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Negli scorsi mesi la procura di Ancona, nelle Marche, ha svolto una vasta indagine su presunte truffe e frodi fiscali nella ricostruzione delle case e degli edifici dopo le forti scosse di terremoto che colpirono il centro Italia tra l’estate e l’autunno del 2016, con l’ipotesi di infiltrazioni della criminalità organizzata e di episodi di corruzione. Sono indagate 17 società e 51 persone tra pubblici ufficiali, professionisti e imprenditori: otto di loro sono state arrestate. Per altre cinque sono state chieste misure cautelari e saranno interrogate nei prossimi giorni. Ci sono state diverse perquisizioni, oltre al sequestro di tre società e beni per oltre 57 milioni di euro.
Tra le persone arrestate c’è anche l’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente delle Marche, Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia. Il capo di gabinetto è, in pratica, un funzionario che coordina il lavoro degli uffici del presidente. Si era dimesso dall’incarico nel dicembre del 2025, sostenendo di voler tornare a occuparsi maggiormente della professione forense.
L’indagine, soprannominata «operazione ricostruzione», era iniziata nel 2023: è stata diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona (una sezione specializzata della procura) ed eseguita dalla Guardia di finanza. È molto complessa e si è sviluppata in diversi filoni.
Uno di questi riguarda Enrico Crucianelli, imprenditore di Macerata proprietario dell’impresa Crucianelli Rest\Edile. Secondo chi ha svolto le indagini, Crucianelli si sarebbe appropriato dei finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione degli edifici privati dopo il terremoto nelle Marche. Lo avrebbe fatto attraverso un sistema fraudolento che coinvolgeva, per gli investigatori, anche alcune imprese legate ad ambienti mafiosi.
La Crucianelli Rest\Edile era riuscita a ottenere nel tempo molte commesse per costruzioni e ristrutturazioni da parte delle persone terremotate, al punto da avere raggiunto secondo la Guardia di finanza «una posizione monopolistica nel settore della ricostruzione». La ditta però non disponeva della manodopera necessaria per eseguire tutti i lavori presi in carico e si era quindi rivolta ad altre aziende.
Subappaltando la manodopera, Crucianelli era riuscito ad attivare i lavori e a incassare i fondi del cosiddetto “SAL 0” (stato di avanzamento lavori zero), cioè un anticipo pari al 20 per cento del costo totale dell’incarico, che lo stato eroga sulla base del semplice allestimento del cantiere. È una misura prevista solo per alcuni cantieri, tra cui quelli dedicati alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016. Questo metodo ha permesso a Crucianelli di ricavare liquidità incassando fondi pubblici: gli investigatori hanno calcolato che abbia raccolto circa 39 milioni di euro, essendosi trovato a gestire commesse per un valore stimato attorno ai 200 milioni di euro.
Le imprese a cui Crucianelli avrebbe subappaltato la manodopera sarebbero state riconducibili, secondo la procura, a persone vicine ad ambienti mafiosi, tra cui soggetti vicini al clan camorristico dei Casalesi. Tra le imprese subappaltatrici ci sarebbero state anche società di Vincenzo Chiappalone, imprenditore edile attivo nelle Marche, sospettato di avere rapporti con ambienti della ‘ndrangheta, la principale organizzazione criminale calabrese.
Essendo fallite e avendo contratto debiti nei confronti dell’erario, le società di Chiappalone però non avrebbero potuto lavorare nei cantieri della ricostruzione. Per eludere i controlli antimafia, avrebbe quindi continuamente generato nuove aziende formalmente in regola, intestate a prestanomi, trasferendo su di esse i lavoratori e gli incarichi delle ditte precedenti. La tesi della procura è che Crucianelli fosse a conoscenza delle presunte criticità delle aziende a cui aveva subappaltato la manodopera.
In questo filone le ipotesi di reato sono di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori (per le intestazioni fittizie delle imprese), entrambe con aggravante mafiosa.
I danni del terremoto dell’ottobre 2016 a Visso, nelle Marche (ANSA/MATTEO CROCCHIONI)
Un secondo filone d’inchiesta riguarda presunte attività illecite all’interno delle società di Chiappalone: la procura infatti ritiene che oltre a fornire manodopera nei cantieri della ricostruzione sarebbero anche servite a riciclare denaro. Le aziende avrebbero emesso fatture false dal valore totale di circa 8 milioni di euro per interventi in realtà mai realizzati. Una volta ottenuti i pagamenti, il denaro sarebbe stato prelevato e fornito in contanti a esponenti delle cosche calabresi. In questo filone Chiappalone è indagato per frode fiscale con l’aggravante mafiosa, reati tributari e bancarotta fraudolenta.
La Guardia di finanza ha poi detto che gli approfondimenti su Crucianelli hanno portato all’apertura di un terzo filone d’indagine legato a un sistema di corruzione per l’ottenimento di finanziamenti pubblici.
Gli investigatori, in sostanza, dicono di aver scoperto un «comitato d’affari», cioè un gruppo di persone finalizzato a orientare illecitamente alcuni appalti pubblici nei settori della sanità e dell’università. Ne avrebbero fatto parte soggetti inseriti nelle amministrazioni pubbliche delle Marche, tra cui anche Pistarelli. Secondo chi indaga, Pistarelli avrebbe ricevuto circa 105mila euro (sia in contanti sia sotto forma di lavori edili gratuiti) per rivelare notizie riservate e orientare l’assegnazione di fondi pubblici a vantaggio di alcuni imprenditori, approfittando del suo ruolo e delle relazioni consolidate nell’amministrazione della regione.
Secondo la procura il gruppo avrebbe condizionato o pianificato di condizionare almeno cinque appalti pubblici per un valore totale di oltre 150 milioni di euro. Tra le presunte gare pilotate ce n’è una che coinvolge anche Crucianelli: quella per la creazione di uno studentato universitario in un ex convento, detto “delle Monachette”, nel centro storico di Macerata (è questo il collegamento con gli altri filoni di indagine).
Nel 2024 la struttura dell’ex convento fu acquistata da ERDIS Marche, l’agenzia regionale che gestisce i servizi per il diritto allo studio. Nonostante i gravi danni subiti nel terremoto del 2016, che la resero inagibile, fu acquistata per oltre 3,3 milioni di euro: una cifra superiore ai 2 milioni di euro che avevano speso i precedenti proprietari per comprarla prima del terremoto. La procura ha quindi ipotizzato che ERDIS sia stata indotta ad acquistare l’ex convento in cambio di una tangente da 250mila euro.
L’appalto per i lavori di ristrutturazione, del valore di 6 milioni di euro, sarebbe quindi stato pilotato a favore di Crucianelli. L’imprenditore avrebbe poi subappaltato i lavori a Chiappalone, promettendo circa 120mila euro a lui e ad altri soggetti intervenuti per orientare l’appalto (tra cui anche il precedente proprietario dell’immobile).
C’è infine un ultimo filone di indagine che riguarda presunti episodi di corruzione nell’università degli studi di Camerino, in provincia di Macerata. Secondo le ricostruzioni della procura, alcuni funzionari dell’ateneo avrebbero ricevuto servizi e denaro per favorire alcune imprese nell’assegnazione di gare d’appalto dell’università. Le tangenti, del valore totale di 350mila euro, sarebbero state giustificate come pagamenti di fatture per servizi in realtà mai forniti. Tra gli indagati ci sarebbero alcuni intermediari coinvolti anche nel filone precedente (ma non Pistarelli). Le accuse sono di corruzione e turbativa d’asta.
Edifici distrutti a Camerino, 27 ottobre 2016 (ANSA/ROBERTO ALIMONTI)
Riassumendo, l’inchiesta si è sviluppata seguendo quattro diversi filoni: le presunte truffe per ottenere i fondi pubblici del sisma e i presunti subappalti alle mafie; le presunte frodi fiscali per il riciclo di denaro a vantaggio della ‘ndrangheta; le presunte corruzioni negli appalti pubblici nella sanità e nell’edilizia universitaria; le ipotesi di corruzione all’università di Camerino.
Tra le otto persone arrestate ci sono anche Pistarelli, Crucianelli e Chiappalone. Per loro il giudice per le indagini preliminari (gip) ha ritenuto infatti che ci fosse il pericolo che restando in libertà potessero ripetere alcuni dei reati. La procura ha chiesto l’applicazione delle misure cautelari anche per altri cinque indagati, ma prima di emetterle il gip li sentirà mercoledì 4 novembre in un interrogatorio preventivo.
L’inchiesta rischia di avere ripercussioni economiche su centinaia di persone che lavorano nei cantieri della ricostruzione nelle Marche. La Crucianelli Rest\Edile ha circa 270 dipendenti e gestisce più di 800 cantieri in provincia di Macerata. Di questi, 377 sono stati chiusi, 84 sono da aprire e quasi 400 sono ancora aperti, in 40 diversi comuni. Dopo l’arresto di Crucianelli e il sequestro dei conti correnti della società, i lavoratori avevano temuto di non ricevere più gli stipendi.
Dopo le dimissioni di Crucianelli dal ruolo di amministratore e una riorganizzazione interna all’azienda, la Guardia di finanza ha sbloccato i conti correnti della ditta. Questo dovrebbe permettere di pagare almeno gli stipendi dei dipendenti (attesi per metà novembre), i fornitori e le imprese subappaltatrici regolari. Non è chiaro, invece, se e in che modo proseguiranno i lavori nei cantieri.
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