Un tempo sede dei più grandi impianti siderurgici italiani, poi abbandonato a periferia degradata, oggi il quartiere partenopeo sta cambiando volto grazie agli interventi massicci in vista della prossima America’s Cup. Il reportage da una delle zone che promette di diventare tra le più belle della costa urbana
Un’area grande 240 ettari, un sorriso che schiudeva Napoli al mare fino a sessant’anni fa, cioè fino a quando Bagnoli diventò la sede di una delle più importanti acciaierie d’Europa. Oggi è proprio il mare che accelera la rigenerazione della zona ex Italsider, che ha smesso di produrre acciaio da trent’anni ma che è rimasta in attesa di un nuovo destino compiuto fino all’arrivo di una svolta. E la svolta si chiama Louis Vuitton America’s Cup, la 38esima edizione si celebrerà a Napoli nell’estate del prossimo anno: Bagnoli ospiterà l’area tecnica delle imbarcazioni, e per farlo tutta l’area dell’ex acciaieria si sta trasformando rapidamente in termini di risanamento ambientale e rigenerazione urbana. Moveo è andata a visitare i cantieri aperti che stanno cambiando il volto della periferia occidentale urbana, a lungo rimasta in attesa di autori in grado di ridisegnarla.
Cantiere di Bagnoli – Credits: Gianluca Schinaia per MoveoBagnoli, cinquant’anni fa addio all’acciaio
C’è un bel libro, firmato da Ermanno Rea con il titolo “La dismissione“, che racconta l’addio all’acciaieria di Bagnoli. In tanti lo fanno notare per la descrizione accurata e sincera di quel momento che inquadra lo stato d’animo e le vicende materiali legate al processo di chiusura dell’impianto partenopeo.
Acciaieria di Bagnoli – Credits: Archivio circolo IlvaTra questi anche Filippo De Rossi, subcommissario per la riqualificazione dell’area ex Italsider di Bagnoli a Napoli, che ci ha guidato lungo l’approfondimento storico del percorso di questa zona: «Negli anni Ottanta, per una serie di decisioni istituzionali, si decise che Bagnoli sarebbe stata dismessa. Dal 1993 cominciò un percorso di accompagnamento dello Stato centrale fino alla dismissione, che ha lasciato a casa circa 20mila persone tra dipendenti e indotto». Un terremoto sociale, ben assorbito grazie alla ricollocazione di queste 20mila unità lavorative, tra prepensionamenti e aziende di Stato. Mancava però la destinazione dell’area: «Il problema era ricollocare una cittadina come Bagnoli, che oggi è un quartiere di Napoli – segue De Rossi – In questa chiave la suggestione che arrivò fu la trasformazione da soggetto più inquinante ad uno attrattivo per cittadini e turisti. Tutto questo nacque attraverso il Piano regolatore del 96-97.
Si stabilì che nei 240 ettari del sito Italsider, più della metà sarebbe stata destinata a parco urbano (circa 130 ettari), il resto a strutture ad uso pubblico, e solo il 10% da cubature residenziali. A questi interventi va aggiunto il recupero dei 2,5 chilometri di spiaggia rigorosamente pubblica. Risanamento ambientale e rigenerazione urbana sono i due cardini della visione di questo cambiamento».
Area x Italsider di Bagnoli – Credits: Gianluca Schinaia per MoveoLa volata di Bagnoli verso l’America’s Cup
Ciò che fu deciso a metà degli anni Novanta è rimasto un’insieme di indicazioni lente a raggiungersi. L’area è oggi classificata come Sito di Interesse Nazionale (SIN): un ambito che necessita di interventi articolati sia a terra sia a mare, ma nel frattempo rimasto fermo in attesa di decisioni specifiche. Tanto che in molte aree del sito dell’ex Italsider di Bagnoli la natura si è riconquistata, pezzo dopo pezzo, porzioni di terreno.
Area x Italsider di Bagnoli – Credits: Gianluca Schinaia per MoveoMa l’accelerazione è arrivata dal mare, o meglio grazie a ciò che il mare poteva ospitare: «La Coppa America è stata lo slancio nel processo di rigenerazione dell’area: i cantieri sono in corso con una serie di attività molto accelerate sia nella fase operativa che soprattutto nell’aspetto decisionale» riprende il subcommissario. Ad esempio sulla vicenda della colmata: quest’ultima è un’area cementata che negli anni Sessanta coprì una porzione di spiaggia per generare una zona di carico-scarico destinata ai materiali siderurgici. Un’installazione tecnica che, ci tiene a precisare De Rossi, «è stata realizzata in tutti i punti siderurgici d’Italia».
Gru che draga i fondali a Bagnoli – Credits: Gianluca Schinaia per MoveoDagli anni Novanta si era deciso di demolire la colmata, ma non c’erano fondi sufficienti fino all’anno scorso. Quando il Commissario Manfredi (ovvero il sindaco di Napoli, che assume automaticamente con l’incarico di primo cittadino anche quello di commissario dell’area di Bagnoli) si è insediato. «Dalla Commissione di impatto ambientale è emerso un paradosso per l’ambiente: demolire la colmata significa spostare poco meno di 2 milioni metri cubi di roccia, sia per il rilascio degli inquinanti che per il resto come il trasporto. Nel ’96 il concetto di sostenibilità ambientale era alquanto vago: oggi è preciso, e pensare a 300 camion che ogni giorno fanno avanti e indietro significa una produzione di Co2 devastante.
Alla fine si è deciso di non spostare la colmata, che oggi diventerà una terrazza sul mare, ma prima sarà impiegata nella 38esima Coppa America di Vela come technical based area delle navi».
Mettere in sicurezza la colmata è un’operazione che impiega la tecnica del capping, ovvero isolare la parte esterna di questa infrastrutture per consentire lo svolgimento della Coppa America a cui poi seguirà la bonifica vera e propria. Il capping della colmata consiste nella copertura della superficie della colmata con un sistema di strati progettati, realizzati con materiali inerti, che consentono di isolare e mettere in sicurezza la struttura, senza rimuovere né movimentare i materiali esistenti. E l’intervento è integrato con le opere a mare come scogliere e protezione della linea di riva. «Per quanto riguarda il capping, siamo al 90% delle aree che dovranno essere destinate alla Coppa America», spiega De Rossi.
Tecnica del capping applicata nell’area di Bagnoli – Credits: Archivio circolo IlvaRisanamento ambientale e rigenerazione urbana a Bagnoli
Rispetto a quanto era stato previsto negli anni Novanta, gli impegni sono rimasti invariati. Di diverso è che oggi c’è una marcia in più che sta portando a compimento quanto era stato progettato trent’anni fa. Innanzitutto, un parco urbano da circa 130 ettari (ovvero la metà dell’intera area dell’ex acciaieria). Qui seguono le bonifiche: quella da Eternit è già conclusa e certificata, e rappresenta una delle più importanti bonifiche integrali da amianto realizzate in Italia, con lo smaltimento di circa 70.000 tonnellate di materiale per un valore complessivo di circa 23,8 milioni di euro. La depurazione complessiva dell’area invece «si chiuderà nel 2031, perché la tecnica che si è scelta è molto accurata e c’è voluto un anno solo per costruire il sito di impianto di bonifica. Gli inquinanti principali che andiamo ad eliminare sono idrocarburi, pcp (polipofenili) e pezzi di amianto che provengono da demolizioni precedenti, non dalla fabbrica. Infatti, quando a inizio Novecento si è installata l’acciaieria di Bagnoli questo era un luogo di villeggiatura».
L’area di Bagnoli – Credits: Gianluca Schinaia per MoveoInfatti, la vocazione dell’area richiama l’attrazione turistica per napoletani o forestieri ed è una delle mete perseguite dal progetto di rigenerazione. Al termine del processo ci saranno 2,5 chilometri di spiaggia pubblica.
L’area di Bagnoli – Credits: Gianluca Schinaia per MoveoE poi la nuova struttura commissariale ha inaugurato impianti già realizzati in precedenza da una delle società costruite in questi decenni per risanare Bagnoli, edifici pronti al funzionamento ma poi fermati all’inaugurazione da intoppi burocratici. Oggi è stato attivato l’Auditorium, già pienamente funzionale durante la nostra visita. E sarà realizzato il Parco dello Sport su suoli bonificati e messi in sicurezza, per destinarlo all’attività agonistica così come renderlo fruibile ai cittadini.
Il nuovo Auditorium di Bagnoli – Credits: Gianluca Schinaia per MoveoBagnoli Viva, la rigenerazione è anche partecipazione
Fino adesso si sono visti i piani istituzionali, tra l’altro progettati anche decenni fa. E la grande novità: la messa in opera per realizzare obiettivi specifici in traguardi misurabili in anni o mesi. Parlando con i funzionari a Bagnoli, l’altra innovazione che adesso si vuole schiudere nell’area dell’ex acciaieria è puramente sociale. Far partecipare i cittadini al futuro dell’area di Bagnoli. Per questo scopo nasce “Bagnoli Viva”, un nuovo portale civico dedicato alla partecipazione del territorio, alla valorizzazione della memoria industriale e al racconto trasparente e aggiornato dei lavori di bonifica e rigenerazione dell’area Bagnoli-Coroglio. Attivo dall’1 giugno 2026, sarà uno spazio digitale aperto, pensato per cittadini, associazioni, scuole, imprese e media, per seguire da vicino il cantiere del cambiamento e contribuire con idee, proposte, testimonianze attraverso una community che intende favorire la nascita di reti collaborative tra imprese, terzo settore e comunità locali, associazioni, professionisti, istituzioni. Verso una strada nuova per Bagnoli, proiettata a diventare nuovamente una cartolina di Napoli lasciandosi indietro residui e macerie di un’area dismessa, fino a ieri solo un ricordo da dimenticare.
Banchina nell’area di Bagnoli – Credits: Gianluca Schinaia per Moveo
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Gianluca Schinaia
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