Le lancette dell’orologio della crisi hanno accelerato. L’azzeramento della giunta, dopo le dimissioni, rappresenta il passaggio definitivo del Rubicone. Riccardo Mastrangeli ha deciso di “trarre il dado” per favorire una ricomposizione ma anche per portare tutti allo scoperto. Il fatto è che la posta in palio è diventata soprattutto politica. Fratelli d’Italia apprezza la novità ma mantiene la posizione: «Via i “vannacciani” dalla giunta». Sulla scacchiera del centrodestra i pedoni sono in ordine sparso, gli alfieri non appaiono decisivi, le torri vacillano. La mossa del cavallo potrebbe scompaginare il quadro. Però la domanda è: quale sarà la sorte del Re?
La seduta del consiglio comunale è stata fissata per oggi alle 16 (prima convocazione) e domani alle 18.30 (seconda “chiama”). All’ordine del giorno un solo punto: elezione del presidente del consiglio, di due vicepresidenti e di due segretari consiglieri. La vetta da scalare è sempre la stessa: quota 17. Voti. Finora ci sono state sei fumate nere consecutive. E la “vacatio” della carica istituzionale ha raggiunto i quattro mesi e mezzo. Inoltre colpi di scena senza soluzione di continuità stanno scandendo i tempi di una crisi politica che ha già lacerato la maggioranza di centrodestra. Riccardo Mastrangeli ha rassegnato le dimissioni da sindaco il 5 ottobre scorso. Le stesse, operative dal 6 ottobre, diventeranno irrevocabili lunedì 26. Alla scadenza dei venti giorni. Ieri, 12 ottobre, l’azzeramento della giunta per cercare di aprire degli spazi di agibilità ad una ricomposizione della coalizione di maggioranza. La partita però è anche e soprattutto politica e investe inevitabilmente pure gli scenari futuri: dalle prossime elezioni comunali (si vota a maggio-giugno 2027) alle candidature alle politiche. Per non parlare degli equilibri e dei rapporti di forza. Fratelli d’Italia ha posto il tema dell’estromissione dalla giunta e dalla maggioranza del gruppo che fa riferimento a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Per Paolo Trancassini (coordinatore regionale di FdI) il punto è dirimente e non trattabile. Poi c’è Forza Italia, con il coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone che continua a ripetere che questa vicenda non riguarda gli “azzurri”.
Infine la Lega, il partito al quale fa riferimento Riccardo Mastrangeli. Nicola Ottaviani, segretario provinciale del partito, domenica scorsa a Fiuggi (nel corso del convegno di Noi Moderati) ha affermato che bisogna evitare di gettare il bambino con l’acqua sporca e che nel centrodestra non possono esserci regole a intermittenza. Citando una situazione del Comune di Latina, con un esponente del partito di Vannacci decisivo per la maggioranza. Trancassini ha ribattuto che le situazioni sono diverse. Intanto perché l’appoggio a Latina è su singole delibere. In secondo luogo a Frosinone il partito dell’ex generale esprime due assessori in giunta, tra i quali il vicesindaco. Al di là delle argomentazioni, il punto è che le posizioni politiche appaiono inconciliabili. Per restare al Carroccio, va ricordato che per il vicesegretario nazionale Claudio Durigon, «non si può governare con i “vannacciani”, la posizione è nazionale e il Comune di Frosinone non può fare eccezione».
A questo punto sono tutti consapevoli che la strettoia della crisi è giunta al termine. Gli incontri che ci sono stati ieri non si contano. Riccardo Mastrangeli si è confrontato direttamente con Nicola Ottaviani, Antonio Scaccia, Francesca Chiappini. Poi naturalmente ha comunque sentito tutti. D’altronde il momento è decisivo. Adesso la domanda sullo sfondo è: cosa può succedere in consiglio comunale? Uno sguardo ai numeri. La coalizione che sostiene Mastrangeli può contare su 17 voti sulla carta. Il candidato alla presidenza è Gianpiero Fabrizi (Lista Ottaviani). I 2 esponenti di Fratelli d’Italia non andranno in aula. E Andrea Turriziani (Polo Civico) sembra intenzionato a non votare. Dunque, si partirebbe da 14. A questo punto Riccardo Mastrangeli potrebbe rivolgersi all’intera aula di Palazzo Munari, per chiedere una sorta di convergenza istituzionale. Peraltro dietro le quinte, dopo l’azzeramento della giunta, non sono certo vietate le grandi manovre. Anzi, è tutto lecito. Però la priorità rimane eleggere il presidente dell’aula. Nel segreto dell’urna. Forza Italia (2 consiglieri) non rititerà le schede. Poi ci sono i “dissidenti”: i 3 di Un’Altra Frosinone e i 2 di FutuRa. Complicato pensare che possano prendere in considerazione la proposta di Mastrangeli di eleggere il presidente dell’aula.
La Lista Marzi ha 3 consiglieri. Domenico Marzi rileva: «Dall’inizio di questa vicenda ho sostenuto che una carica come la presidenza dell’aula poteva essere attribuita all’opposizione. Insisto: quella di Carlo Gagliardi poteva essere la soluzione migliore. E continuo a pensarla così». Un messaggio? Lo capiremo tra oggi e domani. Un discorso a parte merita Paolo Fanelli, che continua a far parte del gruppo di Fratelli d’Italia ma che ormai da mesi partecipa alle iniziative dei “dissidenti”. Su di lui il pressing è fortissimo. Quindi Vincenzo Iacovissi (Psi): proporrà ancora il nome di Angelo Pizzutelli in qualità di “consigliere anziano”. Con lui c’è Armando Papetti. Infine il Pd, che ha 3 esponenti: Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi. In queste ore circola un’indiscrezione che però non trova alcuna conferma. I Democrat potrebbero votare per garantire al consiglio comunale il presidente dell’aula. Aprendo contestualmente una crisi irreversibile all’interno del centrodestra. Perché è evidente che Fratelli d’Italia ritirerebbe gli assessori. A prescindere dall’azzeramento. Fantapolitica? Pure in tal caso lo capiremo presto.
Nel frattempo sta succedendo di tutto. Anzi, di più. Con uno scenario ulteriore, che è quello che riguarda il… lasciare il cerino in mano. Cioè: a chi attribuire la responsabilità politica di un eventuale interruzione della consiliatura. E quindi di un commissariamento del Comune a otto mesi dalle elezioni. La campagna elettorale è già iniziata. Senza esclusione di colpi. Il centrodestra si scopre clamorosamente spaccato. Nel centrosinistra c’è aria di ricomposizione tra Pd e Psi. Ma il quadro rimane frastagliato e fortemente trasversale. Con le liste civiche pronte a poter spostare gli equilibri. Però attenzione: tutto passa dalla presidenza del consiglio comunale. Il resto si vedrà. Forse.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

