Blocchi su autostrade e porti. In Campania i pastifici restano senza materie prime, mentre cresce l’allarme per la distribuzione dei farmaci.
I tir bloccano autostrade e porti del Mezzogiorno. I pastifici campani cominciano a esaurire le scorte di materie prime e la distribuzione dei medicinali teme interruzioni nelle consegne. La protesta contro il caro gasolio, partita dalla Puglia e allargatasi al resto del Sud, sta mettendo in difficoltà aziende che dipendono ogni giorno dal trasporto delle merci.
Per gli autotrasportatori il costo del carburante è diventato insostenibile. Per le imprese che aspettano le forniture, invece, ogni giornata di blocco riduce la possibilità di continuare a produrre.
Da Nola a Salerno, i presidi paralizzano la circolazione
In Campania le manifestazioni colpiscono soprattutto la rete autostradale. Sull’A30 vengono bloccate le uscite di Nola e Nocera-Pagani, con code e rallentamenti anche in prossimità del collegamento con l’A16 Napoli-Canosa.
I disagi raggiungono la Salerno-Reggio Calabria, dove si registrano code a Eboli e la chiusura del tratto Battipaglia-Campagna. Altri presidi interessano i caselli di Caianello e Caserta Sud.
A Maddaloni arriva anche Giuseppe Conte, che incontra i manifestanti durante una tappa dei suoi impegni in Campania. Le proteste proseguono mentre le rilevazioni del ministero sui prezzi dei carburanti continuano a documentare quanto costa rifornire i mezzi utilizzati ogni giorno per lavoro.
La protesta arriva nei porti e coinvolge gli agricoltori
Dalla Campania la mobilitazione si estende a Calabria, Sicilia e Basilicata, mentre in Puglia i presidi continuano a coinvolgere strade e centri produttivi.
A Palermo i manifestanti fermano le attività al molo Santa Lucia. A Gioia Tauro gli autotrasportatori presidiano il porto e altri gruppi raggiungono la zona dell’aeroporto di Lamezia Terme.
Nel Foggiano si organizzano cortei a Manfredonia e Cerignola, con la partecipazione di amministratori locali. A Brindisi centinaia di camion percorrono la statale in direzione Bari. Anche gli agricoltori scendono in piazza: a Potenza migliaia di manifestanti e un centinaio di trattori si radunano davanti alla sede della Regione.
La pressione del caro gasolio sui costi di trasporto accomuna ormai aziende agricole, autotrasportatori e industrie che attendono rifornimenti per mantenere attivi gli stabilimenti.
Salvini cerca un’intesa con gli autotrasportatori
Il governo tenta di accelerare il confronto con le associazioni. Giorgia Meloni assicura: «Siamo al lavoro per dare risposte agli autotrasportatori».
Matteo Salvini valuta di anticipare l’incontro con le organizzazioni di categoria, mentre Unatras chiede «risposte concrete» contro l’aumento del gasolio. Assotir critica invece il ritardo delle istituzioni e considera insufficiente l’attenzione riservata alle difficoltà del settore.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida richiama i manifestanti al rispetto della legge: «Manifestare è lecito e degno di rispetto, bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato».
A difendere le ragioni della protesta intervengono anche esponenti della Chiesa. L’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia richiama le difficoltà degli agricoltori, mentre l’arcivescovo di Bari Giuseppe Satriano chiede misure che aiutino a sostenere i costi della produzione.
I distributori di farmaci chiedono garanzie sulle consegne
Mentre il confronto politico prosegue, il settore farmaceutico comincia a temere le conseguenze dei blocchi. Pierluigi Petrone, presidente di Liphe, l’associazione che riunisce le aziende della logistica integrata del farmaco, sollecita interventi per scongiurare l’interruzione dei rifornimenti.
«Non ci siamo mai fermati neanche durante la pandemia da Covid e non possiamo farlo neanche ora che morde con drammaticità la crisi del caro carburante».
Le consegne alle farmacie e ai cittadini, per il momento, sono regolari. La preoccupazione riguarda soprattutto la possibilità che la protesta continui, impedendo la distribuzione dei medicinali salvavita e dei vaccini.
Il settore chiede quindi di garantire il lavoro dei grossisti e degli operatori della distribuzione. Anche l’Agenzia italiana del farmaco indica procedure specifiche per affrontare le indisponibilità dei medicinali, un problema che diventerebbe più difficile da gestire se i trasporti rallentassero ulteriormente.
Rummo avverte: i pastifici rischiano di fermarsi
Nel settore alimentare le difficoltà sono già concrete. Cosimo Rummo, alla guida dell’azienda di Benevento, spiega che le materie prime non arrivano più con regolarità e che le scorte stanno diminuendo.
«Non riceviamo più le materie prime, a partire dalle farine. Le scorte nei magazzini si stanno assottigliano, se questa storia non si risolve nel giro di pochi giorni ci vedremo costretti a chiudere i siti produttivi».
Problemi analoghi vengono segnalati da altre imprese del comparto, soprattutto in Puglia. Rummo ricorda che le aziende hanno già riconosciuto agli autotrasportatori gli aumenti legati al gasolio e ritiene che i blocchi debbano essere affrontati anche come una questione di ordine pubblico.
La paura di fermare gli impianti cresce perché produrre pasta senza ricevere farina e altre forniture diventa impossibile, anche quando la domanda dei clienti rimane sostenuta.
Caputo: le navi partono senza i nostri carichi
Le conseguenze della protesta arrivano anche all’export. Antimo Caputo, amministratore delegato dell’azienda produttrice di farine, racconta che le merci non riescono a raggiungere le navi e alcune partenze avvengono senza i carichi previsti.
«Se le nostre farine non vengono consegnate si blocca tutto: niente pizza, niente pane, niente pasta».
Le spedizioni marittime seguono scadenze precise. Perdere una partenza significa spesso dover aspettare quella successiva, con danni che rischiano di proseguire anche dopo la riapertura delle strade.
Caputo invita però il governo ad ascoltare soprattutto i piccoli autotrasportatori. I padroncini devono anticipare il denaro per carburante, ricambi e manutenzione. Quando la liquidità si esaurisce, continuare a lavorare diventa sempre più difficile.
La crisi del diesel incontra anche i problemi della manovra economica, perché contenere i costi richiede risorse pubbliche e interventi capaci di dare sollievo alle imprese.
Intanto i pastifici consumano le ultime scorte, i distributori di medicinali cercano di mantenere regolari le consegne e gli autotrasportatori aspettano il confronto con il governo. La soluzione dovrà arrivare prima che dai piazzali vuoti si passi agli impianti spenti.
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