominata Nexus l’operazione anticorruzione scattata questa mattina a Siracusa, condotta dagli investigatori della Digos della Polizia di Stato di Siracusa e coordinata dalla Procura Europea Eppo – Ufficio di Palermo. Gli agenti stanno eseguendo sette misure cautelari personali. L’operazione di polizia mira a disarticolare un’associazione a delinquere dedita alla corruzione negli appalti pubblici. In sostanza, appalti e corruzione al Comune di Siracusa. La vicenda è legata alla realizzazione e ampliamento dell’Ostello per migranti di Cassibile.
Gli investigatori della Digos di Siracusa, coordinati da Amelia Luise e Calogero Ferrara, Procuratori Delegati della Procura Europea (EPPO) – Ufficio di Palermo, nell’ambito dell’operazione denominata NEXUS, hanno svolto le indagini che hanno condotto all’emissione, da parte del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Siracusa, di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali nei confronti delle sette persone, a vario titolo coinvolte in quello che è ritenuto un articolato sodalizio interessato al meccanismo di affidamento e gestione di lavori pubblici nel territorio siracusano. Il provvedimento dispone una custodia cautelare in carcere, due misure degli arresti domiciliari e, nei confronti di quattro operatori economici, il divieto per dodici mesi di esercitare le attività imprenditoriali che consentano di presentare istanze per contributi comunitari o statali.
Tra gli indagati figurano l’appuntato capo Salvatore Strazzulla, la vicepresidente del Consiglio comunale Conci Carbone e l’imprenditore Massimo Boscarino, insieme ad altri quattro imprenditori. Secondo la Procura Europea Carbone, d’accordo con l’ingegnere comunale Michele Dell’Aira, responsabile unico del procedimento per i lavori di primo ampliamento dell’Ostello per i migranti di Cassibile, e col carabiniere Salvatore Strazzulla, per cui il gip ha disposto il carcere, in cambio di 10mila euro e vantaggi elettorali, avrebbe assicurato un canale preferenziale ad alcuni imprenditori per l’aggiudicazione di appalti pubblici grazie agli affidamenti diretti. Un escamotage favorito dall’assenza di controlli da parte del Consiglio comunale all’epoca sciolto. In particolare sotto la lente degli inquirenti è finito l’appalto per la realizzazione dell’ostello di Cassibile, destinato ad alloggiare i migranti occupati nell’agricoltura e finanziato anche con i fondi del Pon Legalità. Per Dell’Aira, che avrebbe ricevuto 200 euro al mese in cambio della sua complicità, il gip ha disposto, prima della decisione sulla misura cautelare, l’interrogatorio preventivo. Il carabiniere, che avrebbe fatto da tramite tra la politica locale e gli imprenditori favoriti, sarebbe stato ricompensato con una sorta di stipendio mensile. Il militare è anche indagato per rivelazione di notizie riservate: avrebbe in più occasioni informato persone di indagini a loro carico.
Le contestazioni formulate allo stato delle indagini riguardano a vario titolo i reati di associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di delitti contro la Pubblica Amministrazione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, traffico di influenze illecite, corruzione elettorale, favoreggiamento personale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Al centro della ricostruzione investigativa vi sarebbe un sistema stabile di relazioni tra una figura politico-istituzionale locale, un appartenente all’Arma dei Carabinieri -al tempo delle indagini- in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catania, un tecnico comunale con funzioni di RUP di appalti pubblici ed un gruppo di imprenditori attivi nel settore delle costruzioni.
Gli accertamenti hanno preso le mosse, in particolare, dalla realizzazione e dal successivo ampliamento dell’Ostello per lavoratori migranti di Cassibile, struttura destinata all’accoglienza dei lavoratori stagionali impiegati in agricoltura. Il progetto di ampliamento denominato ACCA – Azioni di contrasto al Caporalato – Emergenza alloggiativa è stato finanziamento con fondi europei, nell’ambito del PON “Legalità” FESR/FSE 2014-2020, con risorse pari a circa 1,67 milioni di euro destinate al Comune di Siracusa. L’attività d’indagine ha ricostruito le procedure riguardanti lavori, forniture, moduli abitativi e attrezzature e individua proprio nelle verifiche sulla loro esecuzione uno dei principali punti di origine degli approfondimenti investigativi.
La ricostruzione delineata dal Giudice per le Indagini Preliminari descrive una gestione della funzione pubblica che sarebbe stata piegata a interessi personali, economici ed elettorali. Gli affidamenti pubblici, anziché essere considerati esclusivamente strumenti destinati al soddisfacimento dell’interesse collettivo, sarebbero stati utilizzati —secondo l’ipotesi investigativa— come mezzo di compensazione del sostegno politico, di distribuzione di utilità economiche e di consolidamento di rapporti personali tra amministratori, intermediari e imprenditori. Il GIP fa riferimento ad una gestione degli affidamenti come strumento di “compensazione” del sostegno elettorale e di attribuzione reciproca di vantaggi.
Particolare rilievo assume la posizione del militare dell’Arma, indicato dal GIP come figura apicale del sodalizio e di collegamento tra la componente politico-amministrativa e quella imprenditoriale. Avrebbe sfruttato le proprie relazioni e la funzione ricoperta nella polizia giudiziaria tanto per favorire l’accesso a lavori pubblici quanto, in altre circostanze, per acquisire e divulgare informazioni investigative riservate. Nei suoi confronti il GIP ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo particolarmente intense le esigenze cautelari, anche in considerazione della capacità di relazione e di coordinamento con gli altri soggetti coinvolti.
Tra i passaggi di maggiore rilievo dell’ordinanza figura il rinvenimento, nell’ambito delle attività investigative, di un vero e proprio “pizzino”, contenente l’elenco delle imprese considerate “amiche”, che sarebbe stato consegnato al referente politico-istituzionale in vista di successive procedure di affidamento. Si rilevano, inoltre, conversazioni dalle quali emergerebbero un patto di riservatezza tra i protagonisti, l’uso di sistemi di comunicazione ritenuti non tracciabili e la disponibilità ad adattare successivamente la documentazione amministrativa per giustificare anomalie già emerse nell’esecuzione di lavori pubblici.
Di particolare interesse è anche una conversazione nella quale, riferendosi ai lavori già attribuiti alle imprese vicine, la figura politico-istituzionale avrebbe sottolineato come fosse stato loro assegnato “tanto” e “oltre misura”, osservando che difficilmente un’impresa avrebbe potuto ottenere in un solo anno un simile volume di lavori -vicino al milione di euro-. L’episodio emerge chiaramente quale elemento sintomatico della concezione degli appalti pubblici come disponibilità da distribuire nell’ambito di rapporti fiduciari e non esclusivamente secondo criteri di imparzialità, concorrenza e interesse pubblico.
Le indagini avrebbero inoltre documentato ipotesi di dazioni di denaro e utilità collegate agli affidamenti. Tra le contestazioni figurano una somma rilevante di denaro destinata a figure politico-istituzionale, pagamenti periodici in favore di tecnici comunali e dazioni di denaro al militare, quale remunerazione per l’attività di procacciamento dei lavori. In un distinto episodio di traffico di influenze, l’ordinanza richiama la promessa di una percentuale prestabilita del corrispettivo di lavori pubblici, oltre ad una cifra fissa, quale compenso per l’intermediazione.
Le misure adottate si collocano nella fase delle indagini preliminari e le contestazioni contenute nell’ordinanza hanno natura provvisoria. Tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a quando la loro eventuale responsabilità non sia accertata con sentenza definitiva, nel pieno rispetto del principio della presunzione di innocenza.
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