#Finsubito news – Crisi Tapì, si avvicina la fine della moratoria. Le banche chiamate a decidere tra l’offerta di Tikehau e quelle alternative di Guala Closures e Cobepa


Sta arrivando al dunque la crisi di Tapì spa, il produttore padovano di tappi per bottiglie di bevande alcoliche di alta gamma, recentemente finito in crisi finanziaria a causa della crisi attraversata dal settore hard drinks degli ultimi anni. A fine ottobre infatti scade la moratoria sul servizio del debito accordata dalle banche creditrici della controllante SSCP Sunrise Bidco spa, il veicolo di acquisizione tramite il quale il private equity britannico Stirling Square aveva comprato l’azienda veneta all’inizio del 2023 (si veda altro articolo di BeBeez).

Quel buyout, che riconosceva a Tapì un Enterprise Value superiore a 300 milioni di euro, cioè quasi 11 volte l’ebitda del 2022, la SSCP Sunrise aveva ottenuto un prestito senior revolving da circa 150 milioni di euro da un pool di banche comprendente Crédit Agricole Italia, UniCredit, Banco BPM e Natixis, affiancati da una finanziamento mezzanino e un bond Payment in Kind da 35 milioni sottoscritti dal gestore di private credit francese Tikehau Capital.

Quella valutazione, tuttavia, era basata su una domanda drogata dalla necessità dei produttori di bevande alcoliche di assicurarsi sufficienti scorte di componenti, tra cui i tappi, durante la pandemia da Covid, che aveva sconvolto le linee di fornitura. La fine dell’emergenza sanitaria, e anche l’aumento dei prezzi, hanno ridotto il consumo di alcolici premium dopo il 2023, provocando una riduzione permanente delle domanda di tappi. La conseguente riduzione dei margini e il contemporaneo aumento dei tassi d’interesse hanno quindi reso la struttura del debito progressivamente insostenibile. Ricordiamo che il tasso di interesse sui bond PIK è pari all’Euribor 6 mesi maggiorato dell’11,5%.

A livello civilistico nel 2024, ultimo anno disponibile, Tapì ha fatturato 22 milioni di euro riportando però una perdita operativa di 3,9 milioni (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente)

Oltre a sospendere la fusione tra la bidco Sscp Sunrise e la Opco Tapì, per tutelare la continuità aziendale, congelare le azioni esecutive e consentire un riassetto pacifico del capitale, le due società hanno dovuto richiedere congiuntamente, la scorsa primavera l’accesso alla Composizione Negoziata della Crisi d’Impresa, con Tapì che nel frattempo aveva proceduto a un corposo rimpasto del cda (si veda qui il Verbale dell’assemblea dello scorso 7 aprile, accessibile agli abbonati a BeBeez Private Data e BeBeez Newspremium) , ottenendo una moratoria sui pagamenti in scadenza appunto a fine ottobre.

Fino a poche settimane fa, il percorso di risanamento sembrava incanalato lungo un binario ben delineato sotto la regia di Tikehau Capital. Il gestore transalpino, che nel tempo ha acquistato dalle banche parte dei crediti verso SSCP Sunrise, sta promuovendo un piano di ristrutturazione creditor-led.

La proposta di Tikehau prevede un’operazione di Debt-to-Equity swap: l’iniezione di nuova finanza fresca nell’azienda a fronte della conversione in capitale di rischio di una parte consistente dei 150 milioni di debiti bancari originari. Tale manovra porterebbe Tikehau ad assumere direttamente il controllo di Tapì, escutendo o convertendo i pegni sulle azioni detenute da Stirling Square.

Tuttavia, come rivelato da recenti indiscrezioni di stampa riportate da Bloomberg , il quadro si è improvvisamente complicato per l’inserimento sul dossier di importanti player industriali del settore. I colossi del packaging e delle chiusure Guala Closures e la portoghese Corticeira Amorim hanno avanzato offerte formali per rilevare l’azienda. Parallelamente, anche Cobepa, holding belga di investimenti proprietaria del gruppo di packaging Crealis e che in Italia già controlla Enoplastic, sta lavorando al perfezionamento di una potenziale offerta concorrente.

Interessante notare che proprio ieri il gruppo italiano ha finalizzato il collocamento presso la Borsa del Lussemburgo di bond high yield per un miliardo di euro a sette anni a un tasso pari all’Euribor 3 mesi maggiorato di 375 punti base,  e di una revolving credit facility super senior multicurrency da 175 milioni di euro (si veda  altro articolo di BeBeez), ufficialmente per rifinanziare il debito a lungo termine, effettivamente di un miliardo di euro, tuttavia il gruppo controllato da Investindustrial disponeva anche di liquidità per circa 150 milioni di euro alla fine del 2025 (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente), quindi Guala non dovrebbe avere problemi a sostenere l’acquisto di Tapì.

Questo improvviso interesse industriale aggiunge un ulteriore livello di complessità al tavolo negoziale. Secondo quanto riferito da fonti vicine al dossier, nessuna delle proposte avanzate dai soggetti industriali sarebbe in grado di garantire il soddisfacimento integrale e a valore nominale dei creditori bancari.

Di conseguenza, proprio mentre si avvicina la scadenza della moratoria di fine ottobre, il cda di Tapì, guidato da Roberto Casini e assistito dall’advisor finanziario Houlihan Lokey e da quello legale Chiomenti e in costante contatto con il ceto bancario, a sua volta seguito da Molinari e Alvarez & Marsal, si trova di fronte a un dilemma: se cioè scegliere la via finanziaria avvallando il piano sostenuto da Tikehau (a sua volta assistito da Lazard e Hogan Lovells), salvaguardando l’autonomia industriale di Tapì tramite la ristrutturazione del debito, oppure optare per l’integrazione o la vendita a un concorrente di peso (come appunto Guala Closures o Amorim), che favorisce il consolidamento di settore ma potrebbe imporre rinunce sul valore nominale dei crediti bancari.

 

Stirling Square, Tapì e Guala Closures
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