Da oltre quarant’anni, il nome di Steven Spielberg è legato a doppio filo all’immaginario extraterrestre. Nessun altro regista ha saputo raccontare gli alieni con la stessa capacità di alternare meraviglia, paura, speranza e inquietudine.
In un momento storico in cui il dibattito pubblico sugli UAP (i fenomeni aerei non identificati) è sempre più acceso e in cui gli appassionati parlano con curiosità di un possibile “giorno della rivelazione”, il maestro del cinema fantasy e sci-fi torna sul grande schermo con un film intitolato, appunto, Disclosure Day.
Per riflettere – attraverso la metafora della fantascienza – anche sull’attualità, quindi sull’America di Trump, sull’era delle menzogne e delle fake news. Tra cinema e televisione, questi titoli firmati da Spielberg hanno contribuito a definire il nostro modo di immaginare un contatto con civiltà provenienti da altri mondi.
Incontri ravvicinati del terzo tipo: la nascita di un mito
Quando uscì nel 1977, Incontri ravvicinati del terzo tipo rivoluzionò il cinema di fantascienza. Fino a quel momento, gli alieni erano spesso rappresentati come invasori ostili o minacce da combattere. Spielberg scelse invece una strada diversa: quella del mistero e della comunicazione.
Nel terzo film di Spielberg (anche sceneggiatore, a partire da un ricordo d’infanzia), troviamo già i temi cardine del suo cinema a venire, la capacità di incidere nell’immaginario e di girare “le scene di vita quotidiana dandogli un aspetto un po’ fantastico, di rendere più quotidiane possibili le scene fantastiche” (per citare Francois Truffaut).
La storia segue Roy Neary, un uomo comune che, dopo aver assistito a un incontro ravvicinato con un UFO, sviluppa una vera e propria ossessione per ciò che ha visto. Attraverso una narrazione sospesa tra realtà e meraviglia, il film conduce lo spettatore verso uno dei finali più iconici della storia del cinema.
L’opera colpisce ancora oggi per il suo senso di stupore infantile e per l’idea che l’ignoto non debba necessariamente essere temuto. È probabilmente il film che più di ogni altro ha influenzato la cultura popolare legata agli UFO, introducendo immagini e concetti che continuano a essere utilizzati nel dibattito contemporaneo.
Se Incontri ravvicinati del terzo tipo raccontava il primo contatto da una prospettiva adulta, E.T. l’extraterrestre (1982) sceglie invece il punto di vista dei bambini. La storia dell’amicizia tra Elliott e il piccolo visitatore rimasto accidentalmente sulla Terra è diventata un simbolo universale.
Spielberg trasforma l’alieno in una creatura vulnerabile, capace di suscitare empatia e affetto, ribaltando completamente l’immagine dell’extraterrestre minaccioso che aveva dominato molta fantascienza del passato. Quella del piccolo alieno dimenticato sulla Terra diventa così una grande storia di solidarietà.
Dietro la semplicità apparente della trama si nasconde una riflessione profonda sulla solitudine, sull’amicizia e sulla capacità di accettare ciò che è diverso. Ancora oggi, la celebre scena della bicicletta che vola davanti alla luna resta una delle immagini più riconoscibili dell’intera storia del cinema. L’incontro con l’ignoto, ci dice Spielberg, può anche essere un’esperienza emotiva e umana.

Taken: la miniserie che esplora il fenomeno UFO
Meno conosciuta rispetto ai grandi successi cinematografici del regista, Taken rappresenta uno dei progetti più ambiziosi mai prodotti da Spielberg per la televisione.
Andata in onda nel 2002, la miniserie racconta diversi decenni di storia americana intrecciando la storia di tre famiglie e una serie di eventi legati ad avvistamenti UFO, presunti rapimenti alieni e segreti governativi. L’opera combina fantascienza, thriller e dramma familiare, costruendo un racconto che attraversa l’intera seconda metà del Novecento.
Ciò che rende Taken particolarmente interessante oggi è la sua capacità di incorporare molte delle teorie e delle narrazioni che hanno alimentato l’ufologia moderna. Dalle basi militari ai programmi segreti, passando per gli incontri ravvicinati e le testimonianze di presunti addotti, la serie offre una panoramica completa dell’immaginario extraterrestre contemporaneo.
Per chi segue con interesse il tema della disclosure, Taken rappresenta probabilmente il titolo più vicino alle discussioni che animano oggi media, social network e comunità di appassionati.
A.I. – Intelligenza Artificiale: l’alieno siamo noi
A prima vista, A.I. – Intelligenza Artificiale (2001) potrebbe sembrare un titolo fuori tema. In realtà, il film affronta una questione profondamente legata al concetto di alterità, uno degli elementi centrali di tutta la fantascienza spielberghiana.
Nato da un progetto concepito originariamente da Stanley Kubrick e completato da Spielberg dopo la morte del grande regista, il film racconta la storia di David, un bambino androide programmato per amare.
L’opera non parla direttamente di extraterrestri, ma esplora cosa significhi essere “diversi” e come l’umanità reagisca di fronte a forme di vita che non riesce a comprendere completamente. In questo senso, David diventa una sorta di alieno sulla Terra: una creatura intelligente, sensibile eppure esclusa dal mondo degli esseri umani.
Il finale, malinconico e visionario, amplia ulteriormente la prospettiva cosmica della storia, trasformandola in una riflessione sul futuro della specie umana e sul nostro posto nell’universo.

La Guerra dei Mondi: quando l’invasione fa davvero paura
Con La Guerra dei Mondi (2005), Spielberg torna a confrontarsi con il lato più oscuro dell’immaginario extraterrestre. Ispirato al celebre romanzo di H.G. Wells, il film segue un padre interpretato da Tom Cruise mentre cerca di proteggere i propri figli durante una devastante invasione aliena.
A differenza delle opere precedenti del regista, qui il contatto con l’altro non genera stupore o curiosità, ma puro terrore. Le gigantesche macchine aliene che emergono dal sottosuolo e distruggono città intere rappresentano una delle visioni più inquietanti mai realizzate da Spielberg, simbolo anche delle paure post 11 settembre, evocando immagini di catastrofi improvvise e vulnerabilità collettiva.
È il contraltare perfetto di Incontri ravvicinati del terzo tipo: se nel 1977 l’ignoto era una promessa di conoscenza, nel 2005 diventa una minaccia capace di mettere in discussione la sopravvivenza stessa dell’umanità.
Osservati nel loro insieme, Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T., Taken, A.I. e La Guerra dei Mondi raccontano tutte le possibili sfaccettature del rapporto tra l’uomo e l’ignoto. Spielberg ha immaginato alieni benevoli, invasori spietati, entità misteriose e persino forme di vita artificiali che riflettono le nostre stesse emozioni.
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Davide Sette
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