Maresca sfida il centrodestra e annuncia le “passeggiate per la sicurezza”. Ecco cosa dice la legge


Il consigliere comunale, passato al gruppo Misto dopo l’uscita da FdI, rivendica l’organizzazione del comizio di Vannacci ad Albaro e promette le “camminate” dopo l’estate. Un’iniziativa politica (praticamente una manifestazione) può svolgersi con il preavviso alla Questura, ma non può trasformarsi in un servizio autonomo di controllo del territorio. Le “ronde” vere e proprie sono tutt’altra cosa e secondo la normativa prevedono una serie di requisiti tra i quali l’estraneità dei partiti. Sono soggette a una serie di regole tra le quali l’iscrizione a un registro prefettizio e l’intervento del Comune. Salis ha già detto di non volersene avvalere

Il giorno dopo il comizio di Roberto Vannacci in piazza Leopardi, Francesco Maresca alza il livello dello scontro con il centrodestra genovese. Il consigliere comunale del gruppo Misto, approdato a come ultima tappa in Futuro Nazionale dopo aver lasciato Fdi dopo Vince Genova e la Lista Toti, rivendica il risultato dell’appuntamento di Albaro e lancia una sfida destinata a proseguire nei prossimi mesi.

«Hanno provato a fermarci in tutti i modi, facendoci spostare di piazza per tapparci la bocca», sostiene Francesco Maresca, chiamando in causa sia i gruppi della sinistra sia la presidente del Municipio Medio Levante Anna Palmieri (FdI), che aveva dichiarato di non essere stata coinvolta nella scelta di piazza Leopardi e di non considerare opportuna quella collocazione. Lo spostamento del comizio da via Cesarea ad Albaro era stato concordato con le forze di polizia per ragioni di ordine pubblico, mentre Cgil e Anpi avevano confermato il proprio presidio nel centro cittadino.

«Abbiamo infranto un muro. Oggi a Genova la vera destra siamo noi», dichiara il consigliere comunale, che annuncia anche il ritorno dell’eurodeputato nel capoluogo ligure, auspicabilmente dopo l’estate. Poi arriva il passaggio destinato ad aprire un nuovo fronte politico e giuridico: «Faremo delle passeggiate per la sicurezza in città».

Il termine “passeggiate” non basta però a chiarire quale forma assumerà concretamente l’iniziativa. Una camminata organizzata da un partito o da un gruppo politico può rientrare nel diritto costituzionale di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per una manifestazione in un luogo pubblico non occorre un’autorizzazione discrezionale del sindaco (nel caso specifico della sindaca), ma i promotori devono presentare il preavviso al questore almeno tre giorni prima, come qualsiasi manifestazione. L’autorità di pubblica sicurezza può imporre prescrizioni o vietare l’appuntamento in presenza di comprovati motivi legati alla sicurezza o all’incolumità pubblica. Eventuali occupazioni del suolo o modifiche alla circolazione richiedono invece i relativi provvedimenti comunali.


Diverso è il caso delle vere “ronde”, definite dalla normativa come associazioni di osservatori volontari utilizzate dal Comune per collaborare alla sicurezza urbana. In questo sistema non sono ammessi gruppi politici, Le associazioni devono essere iscritte nell’elenco tenuto dalla Prefettura e non possono essere espressione di partiti, movimenti politici o organizzazioni sindacali. Anche l’abbigliamento degli osservatori non può riportare simboli o riferimenti riconducibili a partiti e movimenti.

L’impiego deve inoltre essere deciso dal sindaco attraverso un’apposita ordinanza e regolato da una convenzione, concordata con il prefetto dopo il passaggio nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. I volontari devono limitarsi all’osservazione e alla segnalazione alla polizia locale o alle forze di polizia dello Stato. Non possono intervenire direttamente, identificare persone, effettuare controlli, inseguire qualcuno o esercitare forme di coercizione.

Le squadre possono essere composte al massimo da tre persone, devono essere disarmate e almeno uno dei componenti deve avere compiuto venticinque anni. Sono previsti requisiti personali e sanitari (no precedenti penali, no persone con dipendenze, ad esempio), una copertura assicurativa e il superamento di un corso di formazione. Gli osservatori devono inoltre indossare una casacca identificativa e non possono portare armi o oggetti atti a offendere, neppure quando siano titolari di un porto d’armi.

La Corte costituzionale ha poi eliminato dalla normativa il riferimento alle generiche “situazioni di disagio sociale”, circoscrivendo l’attività degli osservatori alla sicurezza urbana intesa come prevenzione dei reati e tutela dell’ordinata convivenza. Non possono quindi essere trasformati in strumenti per intervenire su povertà, dipendenze, persone senza dimora o altre condizioni di fragilità sociale.

La distinzione è sostanziale. Fn potrà organizzare una passeggiata politica, presentando il necessario preavviso e rispettando le prescrizioni della Questura, ma i partecipanti resteranno comuni cittadini e non avranno alcun ruolo di controllo del territorio. Per diventare osservatori volontari riconosciuti servirebbero invece l’iscrizione prefettizia, l’intervento del Comune e la completa estraneità dell’associazione a simboli e strutture di partito. Un requisito difficilmente conciliabile con una “ronda” promossa direttamente da Futuro Nazionale.


La sindaca Silvia Salis aveva già respinto l’ipotesi di affidare la sicurezza a iniziative autonome dei cittadini, chiedendo un rafforzamento degli organici e una risposta coordinata tra Comune, Prefettura, Questura e Governo. «Servono risposte organiche, non certo le ronde o la giustizia fai da te», aveva dichiarato dopo il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.


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