#Finsubito news – Gilmar, profondo rosso: 256 dipendenti a rischio e congelamento creditori. L’azienda ha debiti per 37 milioni di euro


Il colosso romagnolo della moda di lusso Gilmar Divisione Industria S.p.A., storica azienda fondata nel 1992 e controllata al 100% dalla Gerani Group S.p.A. (società che fa capo ai coniugi Silvano Gerani e Giuliana Marchini e ai figli Paolo e Patrizia), ha depositato in data 7 ottobre, innanzi al Tribunale di Rimini, un ricorso iscritto al RG n. 1734/2026 Vol. Giur. ex art. 19 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII).

L’obiettivo dell’atto è richiedere la conferma giudiziale delle misure protettive del patrimonio ex art. 18 CCII nei confronti della generalità dei creditori (con l’esclusione dei lavoratori dipendenti, espressamente esentati dalla legge), nell’ambito della procedura di Composizione Negoziata della Crisi d’Impresa.

Tale richiesta formale fa seguito all’istanza presentata in data 29 settembre 2026 sulla piattaforma nazionale per la nomina dell’esperto, individuato nella persona del dottor Mauro Morelli (la cui accettazione dell’incarico è stata formalizzata il 6 ottobre). L’azienda, guidata dal presidente e amministratore delegato Silvano Gerani e dal vicepresidente e amministratore delegato Paolo Gerani, conta 256 dipendenti diretti (rilevati alla data del 31 luglio) e ha la propria sede legale e polo produttivo a San Giovanni in Marignano, in un moderno complesso industriale su oltre 35.000 metri quadrati.

Gilmar è celebre a livello internazionale per la gestione e commercializzazione dei marchi in licenza “N°21” e “Paolo Pecora” e, soprattutto, per il prestigioso marchio ICEBERG (lanciato nel 1974, iscritto nel registro dei marchi storici di interesse nazionale ai sensi del D.Lgs. 30/2005 e legato nel tempo a icone della Pop Art come Andy Warhol e stilisti di fama mondiale come Marc Jacobs, Vivienne Westwood e Jean-Charles de Castelbajac).

I numeri del dissesto: 37,2 milioni di euro di debiti e il crollo dei ricavi

La situazione economico-finanziaria di Gilmar ha registrato una brusca inversione di tendenza a partire dall’esercizio 2020, interrompendo una fase di costante crescita che nel 2019 aveva visto l’azienda raggiungere 95,9 milioni di euro di valore della produzione, un EBITDA positivo di 3,5 milioni e un utile operativo costante. Il 2020 ha invece segnato un drastico dimezzamento dei volumi di attività, con una contrazione del 44% del valore della produzione e un EBITDA negativo per 10,4 milioni di euro.

Alla data del 31 luglio (assunta a riferimento quale spalla contabile del Progetto di Piano di risanamento redatto dallo Studio Aicardi & Partners nelle persone dei dottori Piero Aicardi e Achille Mazzanti), l’indebitamento complessivo della società ammonta a 37.200.000 euro (lievemente ridottosi a 36.630.000 euro alla data del 31 agosto). La massa debitoria si suddivide nelle seguenti macrocategorie:

Debiti privilegiati (€ 8.585.000 totali)

Debiti chirografari

€ 5.858.000 verso banche, di cui € 5.291.000 costituiti da finanziamenti a medio-lungo termine assistiti dalle garanzie pubbliche di Mediocredito Centrale e SACE.

€ 8.106.000 verso i fornitori commerciali terzi.

€ 2.066.000 per anticipi e caparre.

€ 682.000 per depositi cauzionali.

€ 11.881.000 verso parti correlate (società riconducibili alla famiglia Gerani), il cui piano prevede il pagamento in via postergata e successiva rispetto all’integrale soddisfacimento dei creditori terzi.

A fronte di tale esposizione debitoria, la società vanta un attivo patrimoniale capiente: il valore di realizzo stimato nel piano oscilla tra i 25 e i 33 milioni di euro, a cui si sommano le rimanenze di magazzino valutate a 15 milioni di euro al 31 agosto e sottoposte a una svalutazione prudenziale del 29,6%. Con un patrimonio netto ancora ampiamente positivo, la crisi viene configurata giuridicamente come uno stato di insolvenza reversibile di natura economica e industriale e non strutturale o patrimoniale.

Le cause della crisi: shock esterni e rigidità strutturale

L’origine della crisi aziendale viene ricondotta a una combinazione di fattori esogeni di mercato e criticità di natura endogena:

Fattori esogeni:

    • L’impatto della pandemia da Covid-19 nel biennio 2020-2021, il successivo scoppio del conflitto russo-ucraina (che ha colpito aree storicamente cruciali per le vendite dei brand), l’impennata dei costi energetici e le fluttuazioni dei tassi di cambio sulle esportazioni extra-UE.
    • La progressiva riduzione e la definitiva cessazione della produzione dei marchi in licenza Missoni e Siviglia decisa dai licenzianti, che ha provocato una perdita secca di ricavi pari a circa 25 milioni di euro annui.
    • La riduzione degli operatori indipendenti nel mercato multimarca e la scelta delle grandi maison internazionali di internalizzare i processi produttivi, restringendo gli spazi per i terzisti indipendenti.

Fattori endogeni:

    • La struttura industriale e l’organico di 256 dipendenti erano stati dimensionati per un volume d’affari stimato in circa 85 milioni di euro medi annui per il quinquennio 2025-2029. Il dimezzamento dei volumi reali ha reso la struttura dei costi fissi insostenibile.
    • Il modello di business delle licenze impone di anticipare i costi di campionario e materie prime prima di ricevere gli ordini e incassare i ricavi, generando tensioni di cassa in presenza di invenduto.
    • La copertura del fabbisogno operata negli scorsi anni tramite apporti in conto capitale e finanziamenti della famiglia Gerani è giunta a un punto di esaurimento naturale.

Il Progetto di Risanamento: le 3 direttrici operative

Il piano di risanamento elaborato dall’advisor finanziario poggia su tre direttrici strategiche fondamentali volte a preservare il valore aziendale e soddisfare i creditori:

Cessione in continuità del “Ramo Conto Terzi”

    • Il ramo d’azienda dedicato alla produzione su commessa per le grandi maison dell’alta moda sarà ceduto a un operatore industriale del settore in regime di continuità indiretta.
    • L’operazione punta a salvaguardare interamente i rapporti di lavoro (da 126 dipendenti della filiera tecnica fino a un massimo di 185 unità includendo logistica, magazzino e ufficio prodotto) e il know-how tecnico maturato in oltre 50 anni.
    • È prevista la richiesta di autorizzazione al Tribunale ex art. 22 CCII per trasferire il ramo esonerando l’acquirente dalla solidarietà sui debiti pregressi registrati nei libri contabili.

Dismissione controllata del “Perimetro Licenze”:

    • Completamento e spedizione degli ordinativi già acquisiti per la stagione autunno-inverno 2026, così da monetizzare le lavorazioni in corso a fronte di costi già sostenuti.
    • Interruzione ordinata dello sviluppo delle nuove collezioni a partire da settembre 2026 per evitare ulteriori esborsi di cassa.
    • Progressivo smaltimento delle giacenze di magazzino e dei prodotti finiti entro le finestre contrattuali (da 6 a 12 mesi) e successiva chiusura dei negozi monomarca e dei contratti di locazione.

Vendita del compendio immobiliare di San Giovanni in Marignano:

    • Cessione del prestigioso polo industriale di proprietà (esteso per oltre 35.000 mq e attualmente libero da ipoteche), che non risulta più funzionale alle attività ridimensionate della società. La liquidità ricavata rappresenterà la principale fonte per il pagamento dei creditori terzi.

Il decreto del Tribunale di Rimini e i dettagli dell’udienza telematica

A seguito del ricorso depositato il 7 ottobre, con decreto emesso in data 12 ottobre 2026, il giudice designato del Tribunale di Rimini, dottor Filippo Meneghello, ha sciolto la riserva fissando formalmente l’udienza per la comparizione delle parti e dell’esperto.

  • Data e ora dell’udienza: Il giorno 24 novembre, alle ore 9.
  • Partecipazione e memorie difensive: i creditori e i soggetti interessati che intendono prendere parte all’udienza sono invitati all’orario stabilito. I creditori hanno inoltre la facoltà di depositare apposita memoria difensiva alla Cancelleria del Tribunale di Rimini entro il termine perentorio di 5 giorni prima dell’udienza.

Le tutele protettive richieste dall’azienda

Con il ricorso, Gilmar ha chiesto al Tribunale di confermare, per la durata massima di 120 giorni decorrenti dalla data di pubblicazione dell’istanza di nomina dell’esperto nel Registro delle Imprese, le seguenti misure protettive e cautelari a salvaguardia della continuità aziendale e del patrimonio:

  1. Blocco delle azioni esecutive e cautelari: divieto per i creditori di acquisire diritti di prelazione (se non concordati) e di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari sul patrimonio, sui beni e sui diritti aziendali.
  2. Improcedibilità della liquidazione giudiziale: divieto di pronunciare la sentenza di apertura della liquidazione giudiziale o di accertamento dello stato di insolvenza.
  3. Divieto di scioglimento dei contratti pendenti: divieto per i creditori (comprese banche e intermediari finanziari, loro mandatari o cessionari) di rifiutare unilateralmente l’adempimento dei contratti pendenti, di provocarne la risoluzione, di anticiparne la scadenza o di revocare le linee di credito concesse per il solo fatto del mancato pagamento di crediti anteriori alla pubblicazione dell’istanza.
  4. Obbligo di mantenimento delle linee di credito: divieto per banche e intermediari finanziari di mantenere la sospensione delle linee di credito accordate al momento dell’accesso alla composizione negoziata, salvo che dimostrino che tale sospensione derivi rigorosamente dall’applicazione della disciplina di vigilanza prudenziale.

 

a cura di Marco Valeriani


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