Per proteggere e valorizzare fiscalmente un brevetto, la prima mossa è impostare insieme tutela giuridica e tracciabilità contabile fin dal deposito. Non si tratta di due percorsi paralleli: sono un unico sistema integrato, e chi li gestisce separatamente rischia di perdere sia diritti che agevolazioni. L’UIBM attribuisce al titolare un monopolio temporaneo e il diritto esclusivo di sfruttare l’invenzione in Italia; l’Agenzia delle Entrate, attraverso il regime Patent Box e le relative circolari, consente di escludere fino al 50% del reddito agevolabile dall’imponibile, a condizione che la documentazione sia corretta fin dall’origine. Il TUIR disciplina le regole di ammortamento e la tassazione delle plusvalenze da cessione. Agire subito su entrambi i fronti è la differenza tra un brevetto che costa e un brevetto che rende.
Checklist operativa immediata (30–90 giorni dal deposito):
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Depositare la domanda presso l’UIBM con documentazione tecnica completa e prove di R&S già raccolte.
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Aprire un centro di costo dedicato al brevetto nella contabilità analitica, separando le spese qualificate per il nexus ratio.
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Predisporre un registro extracontabile delle attività di ricerca e sviluppo collegato al bene immateriale.
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Pianificare il calendario delle tasse di mantenimento (a partire dal quinto anno) e impostare promemoria per le scadenze.
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Valutare l’opportunità di esercitare l’opzione Patent Box già dal primo esercizio di sfruttamento economico.
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Consultare un professionista specializzato per la redazione delle rivendicazioni e per la struttura contrattuale di eventuali licenze.
Punti chiave
Il ciclo fiscale di un brevetto richiede tutela giuridica e tracciabilità contabile integrate fin dal deposito, con attenzione continua alle scadenze di mantenimento e alla documentazione per il Patent Box.
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Tracciabilità dal deposito |
Aprire subito un centro di costo dedicato e un registro R&S extracontabile è il presupposto del nexus ratio. |
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Le annualità si pagano dal quinto anno con F24 C300; la decadenza per mancato pagamento è irreversibile. |
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Patent Box: opzione e documentazione |
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Nexus ratio e costi qualificati |
I costi R&S interni e a terzi non correlati entrano nel numeratore; quelli a correlate e di acquisizione solo nel denominatore. |
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Studiolegalecoviello assiste nella documentazione idonea, negli interpelli e nella strutturazione di licenze e cessioni. |
Indice
Qual è la mappa del ciclo di vita fiscale e legale di un brevetto?
Il ciclo di vita di un brevetto si articola in fasi distinte, ciascuna con implicazioni fiscali e legali specifiche che si condizionano a vicenda, conoscere questa sequenza consente di anticipare le decisioni critiche anziché subirle.
Le fasi principali, in ordine cronologico, sono le seguenti:
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Deposito della domanda: nasce il diritto di priorità; si avvia la raccolta documentale delle spese R&S qualificate. Entro 18 mesi dalla data di deposito, la domanda viene pubblicata dall’UIBM, rendendo pubblica l’invenzione e fissando la data rilevante per la titolarità.
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Esame e concessione: l’ufficio brevetti esamina i requisiti di brevettabilità; la concessione determina il momento in cui il bene immateriale può essere iscritto in bilancio con certezza giuridica.
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Iscrizione in bilancio e avvio dell’ammortamento: il brevetto entra nello stato patrimoniale come immobilizzazione immateriale; inizia il piano di ammortamento fiscale e civilistico.
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Mantenimento in vita: dal quinto anno scattano le tasse annuali di mantenimento, pagabili tramite modello F24 C300; il mancato pagamento determina la decadenza del diritto.
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Sfruttamento economico e licensing: il brevetto genera redditi attraverso l’uso diretto o la concessione in licenza; è la fase in cui si attiva concretamente il Patent Box.
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Tutela e enforcement: monitoraggio delle violazioni, lettere di diffida, eventuale contenzioso o strumenti alternativi di risoluzione delle controversie.
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Cessione o scadenza: al termine dei 20 anni di durata massima, o in caso di vendita anticipata, si chiude il ciclo con la contabilizzazione di plusvalenze o minusvalenze e la cessazione delle agevolazioni.
Ogni fase richiede decisioni documentali che influenzano le successive. Chi imposta correttamente la tracciabilità al momento del deposito si trova in una posizione nettamente più solida quando arriva il momento dell’opzione Patent Box o di un eventuale interpello.
Deposito e concessione: quali aspetti legali condizionano la vita fiscale?
Il deposito non è solo un atto formale: è il momento in cui si costruiscono le fondamenta del valore fiscale e legale del brevetto. In Italia, il brevetto attribuisce al titolare un monopolio temporaneo e il diritto esclusivo di realizzare, disporre e sfruttare commercialmente l’invenzione; questo diritto, tuttavia, vale solo nella misura in cui le rivendicazioni sono redatte con precisione e la documentazione di supporto è solida.
La pubblicazione della domanda da parte dell’UIBM, che avviene entro 18 mesi dal deposito, fissa la data rilevante per la titolarità e per il calcolo del periodo di protezione. Dal punto di vista contabile, il momento della concessione è generalmente quello in cui il bene immateriale acquisisce certezza giuridica sufficiente per l’iscrizione definitiva in bilancio, anche se le spese sostenute durante la fase di sviluppo possono essere capitalizzate già in precedenza, secondo i principi contabili OIC 24. Per approfondire i requisiti di brevettabilità e le procedure di deposito, è utile verificare le condizioni specifiche applicabili al proprio settore.
Tre elementi da curare fin dal deposito:
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Documentazione della genesi dell’invenzione: contratti con università o centri di ricerca, prove di spesa, verbali di riunioni tecniche. Questi documenti costituiranno il nucleo del fascicolo R&S richiesto per il Patent Box.
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Redazione delle rivendicazioni: rivendicazioni ampie ma precise riducono il rischio che un concorrente aggirisca il brevetto con varianti marginali; rivendicazioni mal formulate espongono a contestazioni in sede di enforcement.
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Separazione dei costi qualificati: fin dal primo giorno, le spese di R&S devono essere imputate a un centro di costo dedicato, distinto da altre voci di spesa aziendale. Questa separazione è il presupposto del nexus ratio.
Come si iscrive e si ammortizza fiscalmente un brevetto in bilancio?
Il brevetto si classifica nello stato patrimoniale tra le immobilizzazioni immateriali, alla voce B.I.4 (concessioni, licenze, marchi e diritti simili) o B.I.3 (diritti di brevetto industriale), secondo la natura specifica del diritto. Il principio contabile OIC 24 disciplina la rilevazione iniziale al costo, comprensivo delle spese accessorie di registrazione e delle spese legali direttamente imputabili all’acquisizione del diritto. Per una guida dettagliata sulla deducibilità fiscale dei brevetti e sull’iscrizione in bilancio, è possibile consultare il materiale pubblicato dallo studio.
Dal punto di vista fiscale, il TUIR prevede la possibilità di ammortizzare i diritti di brevetto industriale in misura non superiore al 50% del costo per ciascun esercizio, consentendo teoricamente il recupero del costo in due anni. Nella pratica, molte imprese adottano un piano di ammortamento civilistico più lungo, allineato alla vita economica utile del brevetto, con conseguenti differenze temporanee tra reddito civilistico e imponibile fiscale.
Alcune considerazioni operative:
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Le spese di R&S capitalizzate aumentano il valore del bene immateriale e, di conseguenza, la base ammortizzabile; questo incide anche sul calcolo del nexus ratio ai fini Patent Box.
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L’ammortamento accelerato in due anni è fiscalmente vantaggioso ma riduce il valore contabile del bene rapidamente, con effetti sulla rappresentazione patrimoniale in caso di cessione o perizia di valutazione.
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Le differenze temporanee tra ammortamento civilistico e fiscale richiedono la rilevazione di imposte differite attive o passive nel bilancio.
Mantenimento in vita: scadenze, costi e impatto sulla protezione
Il mantenimento del brevetto è la condizione necessaria perché tutti gli altri strumenti, dal Patent Box alle licenze, continuino a produrre effetti. Le quote di mantenimento crescono negli anni e il pagamento va effettuato tramite modello F24 C300; la mancata corresponsione entro l’ultimo giorno del mese anniversario del deposito comporta la decadenza del diritto, con perdita immediata di qualsiasi agevolazione fiscale collegata allo sfruttamento del bene.
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Le prime quattro annualità sono incluse nella tassa di deposito.
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Dal quinto anno, le annualità vanno pagate individualmente, con importi crescenti anno per anno.
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Il pagamento va effettuato entro l’ultimo giorno del mese corrispondente all’anniversario del deposito.
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È previsto un periodo di grazia di sei mesi con maggiorazione, ma fare affidamento su questo margine è una pratica rischiosa.
Procedura operativa consigliata:
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Inserire tutte le scadenze di mantenimento in un sistema di gestione del portafoglio brevetti con alert automatici a 90, 60 e 30 giorni dalla scadenza.
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Conservare le ricevute di pagamento F24 C300 in un archivio digitale strutturato, con riferimento al numero di brevetto e all’annualità pagata.
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Verificare annualmente se il brevetto mantiene rilevanza commerciale: un brevetto non sfruttato economicamente che genera solo costi di mantenimento può essere abbandonato strategicamente, liberando risorse per altri asset del portafoglio.
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In caso di portafoglio multiprodotto, valutare l’adozione di un software di gestione IP (come quelli integrabili con i sistemi contabili aziendali) per evitare omissioni.
La decadenza per mancato pagamento non è reversibile se non entro termini molto stretti; oltre a far perdere la protezione, interrompe qualsiasi strategia di licensing attiva e rende inapplicabile il Patent Box per i periodi successivi.
Come si tutela legalmente un brevetto contro la contraffazione?
La tutela legale non è un’attività residuale da attivare solo quando sorge un problema: è parte integrante della strategia di valorizzazione economica del brevetto. L’UIBM descrive la lettera di diffida come strumento efficace nelle violazioni non intenzionali e ricorda che per provare una violazione occorre dimostrare la corrispondenza tra le rivendicazioni del brevetto e il prodotto o processo contestato.
Strumenti di tutela, in ordine di escalation:
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Monitoraggio preventivo: sorveglianza sistematica del mercato e delle nuove domande di brevetto depositate da concorrenti; misure doganali per bloccare l’importazione di prodotti contraffatti.
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Lettera di diffida: primo atto formale, efficace nelle violazioni non intenzionali. Va accompagnata da una perizia tecnica che dimostri la corrispondenza con le rivendicazioni e da documentazione della titolarità del brevetto. La sua conservazione è utile anche ai fini del Patent Box, perché i rimborsi di spese legali eventualmente ottenuti incidono sul nexus ratio.
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Arbitrato e mediazione: strumenti alternativi al contenzioso giudiziale, più rapidi e meno costosi, spesso preferibili quando l’obiettivo è negoziare una licenza piuttosto che ottenere un risarcimento.
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Contenzioso giudiziale: da attivare quando le violazioni sono intenzionali e sistematiche, o quando la diffida non produce effetti. I Tribunali specializzati in materia di impresa hanno competenza esclusiva.
Un consiglio: conservare tutta la corrispondenza relativa a violazioni, diffide e negoziazioni in un fascicolo separato per ciascun procedimento. Questi documenti possono essere richiesti dall’Agenzia delle Entrate in sede di verifica del Patent Box, poiché i rimborsi di spese legali possono incidere sulla base dei costi considerati nel nexus ratio, come chiarito nella risposta all’interpello n. 821/2021.
Come si valorizza economicamente un brevetto tramite licenze e royalty?
Lo sfruttamento economico del brevetto attraverso contratti di licenza è la forma più diretta per generare flussi di reddito agevolabili ai fini Patent Box. La scelta tra licenza esclusiva e non esclusiva non è solo commerciale: ha conseguenze fiscali precise sulla determinazione del reddito agevolabile e sulla struttura del nexus ratio.
Le clausole contrattuali che impattano maggiormente sul trattamento fiscale includono la durata della licenza (che deve essere coerente con la vita residua del brevetto), la modalità di calcolo delle royalty (percentuale sul fatturato, importo fisso, o misto), e la ripartizione delle spese legali tra licenziante e licenziatario. Quest’ultimo punto è rilevante perché, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella risposta all’interpello n. 821/2021, i rimborsi di spese legali effettivamente ricevuti possono ridurre la base dei costi qualificati considerati nel nexus ratio, con effetti sull’entità dell’agevolazione.
I redditi agevolabili ai fini Patent Box comprendono:
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Canoni di licenza al netto dei costi fiscalmente deducibili direttamente connessi al bene immateriale.
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Risarcimenti per violazione del brevetto, nella misura in cui siano riconducibili allo sfruttamento del diritto.
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Redditi derivanti dall’uso diretto del brevetto nel processo produttivo, determinati con metodo di contribuzione.
Per approfondire le strategie di licenza per il portafoglio brevetti e i modelli contrattuali più adatti a ciascuna struttura aziendale, è utile una valutazione caso per caso che tenga conto sia del profilo commerciale che di quello fiscale.
Patent Box: quali sono i requisiti, il nexus ratio e la documentazione richiesta?
Il regime Patent Box, nella sua formulazione attuale disciplinata dal provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate del 15 febbraio 2022, consente la maggiorazione del 110% dei costi di R&S qualificati ai fini della determinazione del reddito imponibile. L’opzione è annuale e irrevocabile per cinque esercizi; una volta esercitata, vincola l’impresa a mantenere il sistema di tracciabilità per tutta la durata del periodo agevolato. Per un approfondimento operativo sul nuovo regime Patent Box, è disponibile una guida dedicata pubblicata dallo studio.
Il nexus ratio è il cuore del meccanismo: determina la quota di reddito agevolabile in proporzione ai costi di R&S qualificati sostenuti direttamente dall’impresa rispetto al totale dei costi connessi al bene immateriale. Il sistema di track-and-tracing richiesto dall’Agenzia delle Entrate deve collegare in modo verificabile le attività di R&S, il bene immateriale e i redditi agevolabili.
Checklist per la documentazione idonea (sezioni A e B del provvedimento):
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Sezione A: descrizione del bene immateriale, titolarità, data di deposito e concessione, collegamento con le attività di R&S svolte.
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Sezione B: sistema di rilevazione contabile o extracontabile dei costi qualificati, con evidenza del collegamento tra spese, bene e redditi agevolabili.
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Registro analitico delle attività di R&S per progetto, con imputazione temporale e per centro di costo.
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Contratti con università, centri di ricerca o fornitori di servizi R&S, con evidenza dei pagamenti.
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Documentazione delle opzioni esercitate e delle dichiarazioni fiscali corrispondenti.
La qualità della documentazione nelle sezioni A e B riduce il rischio di sanzioni per infedele dichiarazione in sede di verifica fiscale.
Cessione o fine vita del brevetto: quali sono le implicazioni fiscali?
La cessione del diritto di brevetto genera una plusvalenza (o minusvalenza) pari alla differenza tra il corrispettivo ricevuto e il valore netto contabile del bene al momento della cessione. Ai fini IRES, la plusvalenza concorre alla formazione del reddito imponibile nell’esercizio in cui è realizzata, salvo la possibilità di rateizzazione in quote costanti fino a cinque esercizi quando il bene è stato posseduto per almeno tre anni.
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La cessione a parti correlate richiede una valutazione economica documentata secondo il principio di libera concorrenza (arm’s length), per evitare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate in sede di transfer pricing.
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Il trasferimento del brevetto in sede di conferimento d’azienda o di scissione segue regole specifiche che possono consentire la neutralità fiscale dell’operazione, a condizione che siano rispettati i requisiti di continuità dei valori fiscali.
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Per le startup che apportano un brevetto come conferimento in natura, il valore attribuito al bene immateriale deve essere supportato da una perizia giurata, che costituisce anche la base per l’eventuale ammortamento futuro da parte della società conferitaria.
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La scadenza naturale del brevetto (20 anni) non genera plusvalenza ma comporta la svalutazione del residuo valore contabile non ancora ammortizzato, che diventa una perdita deducibile nell’esercizio di scadenza.
Per la documentazione da conservare, è necessario mantenere la perizia di valutazione, i contratti di cessione, la corrispondenza relativa alla negoziazione del prezzo e le evidenze del valore netto contabile al momento della cessione. Questi documenti sono indispensabili in caso di verifica fiscale e per giustificare il trattamento contabile adottato. Una guida sulla rivalutazione economica del brevetto può supportare la preparazione di questa documentazione.
Quali sono gli errori fiscali e legali più comuni nella gestione di un brevetto?
Gli errori più frequenti non sono tecnici: sono organizzativi. La maggior parte delle imprese che perdono agevolazioni o diritti lo fa per omissioni documentali che si accumulano nel tempo, non per scelte fiscali errate.
Gli errori ricorrenti con maggiore impatto finanziario:
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Mancata tracciatura dei costi R&S fin dall’origine: ricostruire analiticamente la catena costi→IP→reddito a posteriori è possibile ma costoso e spesso incompleto; l’Agenzia delle Entrate può contestare la ricostruzione e ridurre l’agevolazione.
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Pagamenti di mantenimento saltati o in ritardo: la decadenza del brevetto per mancato pagamento è irreversibile oltre il periodo di grazia; interrompe licenze attive e rende inapplicabile il Patent Box.
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Rivendicazioni mal formulate: brevetti con rivendicazioni troppo generiche o troppo specifiche sono più vulnerabili in sede di enforcement e meno efficaci come deterrente per i concorrenti.
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Mancata separazione tra uso diretto e licensing nei conti: confondere i redditi da uso diretto con quelli da licenza complica il calcolo del reddito agevolabile e può portare a errori nella dichiarazione.
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Omessa valutazione dell’interpello preventivo: per operazioni complesse (cessioni a correlate, strutture di licensing internazionale), l’interpello all’Agenzia delle Entrate riduce il rischio di contestazioni successive.
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Revisione annuale del portafoglio brevetti: verifica dello stato di mantenimento, della rilevanza commerciale e dell’allineamento con la strategia fiscale.
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Aggiornamento semestrale del registro dei costi R&S qualificati, con riconciliazione rispetto alla contabilità analitica.
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Verifica della coerenza tra le rivendicazioni del brevetto e i prodotti/processi effettivamente commercializzati, per assicurare che il collegamento IP→reddito sia documentabile.
Un consiglio: predisporre un fascicolo di audit per ciascun brevetto del portafoglio, contenente titolo, stato di mantenimento, costi R&S imputati, redditi agevolabili e documentazione delle opzioni Patent Box esercitate. Questo fascicolo è il primo documento che un verificatore fiscale richiederà.
Come costruire la documentazione idonea e il modello di tracciabilità?
La documentazione idonea non è un adempimento burocratico: è la prova che il sistema di tracciabilità funziona e che l’agevolazione è meritata. Il provvedimento attuativo Patent Box ne disciplina la struttura in due sezioni (A e B), ma la sua efficacia dipende dalla qualità del sistema sottostante.
Checklist step-by-step per la tracciabilità:
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Identificazione del bene agevolabile: denominazione, natura giuridica, data di deposito/concessione, titolarità, collegamento con le attività di R&S.
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Catalogazione dei costi qualificati: separazione tra costi interni (personale R&S, ammortamenti di strumentazione), costi a terzi non correlati e costi a parti correlate; imputazione per progetto e per esercizio.
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Imputazione dei redditi agevolabili: attribuzione analitica dei redditi (canoni, redditi da uso diretto, risarcimenti) al singolo bene immateriale.
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Prova del collegamento R&S→IP→reddito: documentazione che dimostri come le attività di R&S abbiano contribuito alla creazione o al miglioramento del bene e come questo generi i redditi dichiarati.
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Calcolo del nexus ratio: applicazione della formula con i dati dei punti precedenti; verifica della coerenza con i dati contabili.
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Archiviazione e audit trail: conservazione digitale con marca temporale di tutti i documenti, con accesso tracciato per funzione aziendale.
In questo esempio, il nexus ratio è pari a 124.000/145.000, ovvero circa 0,855; il reddito agevolabile sarà moltiplicato per questo coefficiente prima di applicare la maggiorazione del 110%.
Un consiglio: assegnare internamente la responsabilità della manutenzione del fascicolo Patent Box a una figura specifica (controller o responsabile R&S), con verifiche trimestrali e un audit annuale prima della chiusura dell’esercizio. La qualità del fascicolo si costruisce nel tempo, non si recupera in sede di verifica.
Quando conviene rivolgersi a uno studio specializzato?
La gestione autonoma del ciclo fiscale di un brevetto è praticabile per strutture semplici: un singolo brevetto, uso diretto nel processo produttivo, nessuna operazione con parti correlate. Quando la complessità aumenta, il costo dell’errore supera rapidamente quello della consulenza specializzata.
Le situazioni che richiedono assistenza professionale qualificata includono portafogli con più brevetti e più linee di prodotto, dove la corretta attribuzione dei costi R&S a ciascun bene richiede un sistema di contabilità analitica strutturato. Le transazioni con parti correlate, in particolare le licenze infragruppo o i trasferimenti di brevetti in operazioni straordinarie, espongono al rischio di contestazioni in materia di transfer pricing e richiedono documentazione specifica. Le operazioni transfrontaliere, come l’estensione della protezione tramite brevetto europeo o unitario, introducono variabili fiscali e legali che variano per giurisdizione.
Uno studio specializzato supporta la valutazione economica del brevetto ai fini della cessione o del conferimento, redige la documentazione idonea nelle sezioni A e B richieste dal provvedimento attuativo, e assiste nella presentazione dell’interpello preventivo all’Agenzia delle Entrate per ottenere certezza giuridica prima di operazioni rilevanti. I tempi di un engagement professionale variano in funzione della complessità: la predisposizione della documentazione idonea per il Patent Box richiede generalmente da due a quattro mesi di lavoro strutturato, mentre un interpello all’Agenzia delle Entrate può richiedere dai sei ai dodici mesi per la risposta ufficiale.
I servizi di Studiolegalecoviello per tutela e ottimizzazione fiscale
Chi gestisce un brevetto in Italia ha bisogno di un interlocutore che conosca sia il diritto della proprietà industriale che le implicazioni fiscali del suo sfruttamento. Studiolegalecoviello offre un servizio integrato che copre l’intero ciclo: dalla registrazione e difesa del brevetto alla strutturazione dei contratti di licenza, dalla predisposizione della documentazione idonea per il Patent Box all’assistenza negli interpelli all’Agenzia delle Entrate.
La differenza concreta per il cliente è la riduzione del rischio documentale in sede di verifica fiscale e la certezza che le agevolazioni siano correttamente strutturate fin dall’origine, non recuperate a posteriori con ricostruzioni approssimative. Per aziende con operazioni internazionali, lo studio offre anche consulenza sul brevetto unitario europeo e sulle implicazioni fiscali transfrontaliere. Per avviare una prima valutazione della situazione del proprio portafoglio brevetti, è possibile contattare lo studio direttamente attraverso il sito.
Fonti
Le fonti istituzionali elencate di seguito costituiscono il riferimento primario per la gestione fiscale e legale di un brevetto in Italia. Si raccomanda di salvarle e di verificare periodicamente eventuali aggiornamenti, in particolare prima di esercitare l’opzione Patent Box o di presentare un interpello.
Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un avvocato qualificato. Consulta un professionista legale qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.
Domande frequenti
Quali incentivi fiscali esistono per i brevetti in Italia?
Il principale incentivo è il regime Patent Box, che consente la maggiorazione del 110% dei costi di R&S qualificati; il bando Brevetti+ 2025 prevede inoltre contributi a fondo perduto fino a 140.000 € per PMI e startup che valorizzano economicamente i propri brevetti.
Il brevetto rientra nella tutela della proprietà industriale?
Sì. Il brevetto è uno dei principali strumenti di proprietà industriale riconosciuti dall’ordinamento italiano, distinto dal marchio per oggetto (invenzione tecnica vs. segno distintivo) e per durata (20 anni non rinnovabili vs. marchio rinnovabile indefinitamente).
Dove si iscrive il brevetto nello stato patrimoniale?
Il brevetto si classifica tra le immobilizzazioni immateriali dello stato patrimoniale, alla voce B.I.3 (diritti di brevetto industriale), secondo il principio contabile OIC 24, al costo comprensivo delle spese accessorie di registrazione.
Qual è la durata dell’ammortamento fiscale di un brevetto?
Il TUIR consente l’ammortamento dei diritti di brevetto industriale in misura non superiore al 50% del costo per esercizio, permettendo il recupero del costo in due esercizi fiscali; il piano civilistico può essere più lungo, in funzione della vita economica utile stimata.
Come si calcola il nexus ratio per il Patent Box?
Il nexus ratio è il rapporto tra i costi di R&S qualificati sostenuti direttamente (numeratore) e il totale dei costi connessi al bene immateriale (denominatore); i costi a parti correlate e di acquisizione del brevetto entrano solo nel denominatore, riducendo la quota di reddito agevolabile.
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