#Finsubito news – Celle Ligure, la casa di riposo in difficoltà. Il sindaco conosce i problemi, ma i conti restano un mistero – UOMINI LIBERI



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Due interrogazioni della minoranza sulla Fondazione N.S. di Misericordia. Beltrame ammette criticità economiche che risalgono al 2020, rivendica il proprio impegno e attacca le opposizioni. Ma dal Consiglio comunale del 15 ottobre emergono soprattutto domande ancora senza risposte precise.

Una casa di riposo con problemi economici, personale sotto pressione, un impianto di climatizzazione che manca e una situazione finanziaria della quale non si conoscono pubblicamente le reali dimensioni.

È questo il quadro emerso dal Consiglio comunale di Celle Ligure del 15 ottobre, durante il quale le interrogazioni dei consiglieri di minoranza Caterina Mordeglia e Germano Gadina hanno riportato al centro dell’attenzione la situazione della Fondazione Nostra Signora di Misericordia.

Una vicenda della quale ci siamo già occupati e che merita di essere seguita con particolare attenzione, perché non riguarda soltanto un bilancio o una controversia sindacale.

Riguarda 63 ospiti, persone fragili, lavoratori, famiglie e una delle istituzioni più importanti e radicate nella storia di Celle Ligure.

I problemi sono vecchi. Ma allora perché non sono stati risolti?

La prima notizia interessante arriva proprio dal sindaco Marco Beltrame.

Rispondendo alle interrogazioni, il primo cittadino ha ricordato che le difficoltà economiche della Fondazione non sono affatto recenti, ma risalgono almeno al 2020.

Una precisazione utilizzata anche per chiamare in causa la precedente amministrazione, accusata implicitamente di conoscere già la situazione.

Ma questa affermazione apre una domanda che forse il sindaco non aveva considerato.

Se le difficoltà economiche erano note da sei anni, quanto si è fatto concretamente per affrontarle? E soprattutto, quanto si è aggravata nel frattempo la situazione?

Beltrame ha spiegato di essersi attivato personalmente da circa un anno, di avere acquisito la documentazione economica della Fondazione dal 2019 a oggi e di aver avviato interlocuzioni con Regione, ASL, Prefettura, cooperativa e organizzazioni sindacali.

Un’attività certamente importante.

Ma conoscere i problemi, incontrare gli interlocutori e cercare finanziamenti non equivale ancora a risolverli.

E dopo un anno di contatti istituzionali sarebbe legittimo conoscere qualche risultato concreto.

Il sindaco possiede i bilanci. I consiglieri chiedono di conoscerli

Uno dei passaggi più significativi della seduta riguarda proprio la documentazione economica.

Beltrame ha dichiarato di essere in possesso degli atti relativi alla situazione della Fondazione dal 2019 a oggi.

Ha però precisato che si tratta di un ente privato e che il Comune non può divulgare liberamente documentazione eventualmente riservata.

Un principio che, nei limiti previsti dalla legge, è certamente corretto.

Ma il consigliere Gadina ha ricordato un particolare tutt’altro che secondario.

Già il 30 luglio 2025 aveva richiesto alla Fondazione, tramite PEC, i bilanci dell’ente. Richiesta reiterata il 25 settembre dello stesso anno.

Secondo quanto riferito in Consiglio, le risposte non sarebbero state soddisfacenti. Successivamente gli sarebbe stata offerta la possibilità di consultare i documenti presso gli uffici, anziché riceverne copia per un esame approfondito.

Gadina ha spiegato di voler analizzare i bilanci con calma, eventualmente avvalendosi di persone competenti.

Una richiesta che appare del tutto ragionevole.

Naturalmente occorre distinguere tra documenti pubblicamente accessibili, documentazione riservata e diritti di accesso spettanti ai consiglieri comunali. Ma proprio per questo sarebbe utile chiarire formalmente quali bilanci siano disponibili, quali possano essere consegnati e per quali eventuali ragioni altri documenti non siano ostensibili.

La trasparenza non dovrebbe dipendere dalla disponibilità a mostrare qualche documento per pochi minuti.

Quattro consiglieri nominati dal Comune. Ma il Comune non controlla?

Altro punto delicato.

Il sindaco ha ricordato che la Fondazione è un ente privato autonomo e che il Comune, pur nominando quattro componenti del Consiglio di amministrazione, non esercita automaticamente un potere generale di controllo sulla gestione.

Una distinzione giuridicamente importante.

Ma esiste anche una responsabilità politica che non può essere liquidata con un richiamo allo statuto.

Se il Comune partecipa alla scelta di quattro amministratori, non può considerare quella nomina un semplice adempimento burocratico.

I cittadini hanno diritto di sapere quali criteri guidino queste scelte, quali competenze siano richieste e quale rapporto istituzionale venga mantenuto con i rappresentanti nominati.

Durante il dibattito Gadina ha ricordato che, in occasione dell’ultimo rinnovo, erano arrivate cinque candidature per quattro posti e che il sindaco aveva scelto di confermare i componenti già in carica.

Il consigliere ha osservato che una delle candidature escluse proveniva da una persona che aveva partecipato alla sua lista elettorale.

Beltrame ha rivendicato la piena legittimità della propria scelta, ricordando che la nomina rientrava nelle sue prerogative.

Nessuno contesta questo potere.

Ma la questione politica rimane: in presenza di difficoltà economiche già conosciute, quali valutazioni hanno portato a confermare integralmente il Consiglio di amministrazione?

Non significa attribuire responsabilità agli amministratori della Fondazione. Significa chiedere conto delle scelte effettuate da chi li nomina.

Il personale, il caldo e quelle quattro ore di assistenza

Nel frattempo rimangono i problemi concreti.

L’articolo pubblicato da SavonaNews il 5 settembre aveva riportato le preoccupazioni della Cgil sulla riduzione delle ore lavorative, sulla consistenza degli organici e sull’assenza di climatizzazione.

Secondo quanto denunciato dai rappresentanti sindacali, durante il periodo estivo si sarebbero raggiunte temperature di 32-33 gradi e in un turno pomeridiano sarebbero stati presenti tre operatori per quattro piani e 63 ospiti.

Sono dichiarazioni sindacali che richiedono le opportune verifiche, ma che non possono essere sottovalutate.

La prevista riduzione di quattro ore è stata sospesa fino al 31 dicembre e un nuovo incontro in Prefettura è atteso entro la fine di ottobre.

Il sindaco ha dichiarato di essersi personalmente adoperato affinché quelle ore non venissero eliminate.

Bene.

Ma dal 1° gennaio che cosa succederà?

E soprattutto, quale organizzazione del personale garantirà continuità e qualità dell’assistenza senza scaricare le difficoltà economiche sui lavoratori e sugli ospiti?

L’aria condizionata: si cercano finanziamenti, ma arriva un’altra estate

Sul problema della climatizzazione Beltrame ha spiegato che il Comune ha valutato la possibilità di intervenire con risorse proprie, senza però individuare, almeno finora, una soluzione giuridicamente praticabile per finanziare direttamente un’opera su un immobile appartenente a un ente privato.

Ora si sta verificando con la Regione Liguria, attraverso contatti con l’assessore Alessandro Piana, la possibilità di accedere a una specifica linea di finanziamento.

Anche questa è una strada da percorrere.

Ma il problema resta.

Gli ospiti sono prevalentemente persone anziane, alcune non autosufficienti. Il caldo intenso non rappresenta soltanto un disagio, ma può diventare un rischio sanitario.

Siamo a ottobre. Per evitare che nell’estate 2027 si ripresenti la stessa situazione occorrono decisioni, progetti, finanziamenti e tempi certi.

Non sarà sufficiente annunciare un’altra interlocuzione.

Un contributo alle famiglie. Ma non risolve il problema della Fondazione

Tra le iniziative illustrate dal sindaco figura anche l’ipotesi di introdurre nel 2027 un contributo comunale sulla quota alberghiera delle rette per gli ospiti residenti a Celle, con determinati requisiti economici e inseriti nelle graduatorie per l’accesso ai posti convenzionati.

Una proposta socialmente apprezzabile, ancora subordinata alle necessarie verifiche amministrative e finanziarie.

Ma bisogna distinguere due problemi.

Uno è aiutare le famiglie a sostenere rette sempre più impegnative.

L’altro è garantire la sostenibilità economica della Fondazione.

Il primo intervento può alleggerire il peso sulle famiglie. Non è però, da solo, un piano di risanamento dell’ente.

E proprio su questo secondo aspetto, durante il Consiglio, non sono emersi numeri sufficienti per comprendere l’entità dell’indebitamento, l’andamento delle perdite e le prospettive di riequilibrio.

Le proposte della minoranza e i vasi del Seicento

Nella parte conclusiva del dibattito, la consigliera Mordeglia ha proposto di aprire un tavolo di confronto tra maggioranza e minoranza, per contribuire alla ricerca di soluzioni.

Tra le ipotesi avanzate figurano il coinvolgimento di cittadini, associazioni e imprese, una raccolta di contributi con rendicontazione pubblica, la destinazione alla Fondazione dei proventi delle future Cene delle Rose e la valutazione dell’acquisto da parte del Comune di una collezione di ceramiche antiche conservata dalla struttura.

Quest’ultima proposta presenta un interesse particolare.

Celle Ligure appartiene al territorio della tradizione ceramica e la conservazione pubblica di un patrimonio storico potrebbe avere anche una giustificazione culturale.

Il sindaco ha però sottolineato la necessità di una perizia attendibile, osservando che il valore attribuito in passato alla collezione nei bilanci potrebbe non corrispondere a quello reale.

Un’obiezione fondata sul piano della prudenza amministrativa: un eventuale acquisto pubblico dovrebbe essere motivato, correttamente valutato e rispettare tutte le procedure previste.

Ma una verifica tecnica non dovrebbe trasformarsi in un motivo per accantonare preventivamente la proposta.

Beltrame ha comunque accolto la disponibilità ad aprire un tavolo con la minoranza.

Forse è stata proprio questa la notizia più positiva della serata.

Quando le domande diventano polemica

C’è però un aspetto del Consiglio comunale che merita una riflessione.

Il sindaco ha dedicato una parte significativa della risposta a contestare l’atteggiamento delle minoranze, richiamando le responsabilità del passato, i social e la mancata ricerca di un confronto preventivo.

La consigliera Mordeglia ha replicato che lo scopo dell’interrogazione non era individuare colpevoli, ma ottenere trasparenza. Si è dichiarata insoddisfatta delle risposte ricevute.

Gadina ha ribadito che non intendeva accusare né l’amministrazione né i vertici della Fondazione, ma chiedere informazioni e documenti su una situazione che interessa profondamente la comunità.

Il confronto è diventato a tratti acceso, con interruzioni e contestazioni reciproche.

Eppure il punto dovrebbe essere semplice.

Presentare un’interrogazione non significa attaccare il sindaco. Significa esercitare una funzione prevista dalle regole democratiche.

Non spetta alle minoranze chiedere preventivamente il permesso alla maggioranza per portare una questione in Consiglio.

E, allo stesso tempo, non dovrebbe essere necessario trasformare ogni richiesta di chiarimento in un processo alle amministrazioni precedenti.

La domanda che ancora manca di una risposta

Alla fine della lunga discussione rimane una questione centrale.

Il sindaco afferma di conoscere la situazione economica della Fondazione e di possedere la documentazione dal 2019.

La Fondazione, secondo quanto riportato dalla stampa, ha difficoltà finanziarie e rapporti debitori con la cooperativa.

I sindacati chiedono garanzie per il personale.

Le famiglie vogliono sicurezza e continuità dell’assistenza.

Ma quanto è grave, esattamente, la situazione economica?

A quanto ammontano i debiti? Quali sono le perdite accumulate? Esiste un piano di risanamento? Quali risorse sono necessarie? Quali sono le scadenze più urgenti? E quali garanzie ci sono sulla continuità del servizio?

Non sono domande polemiche.

Sono le domande che una comunità ha il diritto di porre quando è in gioco il futuro di una struttura storica destinata alle persone più fragili.

Il sindaco ha assicurato che farà tutto quanto consentito dalla legge per sostenere la Fondazione.

È un impegno importante, ma adesso servono anche risposte verificabili, un percorso condiviso e scadenze precise.

Perché la Fondazione Nostra Signora di Misericordia non appartiene politicamente né alla maggioranza né alla minoranza. È un patrimonio sociale di Celle Ligure.

E proprio per questo il suo futuro non può rimanere affidato soltanto a rassicurazioni, incontri istituzionali e documenti che pochi hanno potuto esaminare.

La politica può anche continuare a discutere su chi sapesse prima e chi abbia fatto di più.

Gli anziani, le famiglie e i lavoratori, invece, hanno bisogno di sapere che cosa succederà domani.

GUARDA LA SEDUTA DEL CONSIGLIO

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