#Finsubito news – la nuova legge di Letizia Giorgianni alla Camera


Per migliaia di famiglie, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori italiani il sovraindebitamento è una condizione quotidiana, fatta di rate che non si riescono più a pagare, cartelle esattoriali, conti correnti bloccati e la minaccia costante di un pignoramento. Una proposta di legge presentata da Letizia Giorgianni punta a cambiare questo scenario, introducendo tutele più immediate e procedure più rapide per chi vuole uscire dall’indebitamento e ripartire.

Il testo interviene su quattro fronti: uno stop temporaneo e automatico ai pignoramenti, la tutela dell’unica auto della famiglia quando serve per lavorare o curarsi, la riduzione dei tempi della giustizia per garantire certezza sull’esdebitazione e una maggiore flessibilità dei piani di rientro. 

Che cos’è il sovraindebitamento e perché serve una riforma

Con il termine sovraindebitamento si indica la situazione di squilibrio stabile tra le obbligazioni assunte e il patrimonio o il reddito disponibile per farvi fronte. Riguarda consumatori, professionisti, piccoli imprenditori, agricoltori e tutti quei soggetti che non possono accedere alle procedure concorsuali tradizionali.

Nel nostro ordinamento esistono già strumenti pensati per queste situazioni, raccolti nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: la ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore, la liquidazione controllata e l’esdebitazione, cioè la liberazione dai debiti residui che permette di tornare a vivere senza il peso del passato. Gli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento (OCC) assistono il debitore nella predisposizione della domanda e nella costruzione del piano.

Nella pratica, però, il percorso è spesso lento e fragile. Chi decide di aderire al sovraindebitamento si trova esposto ad azioni esecutive proprio mentre prepara la documentazione, e rischia di vedersi pignorare conto, stipendio o beni essenziali prima ancora di aver depositato la domanda. È su questi punti critici che interviene la proposta presentata alla Camera.

Stop automatico ai pignoramenti dal momento dell’incarico all’OCC

La misura più rilevante è lo stop temporaneo ai pignoramenti, che secondo la proposta scatterebbe automaticamente per legge, senza bisogno di attendere un provvedimento del giudice. Il momento decisivo è l’affidamento dell’incarico all’organismo di composizione della crisi: da quel giorno il debitore sarebbe protetto dalle azioni esecutive.

Perché è così importante? Oggi la protezione dalle azioni dei creditori richiede in genere una richiesta al giudice e un provvedimento che arriva solo dopo il deposito della domanda. Nel frattempo possono passare settimane o mesi, ed è proprio in quel periodo che il debitore è più vulnerabile.

Preparare una pratica di sovraindebitamento è un lavoro complesso: occorre ricostruire l’elenco completo dei creditori, raccogliere la documentazione sui redditi e sul patrimonio, valutare le cause dell’indebitamento e predisporre un piano credibile. Farlo mentre si subisce un pignoramento dello stipendio o un blocco del conto significa spesso non avere nemmeno le risorse per andare avanti.

Il nuovo meccanismo risponde a un principio di buon senso: dare al debitore il tempo necessario per preparare le pratiche, senza che nel frattempo il suo patrimonio venga aggredito in modo disordinato. Si tratta di una protezione temporanea, funzionale alla costruzione della procedura, e non di un’immunità permanente. Questo equilibrio è importante anche per i creditori: una procedura ordinata, con un quadro completo della situazione patrimoniale, offre in molti casi prospettive di soddisfazione migliori rispetto a una corsa individuale ai pignoramenti.

Il fatto che la tutela sia automatica elimina inoltre una grave disparità: oggi chi dispone di un buon assistente legale e di risorse per attivarsi rapidamente può proteggersi meglio di chi è già in difficoltà e non sa a chi rivolgersi. Una regola valida per tutti, che scatta con l’incarico all’OCC, rende il sistema più equo e prevedibile.

L’unica auto della famiglia fuori dalla liquidazione se serve per lavorare o per curarsi

Il secondo pilastro della proposta riguarda un tema molto concreto: l’automobile. Per molte famiglie, soprattutto fuori dai grandi centri urbani, l’auto non è un bene di lusso ma uno strumento indispensabile per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare un familiare a visite e terapie, portare i figli a scuola.

La proposta prevede l’esclusione automatica dalla liquidazione dell’unica macchina del nucleo familiare del debitore, quando questa sia necessaria per lavorare o per curarsi. L’elemento chiave è l’automatismo: il debitore non dovrebbe più chiedere e ottenere di volta in volta l’esclusione del bene, procedura per procedura, con tutta l’incertezza e i costi che questo comporta.

Oggi la tutela dei beni indispensabili dipende da valutazioni caso per caso e dalla capacità del debitore di documentare e sostenere la propria richiesta. Rendere automatica la protezione dell’unica vettura significa evitare che la liquidazione produca un effetto paradossale: sottrarre al debitore proprio lo strumento che gli consente di continuare a guadagnare e quindi di onorare, almeno in parte, gli impegni con i creditori. Un lavoratore che perde l’auto e con essa il lavoro non paga i debiti, ne accumula di nuovi.

Il criterio scelto, cioè l’utilità per lavorare o per curarsi, è mirato e ragionevole. Non si tratta di sottrarre beni alla garanzia dei creditori in modo indiscriminato, ma di proteggere ciò che è davvero essenziale alla vita e al reddito della famiglia.

Tempi della giustizia più brevi e certezza dell’esdebitazione

Il terzo intervento riguarda i tempi. La proposta mira a ridurre la durata dei procedimenti e a semplificare l’accesso alle pratiche, in modo che il debitore possa avere certezza dell’esdebitazione.

L’esdebitazione è il vero obiettivo di tutto il percorso. Un debitore che affronta una procedura di sovraindebitamento accetta di mettere a disposizione dei creditori il proprio patrimonio e, nei limiti previsti, parte del proprio reddito, in cambio della liberazione dai debiti residui e della possibilità di ricominciare. Se i tempi diventano troppo lunghi o incerti, però, il patto perde forza: il debitore resta per anni in una situazione sospesa, con difficoltà ad accedere al credito, a trovare una casa in affitto o a progettare il futuro.

Ridurre i tempi della giustizia significa quindi restituire fiducia nello strumento. Un debitore che sa quando e a quali condizioni uscirà dalla procedura è incentivato a collaborare, a rispettare gli impegni e a reinserirsi nel tessuto economico. A beneficiarne è anche il sistema: tribunali meno appesantiti, creditori che ricevono risposte in tempi più brevi e un tessuto sociale in cui le persone tornano rapidamente produttive anziché restare intrappolate nell’insolvenza.

Altrettanto rilevante è l’obiettivo di facilitare l’accesso alle pratiche. Molti potenziali beneficiari rinunciano a presentare domanda per la complessità burocratica, per i costi o per la paura di non farcela. Semplificare significa rendere lo strumento realmente utilizzabile da chi ne ha bisogno, e non solo da chi ha già le competenze e le risorse per orientarsi.

Piani di rientro più flessibili: niente obblighi impossibili da rispettare

Il quarto punto della proposta riguarda la flessibilità dei piani di rientro. Il principio alla base è semplice: non ha senso proporre piani rigorosi che il debitore non può rispettare.

Un piano di ristrutturazione che prevede rate troppo elevate rispetto al reddito effettivo è destinato a fallire. Quando il debitore non riesce a sostenerlo, il piano decade, la procedura si interrompe e tutto ricomincia da capo, con danni per il debitore e anche per i creditori, che vedono svanire la possibilità di una soddisfazione ordinata e realistica.

La maggiore flessibilità consentirebbe invece di costruire piani calibrati sulla capacità reale del debitore, tenendo conto delle variazioni di reddito, delle spese familiari essenziali, di eventuali imprevisti come malattie o perdita del lavoro. Un piano sostenibile ha molte più probabilità di essere portato a termine, e questo è nell’interesse di tutti.

Questa impostazione riflette un approccio più moderno al tema dell’insolvenza delle persone: non una logica puramente punitiva, ma una logica di recupero economico e sociale. Il debitore onesto ma sfortunato non va colpito oltre misura, va messo nelle condizioni di pagare ciò che può e di ripartire.

Perché la proposta può fare la differenza per famiglie e piccole imprese

Considerate insieme, le quattro misure disegnano un sistema più tempestivo, umano e sostenibile. Lo stop automatico ai pignoramenti protegge nella fase più critica, quella della preparazione. La tutela dell’auto salvaguarda la capacità di produrre reddito. L’accelerazione dei tempi dà certezza sul traguardo. La flessibilità dei piani rende credibile il percorso.

I destinatari naturali sono i consumatori sovraindebitati, le famiglie schiacciate da mutui, finanziamenti e spese impreviste, i lavoratori autonomi e i professionisti con attività in difficoltà, e le microimprese che non rientrano nelle procedure concorsuali maggiori. Sono platee ampie, spesso invisibili, che nei periodi di crisi economica, inflazione e aumento dei tassi di interesse si trovano a fronteggiare costi crescenti con redditi fermi.

Un intervento legislativo che accorci la distanza tra il momento in cui una persona decide di chiedere aiuto e il momento in cui ottiene protezione concreta può incidere in modo significativo sulla prevenzione del disagio sociale e sulla tenuta dell’economia reale.

Cosa aspettarsi ora

La proposta della Giorgianni deve essere messa in discussione ed è importante seguire l’evoluzione del dibattito e attendere l’eventuale approvazione prima di fare affidamento sulle nuove regole.

Nel frattempo, chi si trova in difficoltà può già oggi rivolgersi a un organismo di composizione della crisi o a un professionista esperto della materia per valutare gli strumenti disponibili, come la ristrutturazione dei debiti, il concordato minore o la liquidazione controllata. Affrontare il problema per tempo resta la scelta migliore, indipendentemente dal destino della riforma.

 

Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …


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