#Finsubito news – la Capitale del Libro sia l’inizio di una nuova città


Monreale è Capitale italiana del Libro 2027. Una notizia straordinaria, di quelle che meritano di essere accolte con entusiasmo e orgoglio. Un riconoscimento di prestigio nazionale, con una proiezione internazionale, che porta la nostra città al centro dell’attenzione del mondo della cultura e dell’editoria. Un risultato tutt’altro che scontato, conquistato grazie a un progetto che ha saputo convincere una giuria autorevole, superando la concorrenza di città importanti e culturalmente attrezzate. È giusto, dunque, fare i complimenti a chi ha creduto in questa opportunità. Al sindaco Alberto Arcidiacono e, in particolare, all’assessore Patrizia Roccamatisi, che ha seguito e sostenuto con convinzione questo percorso. Hanno avuto il merito di guardare oltre l’ordinaria amministrazione, di credere che Monreale potesse competere su un palcoscenico nazionale e di investire energie in una candidatura ambiziosa. Un plauso che va esteso a tutti coloro che hanno contribuito alla costruzione del progetto.

Ma, esaurita l’euforia dei festeggiamenti, arriva la parte più difficile. Perché vincere un titolo è importante, dimostrare di meritarlo lo è ancora di più. Monreale ha oggi una responsabilità enorme. Nei confronti del Ministero della Cultura, che ha creduto nel progetto e lo sosterrà con un finanziamento di circa 500 mila euro. Ma soprattutto nei confronti dei suoi cittadini, dei giovani, delle scuole, delle associazioni e di quanti immaginano una città diversa, più viva, più moderna, più capace di offrire opportunità.

Il progetto “Monreale legge il mondo” è ambizioso. Parla di inclusione, innovazione, biblioteche, nuove tecnologie, dialogo tra culture, partecipazione. Tutte parole bellissime. Ma adesso quelle parole devono trasformarsi in fatti. In luoghi, servizi, occasioni di crescita, iniziative capaci di sopravvivere anche alla conclusione del 2027.

Il rischio da evitare è quello di trasformare una straordinaria opportunità in un calendario di eventi, qualche convegno, tante fotografie e una bella relazione finale. Monreale non ha bisogno dell’ennesimo progetto destinato a rimanere sulla carta o a esaurirsi insieme ai finanziamenti che lo hanno reso possibile. Ha bisogno di risultati che restino. C’è poi una contraddizione sulla quale sarebbe opportuno riflettere. Monreale è stata proclamata Capitale italiana del Libro, ma oggi in città non ci sono librerie aperte. Un paradosso che racconta meglio di tante analisi quanto lavoro ci sia ancora da fare. Sarebbe bello che questo riconoscimento diventasse anche l’occasione per attirare investimenti privati. Perché non immaginare che grandi gruppi editoriali come Feltrinelli o Mondadori possano guardare finalmente a Monreale come a un territorio sul quale investire? Magari con una libreria moderna, capace di essere non soltanto un esercizio commerciale, ma anche uno spazio di aggregazione, di incontri, di presentazioni e di confronto. E sarebbe altrettanto importante favorire la nascita di librerie indipendenti, sostenendo chi voglia scommettere sulla cultura e sull’imprenditoria locale. Naturalmente non basta un titolo per convincere un’impresa ad aprire un’attività. Servono condizioni favorevoli, spazi adeguati, incentivi, una strategia commerciale e culturale. Ed è proprio qui che la politica deve dimostrare di saper fare la differenza.

Ma questa vittoria dovrebbe soprattutto rappresentare l’occasione per aprire una riflessione molto più ampia sul futuro di Monreale. È arrivato il momento di pensare a una Monreale nuova. Una città che sappia finalmente liberarsi da una visione troppo spesso ancorata al passato, a consuetudini e tradizioni che, per quanto importanti, non possono continuare a rappresentare l’unico orizzonte possibile. Sia chiaro: le tradizioni sono un patrimonio prezioso, da custodire e valorizzare. Ma non possono diventare un alibi per rinunciare all’innovazione. Così come il nostro straordinario Duomo e il Chiostro dei Benedettini, conosciuti e ammirati in tutto il mondo, non possono continuare a essere gli unici pilastri sui quali costruire l’identità e l’economia culturale della città. Monreale deve imparare ad andare oltre il Duomo e il Chiostro. Non per ridimensionarne il valore, ma per utilizzarne la forza e la notorietà come punto di partenza per costruire qualcosa di più grande. Una città moderna deve avere spazi culturali aperti e frequentati, biblioteche vive, luoghi di incontro per i giovani, iniziative capaci di attrarre visitatori durante tutto l’anno. Deve saper coinvolgere le sue frazioni, sostenere le imprese creative, investire nella formazione, nella comunicazione digitale, nell’innovazione e soprattutto nelle nuove generazioni. Deve essere una città nella quale i turisti non arrivino soltanto per ammirare i mosaici e ripartire dopo poche ore, ma trovino motivi per fermarsi, passeggiare, acquistare, partecipare a eventi, conoscere il territorio e magari scegliere di tornarci. E deve essere, prima di tutto, una città nella quale i suoi abitanti abbiano voglia di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro.

Il titolo di Capitale italiana del Libro può diventare la scintilla di questo cambiamento. Ma perché ciò accada serve una visione politica e amministrativa che vada ben oltre il 2027. Serve coinvolgere il tessuto economico, il mondo della scuola, le associazioni culturali, gli operatori turistici e soprattutto i cittadini. Serve programmare, realizzare e verificare. E serve anche trasparenza. Sarebbe auspicabile che l’amministrazione rendesse pubblici gli obiettivi, le scadenze e lo stato di avanzamento dei progetti, consentendo alla comunità di seguire passo dopo passo la trasformazione delle promesse in risultati. Perché il vero successo non sarà il numero di eventi organizzati nel 2027, ma ciò che resterà a Monreale nel 2028, nel 2029 e negli anni successivi. Al sindaco Arcidiacono e all’assessore Roccamatisi va dunque riconosciuto il merito di aver aperto una porta importante. Adesso hanno anche la responsabilità di attraversarla, portando con sé l’intera città. Da parte nostra, come giornale, ci sarà tutto il sostegno che merita un progetto capace di generare crescita e opportunità. Ma ci sarà anche l’attenzione critica necessaria a verificare che gli impegni vengano rispettati. Perché essere orgogliosi della propria città significa anche pretendere che sappia migliorare. Monreale ha dimostrato di saper immaginare un futuro diverso. Adesso deve dimostrare di saperlo costruire. Perché essere Capitale del Libro per un anno è un onore. Diventare una città della cultura per sempre sarebbe la vera vittoria.


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