#Finsubito news – ecco cosa chiederà a Bruxelles


Al Consiglio Ambiente del 12 ottobre il governo presenterà un non-paper per rilanciare il mercato europeo della plastica riciclata. Secondo quanto appreso da Ricicla.tv, che ha potuto consultare il documento, l’Italia punta su controlli alle importazioni, incentivi e nuovi obblighi di contenuto riciclato. Obiettivo: costruire un fronte europeo per ottenere misure urgenti, senza aspettare il Circular Economy Act


L’Italia porta la crisi del riciclo della plastica sul tavolo del Consiglio Ambiente dell’Unione europea. Lunedì 12 ottobre, a Lussemburgo, il governo presenterà l’annunciato non-paper con una serie di proposte per sostenere la competitività della filiera europea del riciclo e stimolare la domanda di materie prime seconde plastiche. L’iniziativa è confermata dal programma ufficiale della riunione, che include tra gli ‘Any Other Business (AOB)’ – i punti aggiuntivi all’ordine del giorno – un intervento italiano sulla necessità di costruire “un mercato europeo stabile e competitivo per le plastiche riciclate”.

Secondo informazioni confidenziali raccolte da Ricicla.tv presso fonti ben inserite nelle istituzioni europee, anche se il documento si configura come un contributo italiano alla definizione del futuro Circular Economy Act (CEA) – che dovrebbe essere presentato l’11 novembre – l’obiettivo del governo sarebbe quello di costruire un fronte comune di Stati “che condividono gli stessi orientamenti”, avrebbe scritto il governo nella proposta di non-paper, per fare pressione su Bruxelles e chiedere di intervenire anche nell’immediato, senza attendere i tempi di elaborazione e attuazione della nuovo pacchetto legislativo.

Il punto di partenza del documento che dovrebbe essere discusso nella prossima riunione del Consiglio è una diagnosi delle difficoltà attraversate dall’intera industria europea del riciclo, al centro di una gravissima crisi di competitività legata, tra l’altro, alla concorrenza delle materie prime vergini, agli elevati costi energetici e alla pressione delle importazioni extraeuropee di polimeri secondari, talvolta costituiti da plastica vergine dichiarata come riciclata. Una tempesta perfetta, che in Italia, chiarisce il governo, “sta contribuendo alla saturazione dei centri di selezione, con rischi crescenti anche sul fronte degli incendi”.

Per questo, pur confermando il sostegno al Circular Economy Act, l’Italia sollecita un’accelerazione delle iniziative europee e l’introduzione di misure urgenti, capaci di produrre effetti prima che i nuovi strumenti normativi entrino pienamente a regime. Uno dei pilastri della proposta italiana riguarda la tracciabilità e la tutela del mercato europeo dei materiali riciclati. Oltre all’introduzione di codici doganali distinti per i polimeri vergini e quelli riciclati, articolati per categoria e accompagnati da un sistema europeo di certificazione del contenuto riciclato, il non-paper chiede verifiche da parte di organismi terzi accreditati, controlli sugli impianti dei Paesi extra-Ue e l’attribuzione agli importatori dell’onere di dimostrare la conformità dei materiali.

Il documento sollecita inoltre il rafforzamento della sorveglianza sulle importazioni e il ricorso tempestivo agli strumenti europei di difesa commerciale, laddove emergano pratiche di dumping o sovvenzioni distorsive, insieme a una valutazione dell’eventuale estensione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) ai polimeri, per affrontare gli squilibri competitivi legati ai differenti costi ambientali delle produzioni europee ed extraeuropee. Su questo fronte, l’Italia mette a disposizione anche l’esperienza maturata nell’ambito del protocollo d’intesa tra MASE e Agenzia delle Dogane sui controlli dei rifiuti plastici.

Ma è soprattutto sul terreno della creazione di una domanda obbligatoria di materiali riciclati che si concentra un’altra parte significativa delle proposte italiane. Il non-paper invita infatti la Commissione a valutare, laddove tecnicamente possibile, l’introduzione di tappe intermedie verso gli obiettivi di contenuto riciclato previsti dal regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR, che fissa percentuali minime differenziate per tipologia di imballaggio, generalmente a partire dal 2030. Il governo propone inoltre di estendere progressivamente gli obblighi di contenuto riciclato ad altri settori industriali, ampliando così gli sbocchi commerciali per le materie prime seconde.

Per limitare il rischio che gli obiettivi vincolanti possano tradursi in un’ulteriore crescita delle importazioni di polimeri extraeuropei, il documento chiede anche di valutare criteri di preferenza per i materiali riciclati prodotti nell’Ue, nel rispetto degli obblighi commerciali internazionali. A queste proposte si aggiunge la richiesta di introdurre, attraverso il Circular Economy Act, criteri obbligatori di contenuto riciclato negli appalti pubblici europei per le categorie di prodotti caratterizzate da un elevato impiego di plastica, valorizzando tracciabilità e prossimità delle filiere.

Un altro capitolo riguarda gli aiuti di Stato e la leva fiscale, considerati strumenti essenziali per sostenere la domanda e gli investimenti nella filiera. L’Italia chiede di modificare il regolamento generale di esenzione per categoria degli aiuti di Stato, il GBER, e il Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF), così da rendere possibili meccanismi di incentivazione semplici e rapidamente accessibili, inclusi crediti d’imposta per le imprese che utilizzano materie prime seconde e per gli investimenti nelle attività di riciclo. Sempre sul fronte fiscale, il non-paper propone di valutare aliquote IVA ridotte per i prodotti caratterizzati da un elevato contenuto riciclato certificato.

Il documento sollecita inoltre l’accesso dei riciclatori agli sgravi sui costi energetici e la possibilità di introdurre sostegni temporanei per le frazioni a basso valore commerciale, come plasmix e poliolefine miste, particolarmente penalizzate dalla crisi. Tra le altre proposte figurano la compensazione dei costi di trasporto per le isole e le aree periferiche, il ricorso prioritario a strumenti finanziari europei e la valutazione di meccanismi di stabilizzazione dei ricavi, come i contratti per differenza, per attenuare gli effetti della volatilità dei prezzi delle materie prime.

Un capitolo particolarmente articolato del documento riguarda la cessazione della qualifica di rifiuto, il cosiddetto ‘end of waste’, in vista dell’adozione di criteri armonizzati europei per le plastiche. Il governo sostiene l’introduzione di regole comuni, la cui assenza, secondo le stime richiamate nel non-paper, costa al settore circa 120 milioni di euro all’anno, ma avverte che alcuni elementi dell’impostazione attualmente in discussione rischiano di ridurre ulteriormente i volumi di plastica riciclata.

L’Italia chiede quindi che il futuro regolamento disciplini esplicitamente il riciclo meccanico o fisico destinato alla produzione di nuove plastiche, senza pregiudicare l’applicazione dei criteri nazionali e delle autorizzazioni esistenti per altri sbocchi industriali consolidati, come gli additivi per asfalti, le membrane bituminose, le materie prime destinate al riciclo chimico e gli agenti riducenti utilizzati nell’industria siderurgica. Tutti sbocchi strategici per la collocazione delle plastiche a minor valore aggiunto che stanno intasando gli impianti. Resterebbero invece esclusi gli impieghi come combustibile.

L’ultimo fronte riguarda le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti plastici, in vista di una scadenza destinata a modificare profondamente gli equilibri della filiera. Dal 21 novembre 2026, in applicazione del nuovo regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti, scatterà infatti il divieto di esportazione dei rifiuti plastici verso i Paesi non appartenenti all’OCSE. Una stretta che accentua la necessità di disporre di adeguate capacità di trattamento e di sbocchi commerciali all’interno dell’Unione.

In questa prospettiva, l’Italia chiede di semplificare ulteriormente le spedizioni intraeuropee destinate agli impianti di riciclo, facendo ricorso alle procedure digitali e agli strumenti di autorizzazione preventiva previsti dal nuovo quadro normativo, senza indebolire i controlli contro i traffici illeciti. A completare il pacchetto, la proposta di istituire un osservatorio europeo sui mercati delle materie prime seconde, capace di funzionare come sistema di allerta precoce sulle crisi della filiera, e di rilanciare la Circular Plastics Alliance attraverso un monitoraggio periodico che coinvolga gli Stati membri.


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