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Il Comune di Pieve del Grappa ha espresso vicinanza e solidarietà ai 35 lavoratori del Pastificio Rigo per i quali si sta aprendo una fase di forte incertezza dopo l’avvio della procedura di licenziamento collettivo legata alla cessazione dell’attività, annunciata a partire dal prossimo gennaio.
Una notizia che sta destando profonda preoccupazione per le ricadute occupazionali e sociali sul territorio e che riguarda una realtà produttiva storica della Pedemontana trevigiana, attiva dal 1929 e legata ad una lunga tradizione industriale e alimentare.
“La nostra prima preoccupazione è per tutte quelle persone che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, per le loro famiglie e per il futuro di un’attività che da quasi un secolo fa parte della storia del territorio – dichiara la sindaca di Pieve del Grappa, Annalisa Rampin -. Non possiamo guardare a questa vicenda come ad una semplice chiusura aziendale. Dietro, infatti, ci sono professionalità, competenze ed esperienze maturate in tanti anni di lavoro, oltre ad un patrimonio produttivo che merita di essere tutelato“.
L’Amministrazione comunale auspica quindi “che si apra al più presto un confronto tra la proprietà, le organizzazioni sindacali e le Istituzioni competenti, a partire dalla Regione Veneto, per approfondire le motivazioni che hanno portato alla decisione e verificare ogni possibile soluzione alternativa alla cessazione della produzione”.
“Riteniamo fondamentale che si percorrano tutte le strade possibili prima di arrivare ad una chiusura definitiva – prosegue il primo cittadino –. Proprio per questo sosteniamo la richiesta di un tavolo di confronto che consenta di fare chiarezza sulla situazione e di verificare se esistano le condizioni per garantire la continuità produttiva salvaguardando così i posti di lavoro. La tutela dell’occupazione deve essere la priorità assoluta di tutti“.
A tal proposito, il Comune si è reso già disponibile a seguire da vicino l’evoluzione della vicenda e a collaborare, nell’ambito delle proprie competenze, con tutti i soggetti coinvolti per favorire un percorso di confronto costruttivo.
“In questa fase è importante che lavoratori e famiglie non si sentano soli – chiosa il sindaco -. Come Amministrazione comunale siamo vicini a loro e auspichiamo che si possa individuare una prospettiva diversa dalla chiusura, capace di preservare il lavoro e le competenze presenti nello stabilimento. Serve uno sforzo condiviso, con la responsabilità di tutte le parti, per cercare una soluzione che tenga insieme le esigenze industriali e la salvaguardia dell’occupazione“.
“Infine, c’è poi un aspetto umano che mi sta particolarmente a cuore – conclude Rampin – La famiglia Rigo ha rappresentato per cinque generazioni un esempio imprenditoriale per tutto il territorio e la nostra comunità. Ecco perché dispiace ancora di più vedere che, dopo la morte dell’Amministratore delegato Piero Rigo, e a pochi giorni dall’ultimo saluto ad Arrigo Rigo, l’azienda per la quale tanto si è speso si avvii verso una chiusura decisa da Aldino Srl. Una scelta aziendale sulla quale la famiglia Rigo, pur essendo legata a questa realtà da una storia lunga cinque generazioni, non ha alcuna voce in capitolo“.
I sindacati alla Regione: “Aprire tavolo di crisi”
Come riferito infatti dal sindacato FLAI CGIL di Treviso, il Pastificio Rigo di Pieve del Grappa, storica realtà produttiva del territorio, ha comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per cessazione dell’attività, mettendo a rischio il posto di lavoro di 35 persone, 28 operai e 7 impiegati. La chiusura dello stabilimento, come detto, è prevista a partire da gennaio 2027 e ha origine alcuni anni dopo l’acquisizione di Pasta Rigo da parte della multinazionale australiana avvenuta similmente ad altre realtà produttive in Veneto.
Nella comunicazione inviata alle organizzazioni sindacali – fa sapere FLAI CGIL – l’azienda motiva la scelta con “la non sostenibilità economica della prosecuzione dell’attività e con gli investimenti necessari per ammodernare lo stabilimento”. Una spiegazione che apre interrogativi importanti sulla fine di un brand made in Italy e la dismissione stessa dell’immobile e che, soprattutto, non può esaurire il confronto sul futuro delle persone coinvolte.
Da qui la richiesta di fare chiarezza sulle ragioni di tale decisione da parte della FLAI CGIL, alla luce del positivo in bilancio dell’azienda, con l’ulteriore sollecito a “verificare ogni possibilità concreta per evitare la chiusura e salvaguardare i posti di lavoro”.
“Non possiamo limitarci a prendere atto di una decisione che rischia di cancellare un’attività produttiva e di lasciare 35 persone senza una prospettiva occupazionale – tuona Danilo Maggiore, segretario generale della FLAI CGIL di Treviso -. Per questo abbiamo chiesto alla Regione del Veneto di attivare un tavolo di crisi, coinvolgendo l’azienda, le organizzazioni sindacali e tutti i soggetti istituzionali interessati, affinché siano esaminate tutte le possibili alternative alla cessazione dell’attività e attivate le tutele per i dipendenti. Occorre trovare soluzioni industriali che assicurino la continuità produttiva e percorsi in grado di salvaguardare l’occupazione”.
La stessa azienda, riporta ancora la FLAI CGIL, nella comunicazione di avvio della procedura ha dichiarato “la disponibilità al confronto con le organizzazioni sindacali e alla valutazione di eventuali misure per contenere le conseguenze sociali della chiusura”. Questa disponibilità, per i sindacati, “deve tradursi in un immediato confronto concreto, trasparente e orientato a individuare soluzioni”.
Abbiamo provato a contattare lo stabilimento di via Asolana, a Crespano, per avere anche la versione dell’azienda, ma non ci è stato possibile parlare con gli attuali vertici.
“La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori non può ridursi alla gestione degli effetti dei licenziamenti – precisa Bruno Rivoli, funzionario della FLAI CGIL – Prima di arrivare alla chiusura definitiva, è necessario mettere in campo ogni strumento utile e percorso per dare una prospettiva allo stabilimento e alle persone che vi lavorano. Per questo chiediamo quindi alla Regione del Veneto di intervenire tempestivamente e di convocare presto il tavolo di crisi. Il tempo a disposizione non è molto e non possiamo permettere che si arrivi a gennaio senza aver esplorato tutte le strade possibili”.
“Per noi il punto è chiaro: dietro questi 35 posti di lavoro ci sono persone, famiglie e competenze che meritano risposte – concludono i sindacalisti della FLAI CGIL -. La crisi di un’azienda non può essere affrontata dando per scontato che l’unica soluzione sia chiudere e licenziare. Serve la responsabilità sociale di tutti per cercare un’alternativa e garantire un futuro a chi oggi rischia di perdere il lavoro”.
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Archivio Qdpnews.it)
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