Riscossione coattiva autorizzata dal Ministero, bollette per 6 milioni, rateizzazioni fino a 100 rate e pignoramenti per chi non risponde. Antonello Iannarilli, commissario straordinario dell’Ater della provincia di Frosinone, rivendica la svolta sui conti ma denuncia un nodo strutturale che nessun piano di risanamento può sciogliere da solo: canoni sociali fermi a pochi euro al mese, un’Imu che pesa sull’ente come una tassa su alloggi che sociali lo sono per definizione, risorse regionali per la manutenzione definite da alcuni “ridicole” per un patrimonio di 6.500 alloggi. E sul futuro: “Chi verrà dopo di me non potrà fermare questo percorso di risanamento”.
- Commissario Iannarilli, lei è stato nominato e poi confermato alla guida dell’ATER. È il momento di un primo bilancio sul risanamento finanziario?
“Quando sono arrivato, con l’esperienza amministrativa che ho alle spalle, è stata la prima volta che mi trovavo davanti a un ente così disastrato. Il problema fondamentale erano le risorse: un mancato incasso negli anni di circa 44 milioni e debiti per 20-25 milioni, in parte a scadenza breve. Una situazione davvero ingestibile”.
- Che percentuale aveva la morosità sul totale degli inquilini?
“Credo si fosse intorno al 75%. La prima cosa che ho fatto, quella decisiva, è stata rivolgermi al Ministero: sono stato autorizzato alla riscossione coattiva, saltando così tribunali e avvocati che ci costavano molto senza farci recuperare risorse. Oggi la situazione comincia a essere più chiara. Ho emesso bollette per circa 6 milioni di euro e una parte importante è già stata rateizzata. Proprio l’altro giorno il tribunale ci ha dato ragione su un decreto ingiuntivo da 57mila euro nei confronti di un occupante abusivo: la conferma che la linea adottata è quella giusta, perché è una linea trasparente”.
Emesse bollette per 6 milioni verso inquilini con forti rateizzazioni
- Come funziona la procedura?
“Mandiamo il conto all’utente in via bonaria. Se l’utente viene a chiedere la rateizzazione arriviamo fino a 72 rate e, in casi eccezionali da documentare, anche a 100. Se non risponde, la pratica passa alla società di riscossione, che concede altri 30 giorni. Trascorso quel termine, partono le procedure di pignoramento: auto, conto corrente, stipendio. Il messaggio, per fortuna, comincia a passare nei condomini dell’ente: molti vengono a pagare spontaneamente, altri pagheranno con gli interessi, ma stanno pagando”.
- Avete misurato la morosità incolpevole, quella di chi davvero non può pagare?
“C’è la fascia A, quella di chi paga 6 euro al mese, su cui non possiamo intervenire. Dalla fascia B in poi possiamo agire. Certo, se un utente non ha alcun reddito non verremo pagati: penso che almeno un 10% viva queste difficoltà. Ma parliamo di canoni che partono da 6,95 euro; nella fascia C siamo intorno ai 9, 10, 15 euro, e poi salgono in base al reddito”.
- Dal consigliere Canale di Cervaro è arrivata una segnalazione e lei ha risposto in modo molto netto: l’Ater prende in carico gli interventi, ma deve fare i conti con le risorse disponibili.
“Il problema è che molti confondono le competenze. Il condominio ha un ruolo a sé: scale, luci, ascensore, energia elettrica, pulizia delle fognature non spettano all’Ater. A Cervaro siamo già intervenuti, mi pare rifacendo anche qualche pozzetto, perché se il problema della fogna è strutturale tocca a noi. Ma se si tratta di pulizia – e nelle fogne troviamo di tutto – non è di nostra competenza. Lo stesso vale per gli ascensori. Ricordo un titolo di giornale su una persona “murata in casa per colpa dell’Ater”: non è così, perché energia e manutenzione dell’ascensore spettano al condominio”.
Ascensori e impianti bloccati sui quali spetta ai condomini intervenire
- Eppure nei casi più gravi intervenite.
“Nelle situazioni critiche, soprattutto dove ci sono persone con disabilità, cerco di intervenire. Ma è un processo complesso: paghiamo noi le spese urgenti per riattivare l’ascensore e poi – cosa che prima non si faceva e che ho introdotto io – inseriamo le spese condominiali in bolletta, così da recuperarle in futuro. Non posso però pensare di pagare le spese condominiali di tutti. Interveniamo solo in casi estremi. Chi si lamenta che l’ascensore non funziona deve sapere che la responsabilità è del condominio: bisogna pagare le quote condominiali. Non lo dice Iannarilli, lo dice la normativa”.
- Quali sono gli interventi più urgenti che ha programmato?
“La mia difficoltà è che in tre anni ho potuto mandare in appalto, con le risorse regionali, appena 450mila euro di manutenzione. Con 6.500 alloggi, è una cifra manifestamente inadeguata. Ora stiamo lavorando all’approvazione di altri 2 milioni, ma è tecnicamente impossibile garantire una manutenzione degna a tutto il patrimonio: le risorse sono esigue”.
- Lei è rimasto bloccato per sei mesi da un pignoramento presso terzi alla Regione.
“Sì, da parte dei Comuni. Ora stiamo arrivando in fondo a questa vicenda. Faccio l’esempio di Frosinone, che ci ha pignorato circa 2 milioni: per sei mesi non sono riuscito ad avere nemmeno un euro dalla Regione. Abbiamo concordato una dilazione dei pagamenti anche verso il Comune. Però i cittadini di Frosinone che abitano nei nostri alloggi ci devono 2 milioni e mezzo, quelli di Ceccano 2 milioni e 300mila, quelli di Cassino 2 milioni. Noi dobbiamo pagare l’Imu, non incassiamo e dobbiamo fare la manutenzione. È chiaro che qualcosa non torna. Ma non lo vivo solo io: lo vivono tutte le Ater. Anche se fossi bravissimo a incassare 4 milioni e mezzo di canoni – e sappiamo che non ci riusciremo mai – ho 4 milioni di Imu l’anno che non riusciamo a pagare. Lo sanno tutti, le Regioni e i parlamentari. Abbiamo posto il problema: va rivisto anche il canone minimo. La Toscana lo ha portato a 40 euro”.
Il canone a 10 euro è anacronistico, la Toscana l’ha portato a 40
- Dovrebbe essere la Regione Lazio ad aprire un tavolo con i Comuni?
“L’Imu è materia nazionale e non compete alla Regione, che però potrebbe porre il tema in Conferenza Stato-Regioni. La Regione ha invece competenza sul canone: riteniamo che un canone da 10 euro sia ormai anacronistico. Pensi che per registrare un contratto paghiamo 60 euro l’anno: spesso con quello che incassiamo non copriamo nemmeno la registrazione. La situazione è drammatica”.
- Il nodo, quindi, è strutturale. Come se ne esce?
“È strutturale. Non riusciremo mai nemmeno ad andare in pari tra entrate e uscite, perché ogni anno i Comuni ci chiedono 4 milioni. E sull’Imu la normativa è davvero paradossale: le case le assegniamo ai meno abbienti tramite graduatorie che non facciamo noi, ma il Comune. Mettiamo a disposizione dieci alloggi, il Comune fa il bando, individua chi ha più punteggio e assegna le case. Si tratta quindi di alloggi sociali, non possono essere altro. Eppure dobbiamo andare in causa per dimostrarlo, e da cinque-sei mesi la giurisprudenza va in due direzioni: c’è chi ci dà ragione e chi ci dà torto. Qualcosa non quadra anche sul piano legislativo”.
- Quanto sono lunghe le graduatorie? C’è fame di case popolari?
“C’è fame. Molti Comuni non hanno alloggi, ma le città più grandi – Frosinone, Cassino, Alatri, Anagni – sì, e le liste sono lunghe, anche perché da anni non si costruisce più. Le ultime case sono state realizzate tra il 2000 e il 2010. I Comuni non hanno più aree Peep e mancano i fondi. Speriamo che il Piano casa nazionale, approvato da poco, consenta di realizzare nuovi alloggi. Ma il grande problema resta la ristrutturazione dell’esistente”. (1. Continua)
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