«Un inverno difficile caratterizzato da prezzi energetici elevati», secondo la Commissione europea le scorte di riserva a livello globale di gas si esauriranno a marzo 2027 se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto. La questione energetica sta dunque pesando sempre più sull’Italia e sull’Ue e di questo i leader dell’Ue discuteranno al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella sua comunicazione in vista del vertice europeo al Parlamento ha puntato il faro sul tema dell’energia. In particolare su tre elementi.
- La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione: «Lo abbiamo detto molte volte, non possiamo chiedere a imprese Ue di competere coi grandi attori globali e accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti, né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione».
- Servono nuovi collegamenti tra Ue, Golfo e Asia: «Nel corso del Consiglio Ue parleremo anche del blocco alla navigazione nello Stretto di Hormuz, una situazione che impatta direttamente sui prezzi energetici. Il governo si è impegnato a contenerne gli effetti e continuerà a farlo con ogni strumento a disposizione, ma una soluzione duratura passa dal ripristino di una piena libertà di navigazione senza pedaggi o limitazioni». Proprio per questo, secondo Meloni, l’Ue deve costruire nuovi collegamenti tra Ue, Golfo e Asia a partire dal corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), proteggere meglio porti, cavi sottomarini e infrastrutture energetiche e diversificare rotte e fornitori.
- L’intesa di Trump sul diesel con Mosca è «una scelta rischiosa»: «Tutti capiamo l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia, ma dobbiamo essere consapevoli che l’aumento dei listini dei carburanti è responsabilità soprattutto della guerra in Iran, non del conflitto in Ucraina. Il risultato di questa scelta è dubbio ma, al tempo stesso, rischiamo di legittimare Mosca, darle nuove entrate e alleviare implicitamente la leva sanzionatoria sulla Russia. Sono misure che contraddicono quanto fatto finora per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».
Entrando più nel dettaglio dell’accordo tra Mosca e Washington, il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo al question time ha spiegato come «le prime 300.000 tonnellate dell’accordo da voi citato, quello tra Trump e Putin, equivalgono a circa 14 ore del consumo americano di gasolio, nulla che possa cambiare il mercato. Quanto ai prezzi, il gasolio negli Stati Uniti costa oggi circa 6,28 dollari per gallone. Prima della guerra in Medio Oriente era la metà, 3,72. È stata la guerra a far schizzare alle stelle il costo del gasolio negli Stati Uniti».
Le misure del governo per limitare i contraccolpi della guerra in Iran
Urso ha voluto demarcare un linea tra Stati Uniti e Italia evidenziando come «il nostro governo con coerenza e responsabilità ha sin dall’inizio perseguito una strada diversa che ha consentito, a differenza degli Usa, di limitare i contraccolpi della guerra in Golfo Persico sul costo dei carburanti», prima tagliando le accise e ora «sollecitando con successo le compagnie petrolifere, anche internazionali, ad agire sul fronte dei prezzi, con il cosiddetto price-cap».
Il riferimento è all’iniziativa di Eni di fissare il prezzo del carburante per un mese, seguita poi da IP, Q8 e Tamoil estendendo gli sconti a circa 10.000 distributori. A questo si aggiunge l’incontro con le raffinerie dove si è chiesto a queste realtà di aumentare la raffinazione del petrolio, perché uno dei problemi principali è proprio la mancanza di prodotti raffinati, soprattutto sul carburante per l’aereo.
Le mosse dell’Ue per far fronte alla situazione energetica
Per il momento l’Ue si prepara ad affrontare un inverno difficile con la proposta della Commissione di «rinviare di un anno l’attuazione di specifiche disposizioni del regolamento Ue sul metano relative agli importatori, al fine di alleviare la pressione sull’industria europea e sulle amministrazioni nazionali».
La modifica proposta riguarda gli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e verifica per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone. Riguarda inoltre le disposizioni relative alla rendicontazione dei requisiti di intensità di metano sia per gli importatori che per i produttori dell’Unione.
Le prospettive per i prossimi mesi per l’Italia
Secondo il centro studi Confindustria ci sono dunque quattro variabili che agiranno negativamente sull’ultimo trimestre dell’anno:
- il prezzo del petrolio è destinato a rimanere stabile sopra i 100 dollari al barile fino alla riapertura dello Stretto di Hormuz;
- il prezzo del gas, cresciuto già nei mesi scorsi, che ha raggiunto a settembre i livelli più alti dalla fine del 2022 (77 euro/MWh), è atteso rimanere così fino alla riapertura dello Stretto di Hormuz, sia per i timori di scarsità derivanti dalla sua chiusura, sia per la necessità, in Europa, di ricostituire le scorte, inferiori di 10 punti percentuali ai livelli normali, prima della stagione invernale;
- l’aumento del tasso di inflazione che, a settembre, ha toccato il suo massimo raggiungendo il 4,2% spinto dai rincari energetici ridurrà il potere d’acquisto delle famiglie frenando i consumi nella parte finale dell’anno e poi anche all’inizio del 2027;
- i rialzi dei tassi di interesse: a settembre c’è stato il secondo rialzo dei tassi Bce di 0,25 punti percentuali che sarà seguito da altri tre rialzi attesi nei prossimi mesi. Il maggior costo del denaro frenerà però i consumi e investimenti.
Ciliegina sulla torta, se la situazione in Medio Oriente non dovesse risolversi, con il relativo sblocco dello Stretto di Hormuz a maggio si esaurirebbero le riserve di gas a livello globale e si dovrebbe andare a riduzione della domanda.
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