di M.R. e M.G.P.
Gode di una rinnovata fiducia il sindaco di Terni Stefano Bandecchi, ma da parte di una maggioranza ristretta. Terminata poco prima delle 14, ha avuto questo esito la riunione che il primo cittadino ha tenuto in Provincia coi suoi più fedeli consiglieri. «Io non me ne vado – aveva detto poco prima ai microfoni dei giornalisti che lo hanno interpellato -, aspetto che mi mandino via». I numeri in aula, dopo la fuoriuscita di quattro membri di consiglio dalla maggioranza, per l’amministrazione sono risicati e potrebbero rivelarsi insufficienti. Tuttavia l’imprenditore livornese intende proseguire nel mandato che gli hanno conferito gli elettori nel 2023 provando a ‘tenere botta’ nonostante gli scossoni sin qui intervenuti. L’addio di Sterlini, Colasanti, Severoni e Mengaroni fa infatti seguito a quello di Trippini e Verdecchia. I terremoti politici da tre anni a questa parte hanno investito ripetutamente anche la giunta, tra chi si è chiuso la porta alle spalle (come Nichinonni e Aniello) e chi è stato spazzato via (come Corridore, Altamura, Schenardi, Maggi, Renzi e Iapadre); nonché ‘l’assessore di ritorno’, così some definito dal consigliere Meloniano Marco Cecconi, Sergio Cardinali.
Nonostante la crisi politica evidente, il primo cittadino sceglie di restare al suo posto, forte dei 15 che gli hanno rinnovato la fiducia. «Il nodo, se si dovesse andare alle urne anticipatamente – dichiara Bandecchi -, è che le elezioni sarebbero a maggio, dunque ci sarebbe un commissario fino a maggio. In questo momento devono partire i lavori per chilometri di strade, il rifacimento di Terni, è un momento molto caldo. Io sono molto sereno, esistono tante possibili maggioranze. Tutto parte dalla volontà che hanno le 15 persone che oggi rappresentano l’ex maggioranza. Prima parlo con la maggioranza poi, se me ne dà mandato la maggioranza, parlo con l’opposizione».
Il sindaco ha detto che il fine settimana è stato «sereno e tranquillo», alla stampa in Provincia ha parlato della Nuova Ternana e della Ternana Women dicendo di aver visto le due partite nel weekend. «Ho visto che molti già stanno festeggiando, è normale che i cani festeggiano sui cadaveri dei leoni. Ma i cani restano cani, i leoni restano leoni; se andassimo a votare domani mattina – ha aggiunto -, vincerei di nuovo». Il sindaco poi, incalzato dalla stampa, chiude sulla possibilità di un nuovo rimpasto di giunta: «No, non sono disponibile. Non sono disponibile a rinunciare a niente di ciò che fino ad oggi ho fatto per Terni». E aggiunge: «Secondo me ci sono i presupposti per andare avanti. Siamo in 15, 16 è la maggioranza. Ne manca uno (un consigliere ndr) e con 17 passa il bilancio, che è l’unico, forse, vero ostacolo».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, rivela Bandecchi, è stata la questione della rete del gas. Anche questa mattina si è tenuta la Prima e Terza commissione consiliare per discuterne, chiusa senza voto: «Se non vuoi vendere la rete del gas, non stai più in maggioranza», tuona il sindaco. Insomma, tra le due possibilità paventate anche da Umbria24 nella giornata di domenica, la ricerca di un nuovo equilibrio e le dimissioni volontarie, il sindaco ha scelto la prima: «Non ci penso alle mie dimissioni. Ho un mandato dei cittadini, lo rispetterò. Quando il consiglio comunale mi sfiducerà, allora io andrò via».
Intanto ad essere sfiduciati sono i presidenti di commissione Sterlini e Severoni, che fanno parte dei cosiddetti dissidenti. Sulla prosecuzione del lavoro in aula, è chiaro che il primo cittadino debba necessariamente adottare una strategia di salvataggio, almeno all’occorrenza. Tra i banchi del centrodestra, qualche buona sponda l’ha trovata spesso.
Dal centrosinistra invece ecco che il Patto avanti chiede a Bandecchi le dimissioni: «La crisi della maggioranza che sostiene Stefano Bandecchi certifica il fallimento di un progetto politico che mostrava da tempo tutte le sue fragilità. Bandecchi avrebbe dovuto prenderne atto prima, evitando di trascinare Terni in mesi di instabilità e scontri interni, tenendo in ostaggio la città. Il bilancio politico di questa esperienza è una città che ha perso tempo senza ottenere le risposte che meritava, andando dietro a slogan continui. Terni ha bisogno di un’amministrazione concentrata sui problemi dei cittadini e delle cittadine, non sulle proprie crisi o su interessi personali. Senza una maggioranza, il sindaco ne tragga le conseguenze e rassegni le dimissioni, dando la parola nuovamente agli elettori. La città non può più aspettare dopo il tempo che ha perso in questi anni».
Rifondazione comunista in questa fase è concentrata sulla costruzione di alleanze: «La crisi di Bandecchi non rappresenta, da sola, la soluzione dei problemi di Terni. Un eventuale ritorno alle urne aprirebbe il confronto tra progetti politici differenti, compresi quelli del centrodestra e dell’area di Vannacci, alla quale fa riferimento Orlando Masselli. Per Rifondazione Comunista, il confronto con queste prospettive riguarda innanzitutto le scelte concrete su diritti, servizi pubblici, lavoro, ambiente e partecipazione democratica. Non basta cambiare chi governa, se non cambia ciò che viene fatto per la città. Anche con questo spirito, sabato 24 ottobre promuoveremo un attivo pubblico aperto agli iscritti, ai simpatizzanti, alle forze politiche e alle parti sociali, per discutere le priorità e le prospettive di Terni e dell’intero territorio provinciale. La crisi politica è già aperta. Il confronto sul futuro di Terni è già iniziato. Ora è il momento di dargli maggiore concretezza, mettendo al centro ciò che deve cambiare nella vita delle persone».
«Anche se Bandecchi troverà nuovi appoggi – dichiara Emiliano Listanti di Sinistra italiana -, la sua esperienza politica è finita. Un soccorso in aula potrà rinviare il conto, non cancellarlo: rimpasti, rotture, promesse mancate, prove di forza e un grave conflitto d’interessi hanno già segnato il fallimento di questa amministrazione. È il fallimento del sindaco padrone: quello che pretendeva obbedienza, ma non è riuscito a tenere insieme neppure la propria maggioranza; quello che prometteva di cambiare Terni e ha finito per cambiare assessori, alleati e consiglieri. A forza di cacciare e farsi lasciare, è rimasto senza maggioranza e con una dichiarazione sull’«inciucio» che rischia di diventare la battuta migliore della crisi. Terni non merita l’ennesimo rattoppo, né una maggioranza raccogliticcia assemblata nei corridoi per tirare a campare. Bandecchi prenda atto che il suo ciclo è finito e restituisca la parola ai cittadini».
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