di Francesco Marrapodi.
Diciamocelo senza timore di smentita: ciò che sta accadendo oggi in Calabria ha del prodigioso. È un evento raro, un’onda di consenso nei confronti del presidente della Calabria Roberto Occhiuto; uno tsunami di centrosinistra, verrebbe quasi da dire, che travolge e al tempo stesso unisce, proprio laddove sembrava impossibile: nel cuore pulsante, appunto, del popolo di sinistra. Sia chiaro: stiamo parlando di quella parte di popolo che, nel contesto sociale, rappresenta, come ogni buon calabrese, il sangue e la carne di questa terra, non dei politicanti di professione o dei teorici da salotto incatenati alle proprie tessere, pronti a farsi crocifiggere pur di non accettare questa realtà. Parliamo del tributo sincero di uomini e donne di sinistra che mai avevano guardato a destra e che oggi, nel governo Occhiuto, scorgono un baluardo di speranza e calabresità. Vedere un uomo rinunciare al comando nazionale di un partito per devozione alla propria terra, per amore verso la propria gente e per rispetto delle promesse fatte, è un fatto straordinario. Di quelli che la storia raramente concede.
La grande impresa dei fatti
L’ingaggio provvidenziale dei medici cubani, il rilancio strategico degli aeroporti, i miliardi destinati ad abbeverare la sanità calabrese, la resurrezione della storica tratta ferroviaria Locride-Roma. E ancora: la ruggente apertura dei cantieri della Statale 106 a Sibari, il disegno imponente per unire Catanzaro e Reggio Calabria lungo il litorale jonico, i ponti d’oro e i ponti del cuore costruiti per far rientrare i nostri medici a servire la propria gente, la crescita economica calabrese che nell’ultimo anno ha fatto da traino all’intero PIL nazionale e quella forza titanica capace di domare le fiamme dell’emergenza incendi come mai si era visto nella storia della nostra Regione. Ditemi se questo rosario di fatti d’acciaio non è amore. Amore puro per la propria terra. Un amore che ha consacrato la sua presidenza e ha incoronato Occhiuto come il leader di centrodestra italiano più amato dal popolo della sinistra italiana.
Un terremoto d’orgoglio: i numeri che scuotono le cancellerie
Chi conosce la Calabria sa di che pasta siamo fatti: testa dura, cuore immenso e una diffidenza atavica. Per farci cambiare rotta serve una scossa di terremoto; per far applaudire un uomo di centrodestra a chi ha la sinistra scolpita nell’anima serviva un’impresa leggendaria. Eppure, la realtà si erge sovrana, costringendo i detrattori a masticare amaro. I dati dei sondaggi non sono semplici cifre: sono un urlo di riscatto che risuona dalle vette del Pollino fino alle vette dell’Aspromonte:
Il Sole 24 Ore (Governance Poll 2026): Un impressionante 60% di gradimento. Occhiuto non solo svetta al quarto posto della graduatoria nazionale, ma cinge la corona di re incontrastato dell’intero Centro-Sud.
Sondaggio SWG: Un travolgente 53% di fiducia che lo insedia saldamente sul podio d’Italia.
Mentre nei palazzi di Roma si cerca ancora di decifrare la direzione del vento, qui in Calabria abbiamo riscritto il destino. Roberto Occhiuto ha spezzato la maledizione dell’avvicendamento continuo: è il primo Presidente nella storia della nostra Regione a essere riconfermato a furor di popolo per un secondo mandato consecutivo.
Il contropiede perfetto: la forza della sostanza sbriciola i dogmi
Com’è stato possibile abbattere un muro ideologico ritenuto insuperabile? Con la forza della tenacia, del pragmatismo e di quella visione audace che appartiene solo a chi ama davvero la propria terra.
La mossa da maestro dei Medici Cubani: Guardiamo la realtà in faccia. Con gli ospedali sull’orlo del baratro, Occhiuto non ha tentennato: è volato a L’Avana per arruolare i migliori camici bianchi. Un gesto di profondo coraggio che ha fatto chinare il capo anche ai compagni più intransigenti: “Tanto di cappello: qui servono risposte, non prediche!”
I pugni sul tavolo a Roma: Quando si tratta di battersi per la Calabria — che si parli di salute, di risorse, di opere o di autonomia — Occhiuto non guarda in faccia le casacche, nemmeno quelle dei suoi stessi alleati. Quando si lotta per la nostra gente, le bandiere di partito si ammainano. E il popolo di sinistra, che custodisce da sempre il culto della dignità, lo ha riconosciuto senza esitazioni.
Il ruggito di un popolo riscattato
Tra binari che tornano a far correre i sogni, la nuova Statale 106 che prende forma d’acciaio e una Calabria che smette i panni di Cenerentola per farsi motrice della nazione, l’orgoglio calabrese è tornato a ruggire.
Non è calcolo, è rispetto profondo. È il trionfo schiacciante dei fatti sulle parole. La Calabria ha ritrovato la sua spina dorsale e oggi, persino chi porta il cuore a sinistra, lo grida a testa alta: quando c’è di mezzo il benessere della Calabria, l’ultima cosa che conta sono i colori politici!
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