Se sei vittima di usura o estorsione, esiste un modo per liberarsi dalle catene e rialzarsi. Un convegno a Roma fa il punto sugli interventi in fatto di prevenzione e aiuto.
Più di tre decenni di misure legislative e di impegno associativo a sostegno delle vittime dell’usura, delle famiglie indebitate e degli imprenditori schiacciati dalla crisi. Un percorso che ha già cambiato molte vite, ma che è ancora lontano dal dirsi concluso. Il 29 ottobre scorso, nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, a Roma, si è svolto il convegno “30 anni dopo” promosso dalla Federazione Antiracket Italiana (FAI), dall’Ambulatorio Antiusura e dalla Fondazione Adventum.
L’iniziativa ha celebrato tre anniversari: i trent’anni della legge n. 108 del 1996, che ha introdotto determinanti strumenti di prevenzione e contrasto dell’usura; i trent’anni dell’Ambulatorio Antiusura di Roma; e quelli della Fondazione Adventum, nata grazie all’impegno dell’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno e al suo 8xmille per sostenere chi rischia di cadere nelle spirali del debito e dell’illegalità economica.
A moderare l’incontro, Tano Grasso, fondatore del Movimento Antiracket. Tra i relatori Luigi Ciatti, presidente dell’Ambulatorio Antiusura di Roma; Franco Evangelisti, presidente della Fondazione Adventum; Vittoria Vescera, presidente della Federazione Antiracket Italiana; Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana); Silvio D’Amico, dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze; il prefetto Maria Grazia Nicolò, che ha concluso proprio in questi giorni il suo mandato come Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. L’on. Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia che ha sede a Palazzo San Macuto, ha chiuso l’appuntamento.
Le insidie sociali ed economiche
Uno dei temi più ricorrenti emersi nel corso del pomeriggio ha riguardato la trasformazione della piaga dell’usura: non è affatto scomparsa, ma ha mutato volto.
“Sono passati trent’anni e sono cambiati gli usurai, ma sono cambiate anche le vittime”, ha osservato Luigi Ciatti (nella foto sopra). Se un tempo il fenomeno riguardava prevalentemente imprenditori e commercianti nella morsa del ‘cravattaro’, oggi stringe le sue maglie sempre più su famiglie, lavoratori dipendenti, pensionati, giovani e persone colpite da anche dipendenze come il gioco d’azzardo patologico.
“L’usura lacera i rapporti affettivi, distrugge relazioni e isola”, ha detto Ciatti riassumendo questo ultimo trentennio di attività dell’Ambulatorio. “Per questo motivo abbiamo ideato un modello che accompagna la vittima a 360 gradi, con avvocati penalisti e civilisti, commercialisti, psicoterapeuti. La nostra realtà non è un luogo consolatorio, ma un percorso che chiede anche un’assunzione di responsabilità e il desiderio di formarsi sui temi della gestione del proprio bilancio economico”.
La vera sfida, ha aggiunto il presidente dell’Ambultarorio Antiusura, “è trasformare il sentimento di vergogna in consapevolezza, e la paura in coraggio. Denunciare non deve essere percepito come un fallimento o una debolezza, ma come un atto di dignità, forza e riguardo verso se stessi e verso gli altri. Un secondo aspetto riguarda la convenienza del cambiamento. Chi subisce un’ingiustizia deve poter vedere nella denuncia una concreta opportunità di costruire un futuro diverso, una vera e propria ‘sliding door’ capace di aprire nuove possibilità di vita”.
Un modello per fare rete
L’Ambulatorio Antiusura di Roma fu una realtà innovativa nel panorama italiano di allora. Non un semplice centro di ascolto, ma un’équipe multidisciplinare capace di affrontare insieme gli aspetti economici, legali e psicologici delle situazioni di crisi. “La vera novità era mettere al centro la persona prima ancora del problema economico”, ha ricordato Ciatti. “La vittima non è un fascicolo da gestire, ma una vita da ricostruire e la legge 108 ha avuto una portata importante in tal senso”.
Dal 1996 a oggi l’Ambulatorio ha preso in carico oltre 4.500 persone attraverso percorsi individualizzati di aiuto e ha registrato più di 40.000 contatti tra utenti seguiti e richieste di informazioni ricevute telefonicamente o via mail. Dal 2002 sono stati attivati interventi economici di prevenzione per oltre 10 milioni di euro tramite finanziamenti garantiti.
Numeri che svelano una storia fatta soprattutto di persone. “Dietro ogni pratica ci sono vite umane”, ha sottolineato ancora Ciatti. “Per questo occorrono competenza, ma anche passione”.
Debiti apparentemente invisibili e nuove fragilità
A cambiare sono anche le modalità con cui si accumulano i debiti. Se in passato l’indebitamento era spesso una scelta consapevole e ponderata, oggi tende a perdere peso, ma solo in apparenza.
“Il debito si è mimetizzato nella vita di tutti i giorni”, ha osservato Franco Evangelisti, presidente della Fondazione Adventum (nella foto sopra). “Il messaggio è: prendi oggi e paga domani. Contrarlo è diventato quasi un gesto normale”.
Secondo Evangelisti, una delle questioni più critiche riguarda l’illusione del controllo generata dagli strumenti digitali. “Tra app, prestiti online e gioco d’azzardo digitale si ha spesso la sensazione di avere tutto sotto controllo. In realtà basta un clic e in pochi minuti si ottiene un finanziamento senza percepirne realmente le conseguenze”.
Da qui il valore della prevenzione e dell’educazione finanziaria. “La sfida non è soltanto economica”, ha aggiunto. “È culturale e comunicativa. Dobbiamo continuare a dare valore e dignità alle persone che attraversano momenti di difficoltà”.
Il contributo della Fondazione Adventum
La Fondazione Adventum è stata tra le prime realtà a utilizzare gli strumenti previsti dalla legge 108 per favorire l’accesso al credito legale delle persone in difficoltà. Dopo i primi esperimenti di prestazione di garanzia a favore di alcune famiglie, nel 1995 l’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno, decide di impiegare parte dei fondi dell’8xmille a lei devoluti ogni anno, alla costituzione della “Fondazione Adventum – Fondo per la Solidarietà e l’Antiusura Onlus”. Il 15 febbraio 1996, Adventum diventa Ente Morale con Decreto Ministeriale del 16 dicembre 1996. L’anno successivo, con l’entrata in vigore della legge 108/96, è iscritta nell’elenco delle fondazioni e associazioni antiusura ricevendo i fondi dedicati alle prestazioni di garanzia.
Nel corso degli anni Adventum ha affiancato all’attività di sostegno economico una forte azione formativa, promuovendo percorsi di sensibilizzazione sui temi del bilancio familiare, del debito e della legalità.
“Come Chiesa avventista abbiamo sempre considerato la prevenzione una priorità”, ha ricordato Evangelisti. “In questi anni abbiamo incontrato tante persone ferite dalla vita. Sono grato a Dio per aver potuto condividere con loro parole oneste e vedere molti rialzarsi e riprendere il proprio cammino”.
In trent’anni di attività, “abbiamo ascoltato e seguito 4.768 persone, aiutandole a uscire da situazioni di grave disagio dovuto al sovraindebitamento”, ha concluso Franco Evangelisti.
Le denunce diminuiscono, ma il fenomeno non arretra
La presidente della Federazione Antiracket Italiana, Vittoria Vescera, ha ribadito la necessità di aggiornare gli strumenti di contrasto alla nuova realtà economica e sociale. “Il racket è un’aggressione esterna all’impresa; l’usura è un’aggressione che si insinua dall’interno”, ha affermato. “Sono ferite diverse e richiedono cure diverse”.
Secondo Vescera, la riduzione delle denunce non significa necessariamente una diminuzione del fenomeno. “L’usura oggi si manifesta attraverso nuove forme: falsi broker online, credito facile, sovraindebitamento digitale. Dobbiamo intercettare questi cambiamenti e rafforzare la rete di prevenzione”.
Tra le proposte avanzate, un potenziamento della collaborazione tra Stato e associazioni, procedure più rapide per l’accesso al Fondo di solidarietà e un grande piano nazionale di educazione finanziaria.
“A chi è in difficoltà diciamo una cosa semplice: denunciate. Lo Stato e le nostre associazioni sono al vostro fianco”.
Il sostegno alle vittime
Nel suo intervento, il prefetto Maria Grazia Nicolò, che dopo quattro anni e mezzo ha concluso il mandato di Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, ha ricordato la valenza del lavoro svolto dalle istituzioni e dal terzo settore nel supporto alle vittime. Negli ultimi trent’anni sono stati erogati circa 200 milioni di euro attraverso il Fondo di solidarietà, segno di un impegno concreto dello Stato che, pur dando risultati significativi, necessita di continui aggiornamenti e miglioramenti.
Tra le novità più rilevanti, Nicolò ha richiamato l’attenzione sull’introduzione della figura del tutor prevista dall’articolo 14-bis della legge 108/96, pensata per accompagnare le vittime nel reinserimento nell’economia legale: “Una misura evoluta del concetto di solidarietà istituzionale”, l’ha definita. Ha inoltre ricordato l’avvio della prima indagine statistica sui bisogni delle famiglie e il protocollo d’intesa con l’Università di Bologna per mappare le normative regionali in materia di prevenzione e sostegno alle vittime.
Particolare riconoscimento è stato rivolto alle associazioni e alle fondazioni presenti sul territorio, che rappresentano spesso il primo punto di contatto per chi si trova in difficoltà. “La vittima non è sola”, ha sottolineato Nicolò, ricordando che circa il 60% delle richieste di accesso al Fondo di solidarietà arriva proprio attraverso queste realtà. Per rafforzare la conoscenza degli strumenti disponibili, il Ministero dell’Interno ha inoltre lanciato una nuova campagna informativa su radio, televisioni e stampa, insieme al portale Iomirialzo.it, dedicato alle vittime di usura ed estorsione.
Concludendo il suo intervento, il prefetto ha ribadito come la legge 108 del 1996 continui a rappresentare “un presidio di legalità”, evidenziando l’importanza di investire sempre di più nelle politiche di prevenzione, nell’accompagnamento delle vittime e nella diffusione di una cultura della legalità economica.
La solitudine e la vergogna, prima ancora della paura
L’on. Chiara Colosimo (nella foto sopra), presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie, ha rammentato il contesto nel quale si legiferò nel 1996; la legge fu approvata in seguito alle forti pressioni della società civile e ai numerosi casi di cronaca, i suicidi di molti imprenditori nel ’95, che avevano portato all’attenzione pubblica il dramma dell’usura.
“La vittima dell’usura non teme soltanto le minacce o le ritorsioni mafiose”, ha osservato. “Teme soprattutto la solitudine e prova vergogna”. Per la presidente della Commissione antimafia, proprio l’isolamento rappresenta ancora oggi il principale terreno sul quale cresce l’usura. “La risposta è fare rete. Le associazioni, le fondazioni, le forze dell’ordine, la magistratura e le istituzioni devono diventare una presenza concreta e riconoscibile sul territorio”.
Anche Colosimo ha richiamato il focus sulle nuove fragilità sociali, dal gioco d’azzardo alla precarietà economica, sottolineando la necessità di aggiornare la legge ai cambiamenti degli ultimi decenni.
“Dobbiamo avere il coraggio di far fare un salto in avanti a questa legge”, ha concluso, “per non disperdere i risultati raggiunti e per rispondere alle nuove forme di vulnerabilità che colpiscono famiglie, lavoratori e giovani”.
Comunicare ed esserci
Dal convegno è emersa dunque una convinzione condivisa: la legge 108 del 1996 rimane un fondamento di legalità e solidarietà, però le trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali degli ultimi anni impongono nuovi strumenti, rinnovate competenze e una più efficace attività di comunicazione che arrivi davvero ai destinatari.
Come ha ricordato Luigi Ciatti, una delle sfide più urgenti resta quella di intercettare chi ha bisogno di aiuto prima che sia troppo tardi: “Spesso non è la paura a frenare le persone, ma la vergogna. Dobbiamo trasformare quella sensazione nel coraggio di chiedere sostegno e denunciare”.
Contrastare usura e sovraindebitamento, allora, passa non soltanto dall’offerta di un sussidio economico, ma nell’avvio di un percorso che unisce fiducia e relazioni continuative. Una responsabilità che istituzioni, associazioni e volontari intendono continuare ad assumersi, insieme.
Veronica Addazio, caporedattrice web del Messaggero Avventista.
[Foto: HopeMedia Italia]
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