L’attivazione delle sei sale operatorie del DEA entro settembre, la firma del contratto per l’abbattimento del Monoblocco e il tentativo di rafforzare il personale del Pronto soccorso, dove mancano 19 medici. Sono le principali priorità indicate dal nuovo direttore generale del Policlinico Riuniti di Foggia, Yanko Tedeschi. A circa un mese dal suo insediamento, il manager traccia una prima tabella di marcia per l’azienda ospedaliero-universitaria, chiamata a potenziare le attività ad alta complessità e, contemporaneamente, ad affrontare un disavanzo di circa 29 milioni di euro. Sul fronte del personale, le economie prodotte dalle cessazioni ammontano a circa 5,5 milioni di euro, mentre le assunzioni programmate comporterebbero una spesa vicina ai 6 milioni. Il Policlinico ha quindi chiesto alla Regione Puglia una deroga per coprire un differenziale di circa 428mila euro.
Direttore, quali sono gli obiettivi più immediati del suo mandato?
Nel brevissimo termine l’impegno è quello di avviare le sei sale operatorie collocate al sesto piano del DEU. Si tratta di quattro sale operatorie, una sala ibrida e una sala angiografica. Il cronoprogramma prevede l’attivazione entro la fine di settembre. Stiamo lavorando con tutte le strutture competenti per completare le ultime attività necessarie e il percorso di accreditamento.
L’attivazione delle sale comporterà anche il trasferimento di alcuni reparti?
Sì. Contestualmente all’avvio delle sale operatorie saranno trasferite nel plesso del DEU la Cardiochirurgia e la Neurochirurgia. Devono essere installate le ultime sterilizzatrici e completati tutti gli adempimenti necessari. È un passaggio importante sia dal punto di vista logistico sia per il rafforzamento delle attività ad alta complessità del Policlinico.
Entro settembre potrebbe arrivare anche un passaggio decisivo per il Monoblocco?
Sempre entro la fine di settembre vorremmo sottoscrivere il contratto con l’impresa aggiudicataria dei lavori per l’abbattimento del Monoblocco. Prima sarà necessario trasferire tutte le attività che si trovano attualmente all’interno della struttura. Ho già chiarito all’ufficio tecnico che non intendo procedere con una consegna parziale, perché comporterebbe un ulteriore allungamento dei tempi. Il cronoprogramma prevede una durata dei lavori di circa quattro anni. È quindi necessario partire nelle condizioni migliori ed evitare soluzioni che possano rallentare la realizzazione dell’opera.
Perché l’abbattimento del Monoblocco è così importante?
La disponibilità di spazi è uno dei problemi principali dell’azienda. Nel corso degli incontri con i direttori di dipartimento e delle unità operative, le richieste più frequenti hanno riguardato proprio il personale e gli spazi. La realizzazione del nuovo blocco permetterà, nel medio e lungo periodo, di ottenere nuovi ambienti per i reparti e di accompagnare la crescita delle attività sanitarie.
Il problema più urgente resta quello del personale. Quali margini di intervento avete?
Le facoltà assunzionali sono condizionate dagli indirizzi regionali e, in questa fase, risultano sostanzialmente limitate al turnover. Il problema è che il calcolo viene effettuato in termini di costo e non semplicemente sulla base del numero dei dipendenti che cessano dal servizio. I rinnovi contrattuali hanno aumentato il costo del personale e le risorse liberate dalle cessazioni possono quindi non essere sufficienti per assumere lo stesso numero di lavoratori usciti. Abbiamo già saturato gli spazi autorizzati e chiesto alcune deroghe per i profili dei quali non possiamo fare a meno.
Qual è il differenziale economico da coprire?
Nel 2026 le economie determinate dalle cessazioni ammontano a circa 5 milioni e mezzo di euro. Le assunzioni programmate produrrebbero invece una spesa vicina ai 6 milioni. Siamo quindi oltre il limite autorizzato di circa 428mila euro. Per questa ragione abbiamo chiesto alla Regione Puglia una deroga, soprattutto per completare alcune procedure considerate indispensabili. Tra queste rientrano le assunzioni dei neurologi, del chirurgo pediatrico e dei medici dell’emergenza-urgenza.
Al Pronto soccorso mancano 19 medici. A che punto è il concorso?
La carenza rispetto alla dotazione considerata ottimale è di 19 unità. Abbiamo bandito un concorso per dieci posti, ma sono arrivate soltanto sei domande. Sei domande, inoltre, non significano automaticamente sei assunzioni. Bisognerà verificare quanti candidati supereranno la procedura e quanti, una volta selezionati, accetteranno effettivamente l’incarico. La difficoltà nel reperire medici disponibili a lavorare nei servizi di emergenza-urgenza non riguarda soltanto Foggia, ma rappresenta un problema diffuso a livello nazionale.
Sul Pronto soccorso pesa anche il problema dell’appropriatezza degli accessi?
Il Policlinico si trova in una condizione particolare, perché nella città di Foggia esiste un solo Pronto soccorso. In altre grandi città, invece, l’attività viene distribuita tra più strutture. Solo il 28 per cento degli accessi è rappresentato da codici rossi e arancioni. Questo significa che una parte molto consistente dei pazienti arriva con condizioni che potrebbero essere gestite attraverso altri livelli dell’assistenza sanitaria. Il problema, quindi, non dipende soltanto dalla carenza di personale, ma anche dalla debolezza della rete territoriale e dalla concentrazione degli accessi in un unico punto di emergenza cittadino.
In attesa delle assunzioni si può intervenire sull’organizzazione?
Ho già dato mandato al direttore sanitario di lavorare all’istituzione del bed manager, una figura che dovrà governare il percorso dei ricoveri e facilitare il passaggio del paziente dal Pronto soccorso al reparto competente. Bisogna inoltre dare attuazione alla figura dell’infermiere di processo, già prevista dagli indirizzi regionali. Molte volte l’esasperazione degli utenti nasce anche dalla mancanza di informazioni. Un paziente può essere già stato preso in carico e trovarsi in un luogo protetto, ma qualcuno deve spiegargli quali esami sono stati effettuati, perché è necessario attendere e quali saranno i passaggi successivi.
Il Policlinico deve affrontare un disavanzo di circa 29 milioni di euro. Dove si può intervenire?
Un’azienda ospedaliero-universitaria deve lavorare soprattutto sulla produzione. Dobbiamo aumentare le prestazioni e i ricoveri ordinari, riducendo quando possibile i ricoveri diurni in favore dei servizi. Bisogna intervenire anche sul livello medio di complessità dei ricoveri. Attualmente il peso medio dei DRG è pari a 1,28 e l’obiettivo deve essere quello di arrivare almeno a 1,30 o 1,35. Non si tratta semplicemente di aumentare il numero delle prestazioni, ma di rafforzare la capacità del Policlinico di trattare casistiche più complesse e di incrementare la mobilità sanitaria attiva.
Dove si può contenere la spesa?
Anche il Policlinico deve dare il proprio contributo al contenimento dei costi. Sul versante farmaceutico bisogna lavorare soprattutto sull’appropriatezza prescrittiva, potenziando il monitoraggio. Sui dispositivi medici esistono ancora margini di intervento. Vorrei riproporre il modello già utilizzato a Lecce, rivedendo le forniture che non sono state aggiudicate dal soggetto aggregatore regionale e che derivano da precedenti rinegoziazioni.
Che azienda ha trovato al suo arrivo?
Ho trovato un’azienda in ordine. Non ho percepito situazioni di cattiva amministrazione nella gestione precedente. Gli atti e i provvedimenti che ho esaminato finora risultano in linea con una corretta gestione. Naturalmente esistono problemi, come in tutte le aziende sanitarie, ma ci sono anche potenzialità enormi dal punto di vista dell’offerta assistenziale.
Quale deve essere il ruolo del Policlinico nel sistema sanitario regionale?
Il Policlinico di Foggia deve diventare sempre di più un centro di eccellenza per l’alta complessità. Dobbiamo sviluppare l’attività trapiantologica, perché disponiamo degli strumenti e delle professionalità necessarie. La nostra vocazione non può riguardare soltanto la città o la provincia di Foggia. Stiamo diventando attrattivi anche per le regioni confinanti e l’ambizione deve essere quella di consolidare il Policlinico come centro di riferimento interregionale.
Cambieranno gli equilibri tra componente universitaria e ospedaliera?
Nell’immediato non intendo modificare l’attuale assetto, né a favore della componente universitaria né di quella ospedaliera. Le due realtà devono necessariamente coesistere, perché la didattica e la ricerca contribuiscono nel medio e lungo periodo a migliorare anche la qualità dell’assistenza. Non c’è alcuna intenzione di sopprimere la Neurologia ospedaliera o di accorparla a quella universitaria. Bisogna invece intervenire sui percorsi, soprattutto per le patologie tempo-dipendenti come l’ictus.
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Michele Iula
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