Mentre nei palazzi del potere di Roma si firmano decreti legge e a Palermo le sedi istituzionali snocciolano cifre su presunti fondi di sostegno, nei piazzali, nelle rotonde e lungo i nastri d’asfalto del comprensorio gelese il motore della protesta non accenna a spegnersi. L’ultimo provvedimento governativo sui ristori per il caro carburanti, salutato a livello nazionale come una boccata d’ossigeno per le categorie produttive, qui viene percepito poco più che come una goccia d’acqua nel deserto. La percezione diffusa tra le maglie della società civile e dei comparti economici di Gela è quella di una misura del tutto insufficiente, distante anni luce dalla drammatica realtà quotidiana di chi vive e produce nel Nisseno.
Se nelle grandi città del Nord e lungo le direttrici autostradali della penisola la mobilitazione ha mostrato fasi d’alternanza e un parziale rientro nei ranghi, in Sicilia — e nel territorio gelese in particolare — la rabbia ha radici ben più profonde, che vanno oltre il semplice aumento contingente del prezzo alla pompa. È una protesta strutturale, una levata di scudi esplosa contro anni di isolamento infrastrutturale, speculazioni di mercato e margini di guadagno ormai azzerati da una spirale inflazionistica senza precedenti.
La roccaforte di Gela: i blocchi sulla Statale 117 bis e al Tribunale
Il cuore pulsante della resistenza locale si trova all’ingresso di Gela. Sulla strada statale 117 bis, punto di raccordo fondamentale per il traffico commerciale diretto verso Catania e l’interno dell’Isola, decine di camion, motrici e mezzi agricoli formano un cordone invalicabile. Un secondo e agguerrito presidio si trova a poca distanza dal Tribunale e lungo gli snodi che collegano la città con la statale 115 in direzione Vittoria.
I motori dei trattori, posizionati a spina di pesce, tracciano un perimetro di protesta che resiste giorno e notte. Nemmeno i recenti stanziamenti di emergenza sbloccati dalla Regione Siciliana sono riusciti a scalzare gli autotrasportatori e i braccianti dai loro posti.
«I soldi di cui sentiamo parlare nelle conferenze stampa sono gli stessi che ci avevano già promesso mesi fa. I prezzi del gasolio non scendono alla pompa e noi, nelle nostre aziende e nelle nostre cabine, non abbiamo ancora visto un solo centesimo. Non smonteremo i gazebo e non spegneremo i trattori per dei semplici annunci: questi camion e questa terra sono tutta la nostra vita e il nostro lavoro».
A pronunciare queste parole, con la voce rotta dalla fatica di chi trascorre le notti all’addiaccio, è uno dei portavoce storici del presidio di autotrasportatori sulla 117 bis. Un sentimento ribadito con vigore anche dai rappresentanti sindacali territoriali. Andrea Alario, segretario della sezione locale dell’Ugl, presente fin dai primi giorni tra i manifestanti, lancia un allarme drammatico sul tessuto economico dell’area:
«Siamo di fronte a un’emergenza sociale senza precedenti. Se la politica europea, nazionale e regionale non interviene subito con soluzioni rapide, concrete e direttamente applicabili, centinaia di piccole imprese familiari di questo comprensorio falliranno nei prossimi mesi, spingendo intere famiglie nella povertà assoluta. Gela non può più permettersi di pagare il conto di decisioni prese lontano da qui».
Il dramma dell’agricoltura: costo del gasolio e prodotti svenduti
Se il settore del trasporto merci si trova soffocato dal costo del gasolio per autotrazione, il comparto agricolo del comprensorio gelese sta vivendo una vera e propria agonia. La piana di Gela, storicamente vocata alle colture orticole, ai cereali e ai prodotti di eccellenza del Made in Sicily, deve fare i conti con un’equazione finanziaria impossibile.
Il costo del gasolio agricolo ha raggiunto picchi insostenibili, azzerando qualsiasi possibilità di profitto per le aziende della zona. A questo si aggiungono le spese per i concimi, l’energia elettrica per i pozzi d’irrigazione e la concorrenza spietata delle merci estere svendute nella grande distribuzione. Accanto ai blocchi dei tir, il corteo di oltre trenta trattori che ha attraversato la zona di Ponte Olivo ha mostrato la plasticità di un’alleanza solida tra chi la terra la coltiva e chi i prodotti deve trasportarli sui mercati d’Italia.
«Seminiamo a costi d’oro e siamo costretti a vendere a prezzi di miseria. Con quello che spendiamo oggi per fare un pieno a un trattore non riusciamo a coprire nemmeno la spesa del seme. Ci dicono che la Regione ha stanziato aiuti, ma tra burocrazia e tempi tecnici i nostri campi rischiano di restare incolti per sempre. Salvate la stagione agraria oggi, o domani sarà troppo tardi».
Questo è il grido d’allarme levatosi dalle campagne gelesi, dove molti agricoltori preferiscono donare la merce ai cittadini o lasciarla nei magazzini piuttosto che venderla sotto costo a una filiera che specula sul loro lavoro.
La svolta sociale: il fronte unito con gli studenti
Negli ultimi giorni la protesta ha registrato un salto di qualità fondamentale, trasformandosi da vertenza di categoria a vero e proprio movimento collettivo cittadino. Alle tute da lavoro degli autotrasportatori e alle mani segnate dalla terra degli agricoltori si sono uniti centinaia di studenti degli istituti superiori di Gela.
I ragazzi si sono recati in massa presso i presidi di blocco con striscioni, megafoni e cartelli, esprimendo un sostegno materiale e morale che ha riacceso l’entusiasmo tra i lavoratori fermi ai margini delle statali. I cortei studenteschi si sono mossi dal centro cittadino verso i punti caldi della protesta, dando vita a momenti di confronto pubblico tra generazioni.
«Il caro vita e il rincaro insostenibile dei carburanti non sono un problema che riguarda solo gli autisti o chi guida un trattore. Colpiscono direttamente il bilancio delle nostre famiglie, condizionano il nostro diritto allo studio, le spese per il trasporto pubblico e il nostro futuro in questa terra. Siamo qui perché la battaglia dei nostri padri e dei nostri lavoratori è la battaglia di tutta la città di Gela».
Queste le parole di uno degli esponenti dei collettivi studenteschi delle scuole superiori gelesi, che sottolinea come la crisi energetica stia corrodendo la stabilità economica di un intero distretto urbano.
Le istituzioni locali tra solidarietà e preoccupazione
Anche il mondo della politica locale si trova ad affrontare una situazione esplosiva. I sindaci e gli amministratori dei Comuni del comprensorio — direttamente esposti al malumore della cittadinanza e al rischio di paralisi nei rifornimenti dei beni di prima necessità — hanno espresso in più occasioni vicinanza alle ragioni dei manifestanti, sollecitando risposte immediate dalle sedi governative.
Dalle stanze del Municipio di Gela si avverte tutto il peso di una crisi sociale che rischia di sfuggire di mano. Un rappresentante dell’amministrazione locale, intervenuto a margine delle manifestazioni, ha dichiarato:
«Comprendiamo e condividiamo pienamente le ragioni e la disperazione di agricoltori, autotrasportatori e di tutti i lavoratori del nostro territorio. Gela sta pagando un prezzo troppo alto. Tuttavia, dobbiamo fare in modo che la protesta continui a mantenere toni civili per evitare l’isolamento totale della nostra comunità. Il governo nazionale e la Regione siciliana devono comprendere che non basta approvare emendamenti o licenziare Decreti-Ristori formali: serve che le risorse arrivino direttamente e subito nelle tasche di chi oggi non riesce ad accendere il motore del proprio mezzo. Chiediamo la rapida apertura di un tavolo di crisi permanente sul comprensorio di Gela».
Quale futuro per il comprensorio?
Mentre le ore passano, i gazebi allestiti ai margini della carreggiata si trasformano in veri e propri punti di ritrovo della comunità. Si cucina insieme, ci si confronta, si organizzano i turni di guardia per la notte. La sensazione diffusa lungo la statale 117 bis è che la mobilitazione non si fermerà con un palliativo normativo.
Il territorio di Gela, storicamente abituato a combattere battaglie complesse sull’occupazione, sull’ambiente e sulla riconversione industriale, si ritrova ancora una volta compatto nel rivendicare il rispetto dei propri diritti fondamentali. La vertenza sul caro carburanti è diventata il simbolo di una rivalsa del comprensorio contro l’abbandono. Fino a quando le risposte concrete e tangibili non prenderanno il posto degli annunci formali, a Gela i motori rimarranno spenti e i blocchi continueranno a presidiare il futuro della città.
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