Chi ha guidato una divisione parte di un grande gruppo conosce le trafile che accompagnano anche la richiesta più ordinaria: un investimento in un nuovo macchinario, l’assunzione di un responsabile di produzione, l’ottenimento di una linea di credito aggiuntiva e così via. Ogni decisione risale la catena autorizzativa, attraversa più livelli di approvazione e ridiscende sotto forma di mandato. Il management locale, per quanto capace, esegue più di quanto decida. Con il closing di un carve-out questo modello viene meno.
L’azienda deve dotarsi immediatamente di un proprio Consiglio di amministrazione, chiamato ad assumere le decisioni che prima appartenevano al gruppo. È un passaggio meno evidente rispetto alla separazione dei sistemi IT o della rinegoziazione dei contratti e proprio per questo più insidioso. Ma è altrettanto determinante per il successo della transizione.
Il rischio più comune è replicare modelli di governance incoerenti con la nuova autonomia societaria. Gli errori possibili sono due, e sono speculari: un board che si limita a ratificare decisioni già prese altrove, riproducendo di fatto la vecchia dipendenza dal centro; oppure un consiglio puramente formale che esiste sulla carta, ma non incide sulla vita dell’impresa.
Per un investitore con capitale perpetuo nessuna delle due soluzioni funziona. La governance deve garantire tre cose insieme: rapidità decisionale, responsabilità chiare e presidio effettivo delle scelte strategiche. Nel caso di Itasprings srl (ex Prodotti Baumann), acquisita a novembre 2025 da Newport & Co spa. Società Bortarsi da impresa dal gruppo Baumann Federn AG (si veda altro articolo di BeBeez), il Consiglio è composto da tre membri: due in rappresentanza dell’azionariato e uno del management. Le riunioni hanno cadenza mensile e seguono il ciclo di reporting economico-finanziario consentendo un confronto costante su risultati, priorità operative e investimenti.
La chiave dell’efficacia sta nella divisione del lavoro, definita in anticipo. Le attività operative correnti restano nella piena responsabilità del management. Il Consiglio interviene invece sulle decisioni che incidono sulla struttura patrimoniale e finanziaria dell’azienda: investimenti oltre soglia, nuove linee di finanziamento, e operazioni straordinarie. Tracciare preventivamente questo perimetro elimina le ambiguità, accelera il processo decisionale e chiarisce le responsabilità reciproche tra management e azionisti.
C’è poi una funzione del Consiglio che i verbali non registrano. La riunione mensile è anche un presidio di indirizzo strategico e di supporto: l’esperienza maturata in altre operazioni permette di trasferire metodologie, benchmark di mercato e una capacità di anticipazione dei rischi che può risultare preziosa per un management alla prima esperienza di autonomia societaria. Il board, in questa fase, non è soltanto un organo di controllo, è un acceleratore della maturazione manageriale dell’azienda.
Per gli advisor m&a e per le figure apicali delle corporate venditrici, la struttura del Consiglio rappresenta uno degli indicatori più significativi della qualità industriale dell’acquirente. Un Consiglio costituito fin dalle prime settimane, con deleghe chiare e un calendario definito, dimostra che l’attenzione non è rivolta esclusivamente all’acquisizione ma anche alla creazione di un governo dell’azienda.
In un modello di capitale paziente, il Consiglio di Amministrazione stand-alone non rappresenta un adempimento formale, bensì uno strumento essenziale per accompagnare la trasformazione da divisione a impresa autonoma. È l’organo attraverso il quale la società acquisisce una reale autonomia decisionale, consolida il proprio assetto di governance e crea le condizioni per una crescita sostenibile nel lungo periodo
Le principali news del mese in tema di carve-out nel mondo
Newport & Co, la holding italiana a capitale permanente con focus sui carve-out e corporate divestiture europei, fondatalo scorso anno da Tom Van der Haegen, con il supporto del fondo texano Hampton River Partners, specializzato nell’incubazione e investimento in piattaforme serial acquirer (si veda altro articolo di BeBeez), ha firmato un accordo vincolante per l’acquisizione della business unit ReHa di Health Care Group. Il perfezionamento dell’operazione è previsto il prossimo settembre, al completamento del processo di carve-out del business dal gruppo. ReHa opererà come società indipendente e stand-alone sotto la proprietà di Newport & Co, con il General Manager di ReHa, e ideatore del progetto nel 2014, destinato alla carica di amministratore delegato della nuova società e la conferma dell’intera organizzazione esistente. Per Newport si tratterebbe quindi della seconda operazione in meno di un anno di attività dopo quella condotta lo scorso anno su Prodotti Baumann srl, poi ribattezzata ItaSprings, carve-out dal gruppo industriale svizzero Baumann Federn AG (si veda altro articolo di BeBeez).
Il gruppo automobilistico globale Stellantis cederà l’attività di car sharing di Free2move alla holding di investimento tedesca Mutares, quotata a Francoforte. L’accordo di compravendita è stato annunciato ieri, con la transazione che dovrebbe concludersi entro la fine del 2026 (si veda altro articolo di BeBeez). Free2move offre servizi di car sharing a flusso libero a breve e lungo termine, prenotabili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, tramite un’applicazione mobile proprietaria. Gestisce una delle piattaforme di car sharing più diversificate geograficamente, con flotte in 14 città tra Europa e Stati Uniti. Una volta ceduta la divisione di free-floating car sharing, Free2move continuerà a esistere come piattaforma di mobilità di Stellantis, che mantiene attività quali noleggio, leasing, abbonamenti, fleet management, marketplace della mobilità. Come entità indipendente sotto Mutares, l’attività di car sharing di Free2move beneficerà di maggiore agilità, investimenti dedicati e una maggiore flessibilità operativa, che le consentiranno di perseguire la crescita in un mercato della mobilità competitivo.
MurielLienau
E’ stata annunciata nei giorni scorsi la firma dell’accordo tra Nestlé e il fondo californiano Platinum Equity per la creazione di Peranel, una joint venture paritetica (50:50) alla quale sarà trasferita la divisione acque minerali del colosso svizzero, Nestlè Waters, che include oltre 30 marchi e prodotti venduti in 120 Paesi, tra i quali S.Pellegrino, Perrier, Acqua Panna e Levissima, oltre a bevande idratanti premium e funzionali, il marchio globale Nestlé Pure Life e altri marchi leader a livello locale (si veda altro articolo di BeBeez). L’operazione di carve-out, che è soggetta alle procedure di consultazione con i dipendenti e alle necessarie approvazioni normative e si prevede che si concluda nel primo semestre del 2027, attribuisce a Peranel un enterprise value di 4,9 miliardi di euro (4,5 miliardi di franchi svizzeri), il che implica un incasso in contanti per Nestlé al momento della chiusura di circa 3 miliardi di euro (2,8 miliardi di franchi svizzeri). Con sede centrale a Parigi, Peranel sarà guidata da un team dirigenziale esperto, sotto la guida di Muriel Lienau, attuale ceo di Nestlé Waters.
Il fondo Ibla Industries II di Ibla Capital ha ceduto il gruppo BWR a FairCap, società di investimento paneuropea fondata nel 2020, con uffici a Monaco di Baviera, Milano e Parigi (si veda altro articolo di BeBeez), completando un progetto industriale avviato a febbraio 2025 con il carve-out di BWR Power Systems Lugo dal gruppo BorgWarner (si veda altro articolo di BeBeez) e successivamente sviluppato attraverso l’integrazione di Electro System, acquisita a giugno 2025 (si veda altro articolo di BeBeez). Electro System, peraltro, era stata acquisita da Ibla Capital, rilevandola proprio da FairCap, che a sua volta l’aveva acquisita nel 2024 da Novomatic Italia (parte del gruppo austriaco Novomatic), sempre in un’operazione di carve-out (si veda altro articolo di BeBeez). Con la cessione di oggi, quindi, Electro System torna nell’orbita di FairCap, questa volta come parte del più ampio gruppo BWR.
Sandvik, gruppo svedese quotato a Stoccolma, fornitore di tecnologie industriali per i settori manifatturiero, minerario e delle infrastrutture, con 42 mila dipendenti e un fatturato di circa 121 miliardi di corone svedesi in oltre 150 paesi, ha annunciato l’acquisizione dell’italiana Diemme Filtration, fornitore leader di soluzioni di filtrazione per l’industria mineraria, sinora parte di Aqseptence Group, società tedesca controllata dai fondi gestiti dalla strategia Power Opportunities di Oaktree Capital Management (si veda altro articolo di BeBeez). Il closing dell’operazione di carve-out è atteso nel terzo trimestre dell’anno. Aqseptence Group, con sede ad Aarbergen, vicino a Francoforte sul Meno, era passata sotto il controllo di Oaktree nel 2023 (si veda qui il comunicato stampa di allora).
IMA spa, il gruppo bolognese leader mondiale nelle macchine automatiche per l’industria farmaceutica, del largo consumo e dell’automazione, controllata al 50,02% da Alps Holding, la cassaforte presieduta dall’imprenditore bolognese Alberto Vacchi, a cui partecipa anche un club deal di clienti UHNWI di Unicredit, affiancata dalla merchant bank statunitense BDT & MSD Partners con il restante 49,8% (si veda altro articolo di BeBeez), ha siglato un accordo con il fondo di private equity austriaco Lichtenberg Capital, che acquisirà la partecipazione di maggioranza nella controllata ATOP spa, azienda toscana specializzata nelle linee automatizzate per la produzione di motori elettrici. IMA manterrà una quota di minoranza e continuerà ad affiancare la società come partner industriale. Il closing è previsto entro la fine di settembre, subordinatamente alle consuete autorizzazioni regolamentari (si veda altro articolo di BeBeez). La strategia di investimento di Lichtenberg Capital consiste nell’affiancare imprese con solide basi industriali che attraversano momenti di cambiamento, come successioni imprenditoriali, carve-out, ristrutturazioni o riposizionamenti strategici.
Ci sarebbero Apollo, Cerberus e tra i principali interessati a rilevare il business degli NPL di Banca Ifis, controllata al 50,5% dalla famiglia Fürstenberg Fassio e quotata a Piazza Affari. Lo ha scritto nei giorni scorsi MF. La banca mestrino-veneziana controllata al 50,5% dalla famiglia Fürstenberg Fassio e quotata a Piazza Affari, a fine giugno ha infatti annunciato l’avvio di un processo competitivo per cedere l’intero business NPL, con l’obiettivo del deconsolidamento, attualmente sviluppato dalle società controllate Ifis NPL Servicing e Ifis NPL Investing. A oggi, Banca Ifis amministra circa 1,5 miliardi di NBV di crediti deteriorati, prevalentemente concentrati nel segmento cosiddetto small tickets unsecured, ovvero crediti di piccolo taglio e senza garanzia (si veda altro articolo di BeBeez). Quanto alla struttura dell’operazione, al momento non è stata ancora definita: “Potrebbe essere una cessione totale, potrebbe essere una cessione parziale con deconsolidamento”, aveva spiegato l’ad Frederik Geertman in conference call, precisando: “La quota che venderemo non è ancora stata decisa. Ci sono potenziali acquirenti sofisticati e il processo è significativamente interessante”. La tempistica indicata è: signing entro fine 2026, closing inizio 2027.