MILANO, 16 ottobre 2026 – Da lunedì 19 ottobre a venerdì 23 il Ministero dell’Economia e delle Finanze porta sul mercato due nuovi titoli di Stato quinquennali riservati ai risparmiatori retail. Il primo offre cedole trimestrali crescenti fino al 4,70%, il secondo concentra gli interessi in un unico pagamento del 22,25% alla scadenza. Ecco come scegliere tra i due strumenti, quando possono convenire e quali rischi considerare prima di investire.
Da oggi sono note le principali caratteristiche a partire dai tassi cedolari minimi garantiti per il primo collocamento contemporaneo di BTP Valore e BTP Valore Insieme. Si tratta di una novità per il mercato dei titoli di Stato dedicati alle famiglie: per la prima volta il Tesoro propone due strumenti con la stessa durata, ma con modalità differenti di remunerazione del capitale.
Il Btp Valore
Il BTP Valore avrà una durata di cinque anni, con scadenza il 27 ottobre 2031, e pagherà interessi ogni tre mesi secondo uno schema crescente (step-up): il tasso annuo minimo sarà del 3,70% nei primi due anni, del 4,10% nel terzo e quarto anno e del 4,70% nel quinto. Il BTP Valore Insieme, con la medesima scadenza, riconoscerà invece un’unica cedola del 22,25% alla fine dei cinque anni, insieme al rimborso del capitale.
I tassi sono minimi garantiti e potranno essere confermati o rivisti al rialzo al termine del collocamento. Entrambi i titoli saranno collocati alla pari, al prezzo di 100, con un investimento minimo di 1.000 euro e senza commissioni di sottoscrizione durante il collocamento. Non è previsto un premio fedeltà. Si applica la tassazione agevolata del 12,5% sui rendimenti; i titoli di Stato sono inoltre esclusi dal calcolo Isee fino a 50.000 euro, secondo le regole previste.
Ma quale dei due conviene davvero?
Per rispondere, ecco una guida alle caratteristiche dei due strumenti e ai criteri da valutare prima di sottoscriverli con il contributo di Michele Morra, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm.
BTP Valore e BTP Valore Insieme: quali sono le differenze e a chi si rivolgono?
La differenza principale è il momento in cui vengono incassati gli interessi. Il BTP Valore tradizionale distribuisce cedole ogni tre mesi, con tassi crescenti nel tempo. Il BTP Valore Insieme, invece, non prevede pagamenti intermedi: restituisce il capitale investito alla scadenza, insieme a un’unica cedola pari al 22,25% minimo garantito.
“Il Tesoro li ha costruiti per offrire un rendimento finanziario simile, ma con due modalità di remunerazione diverse”, spiega Morra, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm. La scelta dipende quindi soprattutto dalle esigenze del risparmiatore: chi cerca un flusso periodico di entrate può orientarsi verso il primo, mentre chi preferisce accumulare il rendimento per un obiettivo futuro può valutare il secondo.
I calcoli a parità di investimento
La cedola unica del BTP Valore Insieme può apparire più generosa, ma il confronto va fatto considerando anche il momento in cui si ricevono gli interessi e l’eventuale reinvestimento delle somme incassate.
Su un investimento di 10.000 euro, ai tassi minimi annunciati, il BTP Valore tradizionale riconoscerebbe complessivamente 2.030 euro lordi di cedole nei cinque anni, mentre il BTP Valore Insieme pagherebbe 2.225 euro lordi alla scadenza. Nel primo caso gli interessi arrivano progressivamente; nel secondo restano investiti fino al 2031.
“Chi spende le cedole del BTP Valore o le lascia ferme sul conto incassa complessivamente il 20,30% lordo, contro il 22,25% del BTP Valore Insieme”, osserva Morra. Per recuperare la differenza, chi sceglie le cedole trimestrali dovrebbe reinvestirle ottenendo rendimenti adeguati, operazione che può risultare poco pratica soprattutto con importi contenuti.
Il pagamento degli interessi soltanto alla scadenza consente inoltre di differire il prelievo fiscale sul rendimento, con un beneficio marginale legato alla capitalizzazione. Questo non significa, tuttavia, che il BTP Valore Insieme sia sempre la scelta migliore: il valore attribuito alla disponibilità immediata del denaro può essere altrettanto importante.
Per quali risparmiatori è più indicato l’uno o l’altro titolo?
Il BTP Valore con cedole trimestrali è adatto, in linea generale, a chi desidera integrare entrate già esistenti, come stipendio o pensione, oppure disporre periodicamente di somme da destinare alle spese familiari. Le cedole possono essere utilizzate liberamente, anche se il loro reinvestimento può migliorare il risultato complessivo.
Il BTP Valore Insieme guarda invece a chi ha un obiettivo finanziario a cinque anni: per esempio, accantonare risorse per gli studi dei figli, un acquisto importante o una spesa programmata. Il presupposto è poter rinunciare alla disponibilità degli interessi per tutta la durata dell’investimento.
In entrambi i casi, sottolinea Morra, la durata deve essere coerente con le necessità personali. Prima di sottoscrivere è opportuno mantenere una riserva di liquidità separata, destinata agli imprevisti, evitando di investire somme che potrebbero servire nel breve periodo.
Quali rischi si corrono vendendo prima della scadenza?
La restituzione integrale del capitale è prevista alla scadenza, ma non è garantito che si possa rivendere il titolo prima del 2031 senza perdite. Entrambi i BTP saranno negoziabili sul mercato secondario e il prezzo dipenderà dalle condizioni di mercato nel momento della vendita.
Se i tassi d’interesse saranno saliti rispetto a quelli incorporati nel titolo, il prezzo del BTP potrà scendere; se saranno diminuiti, il prezzo potrà invece aumentare. Chi vende prima della scadenza potrebbe quindi incassare meno del capitale investito, oppure realizzare un guadagno.
Il BTP Valore Insieme, non prevedendo cedole intermedie, presenta una sensibilità ai tassi leggermente maggiore rispetto a un titolo comparabile che distribuisce interessi nel tempo. “Va scelto solo con un capitale di cui si è ragionevolmente certi di non aver bisogno”, avverte Morra.
Il rischio di prezzo si aggiunge a quello legato all’emittente: come per gli altri titoli di Stato italiani, il rimborso dipende dalla capacità dello Stato di onorare i propri impegni. La garanzia del rimborso a scadenza non elimina quindi ogni rischio finanziario.
Come confrontare i due BTP con le alternative di risparmio?
Prima di aderire al collocamento, il confronto non dovrebbe fermarsi ai tassi cedolari annunciati dal Tesoro. È importante verificare il rendimento a scadenza dei BTP già negoziati con durata simile, tenendo conto del prezzo di acquisto, della tassazione e delle proprie esigenze di liquidità.
Per chi vuole diversificare il rischio oltre il debito italiano, si possono valutare titoli di Stato di altri Paesi oppure ETF obbligazionari con scadenza prefissata, che investono in un paniere di obbligazioni e possono ridurre la concentrazione su un singolo emittente. Questi strumenti, però, non garantiscono un rendimento certo e possono presentare costi e un trattamento fiscale differente: per gli ETF obbligazionari la tassazione può arrivare al 26% sulla componente imponibile non agevolata.
Per esigenze di breve periodo, conti deposito e BOT possono essere alternative da confrontare in funzione della durata e delle condizioni offerte. Chi vuole invece limitare l’esposizione all’inflazione può prendere in considerazione titoli indicizzati come il BTP Italia, il cui rendimento tiene conto dell’andamento dei prezzi al consumo secondo le regole del titolo.
La conclusione è che non esiste un prodotto migliore per tutti. Il BTP Valore privilegia la disponibilità periodica degli interessi, mentre il BTP Valore Insieme punta sull’accumulo del rendimento fino alla scadenza. La scelta dovrebbe partire dall’orizzonte temporale, dal bisogno di liquidità e dal confronto con le alternative disponibili, non soltanto dalla cedola più alta.
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