Il futuro dei 30 lavoratori del trasporto pubblico locale, il mancato subappalto a Csp e le conseguenze del passaggio al nuovo gestore. I dipendenti del Tpl di Civitavecchia intervengono con una lunga lettera aperta nella quale contestano le scelte dell’amministrazione comunale e lanciano un appello alla politica, in particolare ai tre consiglieri regionali del territorio, affinché prendano posizione sulla vicenda.
I lavoratori riconoscono che il passaggio al bacino Tirreno 1 è previsto dalla normativa regionale, ma contestano le modalità con cui si sta arrivando al cambio di gestione. Al centro della loro protesta c’è la mancata scelta del subappalto, che, sostengono, avrebbe consentito di tutelare i dipendenti e mantenere un ruolo del Comune nella gestione del servizio. Nella lettera rivendicano inoltre il contributo economico delle linee speciali e il lavoro svolto negli anni, esprimendo preoccupazione per le condizioni contrattuali future e per il rischio che alcune tratte meno remunerative possano essere penalizzate.
Di seguito il testo integrale della lettera aperta.
LA LETTERA APERTA DEI LAVORATORI DEL TPL
Come lavoratori del Tpl, ci pare doveroso intervenire in merito a ciò che sta accadendo al trasporto pubblico locale della nostra città, alle nostre vite e a quelle degli utenti.
Premesso che il passaggio al bacino Tirreno 1 è una questione regionale ed è inevitabile per normativa, sorgono però preoccupazioni e interrogativi sulle modalità e sulle ripercussioni sociali delle scelte fatte dalla politica locale, che riteniamo aberranti.
Fino ad oggi siamo stati in silenzio, per non inasprire i toni e per non far strumentalizzare questa delicata situazione. Ci rattrista, tuttavia, segnalare continui attacchi e speculazioni politiche sul tema. Pertanto esortiamo gli organi di stampa «seri» a mantenere un profilo basso su questa vicenda. Allo stesso tempo, esortiamo le varie «marionette del potere» a cercarsi il loro «teatrino» lontano da questioni personali, che riguardano la stabilità economica di 30 famiglie civitavecchiesi.
Siamo stati in balia di continue deroghe, promesse non mantenute e di una transizione al nuovo gestore ancora poco chiara, ma abbiamo coltivato con speranza e fiducia ciò che sindacati e amministrazione comunale continuavano a prospettarci: la possibilità di un subappalto previsto anche dall’affidamento.
Abbiamo attraversato questo oceano di incertezza con la speranza che chi amministra la cosa pubblica lo facesse come un buon padre di famiglia, salvo poi appurare, durante l’assemblea dei lavoratori, che noi autisti del Tpl apparteniamo a un altro padre.
Continuiamo a chiederci perché il sindaco abbia cambiato repentinamente posizione in Regione sul subappalto e che cosa ci sia sotto, considerando che ad oggi non è stato fornito alle organizzazioni sindacali uno straccio di numero per poterne valutare l’effettiva attuabilità.
Per tutti, e non parliamo soltanto di sindacati o lavoratori, il subappalto restava una soluzione da percorrere, probabilmente l’unica, poiché consentiva al Comune di mantenere anche in futuro un controllo sulle esigenze strategiche e di mobilità del territorio e, allo stesso tempo, avrebbe permesso di garantire in maniera «indolore», per lavoratori e utenza, un servizio essenziale a costi certamente inferiori a quelli attuali.
Siamo consapevoli che il trasporto pubblico locale rappresenta un servizio di interesse generale per un Comune e che, in quanto tale, comporta un costo giustificato dalla sua utilità pubblica. Proprio per questo riteniamo impensabile che in bilancio, accanto alla voce Tpl, ci sarà scritto «ZERO».
Tutto ciò esclusivamente per meri calcoli di ragioneria, senza alcuna valutazione politica e di impatto sociale più ampia.
Le ricadute derivanti da una eventuale scelta di «scaricare» sotto ogni punto di vista la voce Tpl, non solo in bilancio, a nostro avviso penalizzeranno pesantemente Civitavecchia. Un servizio essenziale sarà d’ora in avanti legato a logiche di profitto e commerciali, sacrosante per un imprenditore privato, ma meno per un Comune.
È inaccettabile che, quando si parla di un servizio universale come il trasporto pubblico, destinato per lo più alle fasce deboli, si discuta soltanto di sostenibilità economico-finanziaria senza tenere conto della pubblica utilità e del grado di benessere sociale che può assicurare a tutti i livelli.
A nostro avviso, questi principi dovrebbero essere la priorità di qualsiasi amministrazione «illuminata», a maggior ragione se di centrosinistra.
Aggiungiamo che questo servizio, più volte indicato come in perdita, in realtà non lo sarebbe stato. Anzi, è stato il traino dell’intero gruppo Csp: a fronte del contributo di circa 1.200.000 euro versato dal Comune, grazie alle linee speciali il servizio avrebbe guadagnato circa 2.000.000 di euro l’anno. Fondi che, fino ad oggi, venivano riversati all’interno del gruppo per ammortizzare le perdite di altri settori.
Oggi che il NOSTRO servizio è in difficoltà, ci sembra doveroso che quei fondi vadano alla salvaguardia dei lavoratori e del trasporto pubblico locale.
C’è da rammentare, a chi infanga il nobile mestiere del giornalismo, che le linee speciali sono attive ormai da anni e sono state rese possibili da una serie di collaborazioni tra dirigenti, politica e, non ultimo, lavoratori. Se ancora oggi questo sindaco può beneficiare delle entrate derivanti da tali servizi, è grazie ai lavoratori che, con serietà e dedizione, sono riusciti a mantenerli in capo a Csp, attraversando momenti difficili come quello del Covid-19. In quel periodo la categoria ha continuato a prestare servizio anche quando questo rasentava un serio pericolo per l’incolumità personale di ognuno di noi.
Eravamo coscienti che da quel sacrificio sarebbe scaturito un futuro più roseo, non solo per noi, ma per tutto il gruppo Csp.
Qui non vogliamo fare politica, a differenza di qualche pagliaccio pagato per scrivere false verità a tutela di una classe politica che riteniamo mediocre e superficiale. Non porteremo più rispetto a chi infanga la nostra dignità e ci condanna a notti insonni, pensando a come poter garantire un futuro dignitoso alle nostre famiglie.
Inoltre, c’è da specificare che, in caso di subappalto, il Comune non avrebbe più dovuto conferire quel contributo, poiché se ne sarebbe fatta carico la Regione. Forse sarebbe stato necessario aggiungere una piccola differenza, una spesa di 400-500.000 euro all’anno. Questo esborso, che sarebbe stato coperto dagli introiti, può giustificare la scelta di un Comune di perdere il controllo del Tpl e l’allontanamento forzato di 30 lavoratori?
Se fino ad oggi le corse del trasporto pubblico sono state garantite e abbiamo conservato servizi remunerativi, è soltanto merito dei lavoratori, della loro dedizione e serietà e della capacità di far fronte a innumerevoli problemi tecnico-organizzativi che ci portiamo dietro da anni.
A testimoniarlo, secondo noi, sono anche le lettere di encomio che grandi compagnie crocieristiche hanno rivolto al personale del Tpl. Non solo: in estate, insieme ai sindacati e al presidente, avevamo ridotto la nostra percentuale sui biglietti, originariamente modulata per i ticket da un euro, dal 15% al 3%, proprio per aumentare la redditività dei servizi e abbassare il costo del lavoro.
Ormai non c’è più tempo: il subappalto è stato artatamente inseguito e abbandonato per portarci silenziosamente alla situazione attuale.
Ormai non c’è più tempo, né pace nei nostri cuori: l’incertezza diventa rabbia e paura.
Rabbia, nel vedere che i servizi rimanenti a Csp, che dovrebbero essere gestiti dai lavoratori attualmente in forza, verranno affidati a lavoratori precari con contratti stagionali. Mentre in altri bacini i gestori del Tpl, tranne nei casi di cessazione dell’attività, si sono ben guardati dal lasciare andare i propri dipendenti al nuovo gestore.
Rabbia, perché approfittare di questa situazione, rifiutando qualsiasi modalità di subappalto, ci sembra una forzatura per scaricare 30 lavoratori e mantenere in house i «problemi». Non ci possono raccontare che senza i 30 lavoratori del Tpl si risolvano i problemi di un Comune!
Così come si presenta, questa scelta sembrerebbe in tutto e per tutto un cambio di elettorato, aggravato dalla formula della precarietà, che risulterebbe quasi aberrante per una giunta di centrosinistra.
Rabbia, nel vedere calpestato un diritto fondamentale come l’anzianità di servizio per logiche meramente politiche e nel vedere venti o trent’anni di servizio, trascorsi tra mille difficoltà, cancellati «in nome del capitalismo».
Paura per i lavoratori, anche se con il nuovo gestore privato saremo tutti riassorbiti. Ma a quali condizioni? Il nuovo gestore privato, negli altri bacini, risulterebbe avere difficoltà ad adempiere ai propri obblighi verso lavoratori e utenza.
Perciò, oltre a perdere dei soldi mensilmente, potremmo perdere la regolarità dello stipendio, mettendo a repentaglio la situazione di chi ha mutui o prestiti. Questo, per un Comune come Civitavecchia, rappresenterebbe una «mattanza» sociale.
Paura per gli utenti del Tpl e per i servizi, che potrebbero essere sacrificati dal privato in nome della sostenibilità economica. Linee periferiche come quella per Sant’Agostino o Casaletto Rosso, se non remunerative, potrebbero essere tagliate a beneficio delle tratte più frequentate.
Paura per la deriva sociale che questo cambiamento, gestito così male e con tanta leggerezza, porterà tra le fasce più deboli, tra lavoratori fissi, precari e utenti, andando a impoverire un tessuto economico-sociale già di per sé debole.
Siamo delusi e amareggiati da cittadini, ancor prima che da lavoratori, e rivolgiamo un appello alla politica tutta, ma in particolar modo ai tre consiglieri regionali del territorio e della nostra città: vi chiediamo di prendere pubblicamente posizione e cercare di porre rimedio a questa vicenda e alla situazione futura del Tpl, a tutela degli utenti e dei lavoratori di Civitavecchia.
I lavoratori del Tpl
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