#Finsubito news – Caro carburanti e olio estero: gli agricoltori del Gargano sbarcano a Roma in casa PD


ROMA – Gli olivicoltori del Gargano sono arrivati a Roma, all’Assemblea nazionale del Partito Democratico, per portare all’attenzione della politica la crisi del comparto. Una delegazione del comitato Olivicolo del Gargano, composta da Matteo Gentile, Michele Cannarozzi, Carmine Gioffreda e Sandro Germinelli, è stata accolta sul palco dalla segretaria Elly Schlein. Al centro dell’incontro, il crollo delle quotazioni dell’olio, l’aumento dei costi di produzione e le difficoltà delle aziende agricole, soprattutto quelle guidate da giovani che hanno investito nel settore.

Intanto, sul territorio, la mobilitazione prosegue tra presidi e trattori. Gli agricoltori chiedono interventi urgenti per poter raccogliere le olive e salvaguardare il futuro delle attività agricole. «Non chiediamo l’elemosina, vorremmo soltanto un prezzo giusto con cui poter lavorare», ha spiegato Matteo Gentile, illustrando una serie di richieste rivolte alle istituzioni.

Nel suo intervento a Roma, Gentile, rappresentante del comitato agricolo Gargano Olivicolo, ha descritto le difficoltà di un territorio in cui l’olivicoltura rappresenta una tradizione tramandata da generazioni. «Il Gargano è anche un territorio agricolo, prevalentemente olivicolo dove noi tramandiamo una tradizione», ha ricordato, parlando degli oliveti millenari ereditati dai genitori e destinati, nelle intenzioni degli agricoltori, a essere lasciati ai figli.

La crisi, ha spiegato, si è aggravata a partire da gennaio, quando l’arrivo di olio dall’estero avrebbe contribuito al crollo dei prezzi mentre la campagna olearia non era ancora conclusa. Se nella stagione precedente il prodotto veniva venduto intorno ai 9 euro al litro, quest’anno le quotazioni sono scese a circa 3,80-4 euro.

«In queste condizioni non riusciamo a raccogliere le olive», ha affermato Gentile, evidenziando come il valore riconosciuto al prodotto non consenta di sostenere i costi della raccolta. A pesare sono anche il caro carburante e gli impegni finanziari assunti dalle aziende per acquistare macchinari e rendere più efficiente il lavoro.

Particolarmente delicata, secondo il rappresentante degli olivicoltori, è la situazione dei giovani che hanno aderito ai programmi di insediamento in agricoltura e investito nella meccanizzazione, facendo ricorso anche a prestiti e mutui. «Se ora arriviamo al punto di non riuscire nemmeno a raccogliere, questi ragazzi sono stati ingannati, disillusi e truffati, e non si possono abbandonare a loro stessi», ha dichiarato.

Il comitato chiede misure immediate per affrontare l’emergenza e permettere alle aziende di proseguire la raccolta. Tra le proposte illustrate da Gentile figurano un credito d’imposta per i carburanti, sgravi sui contributi e la sospensione, anche temporanea, delle importazioni di olio dai Paesi extracomunitari.

Gli agricoltori chiedono inoltre controlli sulle produzioni dichiarate e sulle moliture nei frantoi, per verificare le rese effettive ed evitare, secondo quanto denunciato, possibili irregolarità nella contabilizzazione dell’olio. Sollecitano anche verifiche più rigorose sui prodotti extracomunitari in ingresso e un’etichettatura più chiara, che permetta ai consumatori di distinguere l’olio italiano da quello miscelato o proveniente dall’estero.

Un altro punto riguarda la stabilità delle quotazioni. Per Gentile, le aziende hanno bisogno di un prezzo minimo di riferimento che consenta di programmare gli investimenti e affrontare i costi di una campagna olearia i cui risultati economici si concretizzano nel tempo.

A sostegno della richiesta di maggiore tutela, il rappresentante del comitato ha evidenziato la differenza tra le quotazioni del Centro Italia, dove l’olio raggiungerebbe i 10, 11 o 12 euro, e quelle di regioni come Campania, Puglia e Molise, fino alla Sicilia, dove il prezzo scenderebbe intorno ai 4 euro. «Il nostro prodotto è buono come quello degli altri, forse anche migliore, ma il punto è che vorremmo essere trattati alla stessa misura e avere le stesse possibilità dei colleghi più a nord», ha detto.

La difficoltà di rinviare ulteriormente la raccolta è stata al centro anche dell’intervento di Michele Cannarozzi, olivicoltore del Gargano, che ha rivolto un messaggio ai giovani agricoltori del Paese, dal Nord al Sud.

Cannarozzi ha ricordato che la protesta è partita da Carpino e si è poi estesa al territorio garganico, con manifestazioni pacifiche per rivendicare il diritto a continuare a lavorare. Al 18 ottobre, ha riferito, gli agricoltori erano al settimo giorno di presidio nel piazzale del castello di Poggio Imperiale, insieme agli autotrasportatori, mentre i trattori continuavano a essere presenti sul posto.

«Il messaggio è arrivato a chi di dovere e i nostri trattori sono ancora lì, ma oggi è il 18 ottobre e le olive sono mature sulle piante e stanno cadendo», ha dichiarato. Da qui l’urgenza di ottenere risposte in tempi brevi: «Non possiamo più aspettare, dobbiamo raccogliere il nostro prodotto perché amiamo la nostra terra e abbiamo scelto di restare al Sud».

Il suo appello è rivolto in particolare ai giovani che intendono continuare a investire nell’agricoltura e mantenere vive le attività nei piccoli centri. «Il mio messaggio è di andare avanti», ha detto Cannarozzi, invitando a manifestare pacificamente per far valere le proprie ragioni.

La presenza degli olivicoltori garganici si inserisce nel confronto sulla crisi agricola pugliese portato all’Assemblea nazionale del Partito Democratico. Il partito ha denunciato l’atteggiamento del Governo Meloni nei confronti delle proteste, sostenendo che chi manifesta venga ignorato o criminalizzato.

Il segretario regionale del Pd, Domenico De Santis, ha evidenziato l’insostenibilità delle condizioni in cui operano le aziende agricole e la necessità di partire dalle richieste dei territori, in particolare del Mezzogiorno, per costruire un programma nazionale.

Sul fronte regionale, la Regione Puglia ha annunciato un pacchetto da 30 milioni di euro a sostegno delle imprese agricole: 10 milioni destinati al gasolio e 20 milioni alla filiera. Il Pd pugliese e il Movimento 5 Stelle hanno accolto positivamente la misura, giudicandola tuttavia insufficiente rispetto alla portata della crisi.

Sul Gargano, intanto, la mobilitazione continua con il sostegno dei sindaci di Cagnano Varano, Vico del Gargano, San Nicandro Garganico, Carpino e Ischitella, che hanno espresso solidarietà agli agricoltori e chiesto interventi contro il caro carburante e la concorrenza sleale. Alcuni Comuni hanno inoltre annunciato consigli comunali straordinari dedicati alla situazione del comparto.


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