L’Italia si riscopre nazione profondamente ricca di foreste. Le stime più recenti rivelano che la superficie coperta da boschi ha ufficialmente abbattuto il muro dei 100.000 chilometri quadrati, arrivando a occupare oltre un terzo dell’intero territorio nazionale. Si tratta di uno storico sorpasso: dal 2020 a oggi, l’estensione delle foreste ha superato l’ampiezza della Superficie Agricola Utilizzata, delineando uno scenario che nella penisola non si registrava addirittura dai tempi del Medioevo. Questo radicale mutamento geografico e paesaggistico trova la sua massima espressione locale in due realtà specifiche: il borgo di Marcetelli, in provincia di Rieti, che si aggiudica la palma di comune più boscoso d’Italia grazie a un indice di boscosità sbalorditivo pari al 98,4%, e Gubbio, in provincia di Perugia, che detiene invece il primato assoluto per estensione complessiva del patrimonio verde, potendo contare su ben 26.804,26 ettari di foreste entro i propri confini amministrativi.

Fotografia socio-economica delle foreste italiane
I dati emergono in modo nitido dal rapporto intitolato Foreste in Comune, la prima indagine di natura socio-economica interamente dedicata al patrimonio forestale dei municipi italiani. Lo studio è stato promosso da Pefc Italia, l’organismo che si occupa della certificazione della gestione forestale sostenibile, con il supporto operativo e la collaborazione attiva di Uncem, Legambiente e del Consorzio Caire.
L’obiettivo dell’indagine è stato quello di analizzare e incrociare per la prima volta indicatori del tutto inediti, come il calcolo esatto del rapporto tra la superficie boscata e la superficie totale di ogni singolo comune, associandoli a elementi cruciali per la pianificazione politica delle aree interne. Tra questi spiccano i trend demografici degli ultimi venti anni, i livelli di consumo del suolo e i flussi legati allo spopolamento o al ritorno dei residenti nelle aree montane.
La metamorfosi del paesaggio non è l’esito di una pianificazione originaria, bensì la diretta conseguenza dell’abbandono progressivo, avvenuto negli ultimi decenni, di ampi terreni agricoli, pascoli marginali e coltivazioni tradizionali che avevano perso la loro redditività economica. Oggi questa immensa risorsa richiede nuove strategie di gestione e pianificazione, in cui la certificazione e la cura da parte delle comunità locali diventino l’ago della bilancia per lo sviluppo futuro.
La geografia della boscosità e i primati del Centro-nord
Il dossier è stato presentato pubblicamente proprio a Marcetelli, borgo nel cuore dell’Appennino laziale. Qui il cemento e le aree edificate occupano appena il 2% del territorio, lasciando il restante 98% al dominio della natura. Il paese fa parte della Green Community denominata IN. Alta Sabina, un’unione di dieci comuni del reatino guidata da Rocca Sinibalda. Analizzando la percentuale di polmone verde nei singoli territori, sul podio nazionale dell’indice di boscosità salgono anche il comune ligure di Bormida, in provincia di Savona, con il 97,07% di territorio alberato, e un altro centro del Lazio, Percile, in provincia di Roma, che tocca il 96,99%.
Subito dietro si posizionano due realtà friulane in provincia di Udine, Drenchia con il 96,79% e Grimacco con il 96,59%. La classifica dei primi dieci comuni d’Italia per densità verde viene completata da Cosio d’Arroscia in Liguria, Sambuca Pistoiese in Toscana, Quarna Sopra in Piemonte, Vignola-Falesina in Trentino e Rocca Canterano nel Lazio, tutti contesti in cui la foresta divora oltre il 95 per cento dello spazio disponibile.
Se invece si abbandonano le percentuali e si guarda ai valori assoluti degli ettari gestiti, la fisionomia della classifica muta sensibilmente. Dietro il primato di Gubbio si piazza San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, che vanta 21.938 ettari di bosco, tallonato da Città di Castello, nel perugino, con i suoi 21.838 ettari. La top ten dell’estensione assoluta comprende poi importanti polmoni distribuiti tra Toscana, Emilia-Romagna e Calabria, nello specifico Massa Marittima, Firenzuola, Ventasso, Arezzo, Bagno di Romagna, Spoleto e Longobucco.
Un Paese spaccato tra aree montane e pianure spoglie
La mappa forestale disegnata da “Foreste in Comune” svela una distribuzione fortemente squilibrata, con una concentrazione massiccia che premia le terre alte. L’intero sistema della montagna italiana, composto da 3.596 municipi che occupano il 47,8% della superficie della penisola e accolgono il 13,5% della popolazione complessiva, custodisce da solo ben il 75,7% di tutte le foreste nazionali.
Di contro, per circa la metà dei quasi 7.900 comuni italiani il bosco è una realtà estranea o del tutto marginale. In queste aree l’indice di densità verde scende sotto il 20%; si tratta di territori fortemente urbanizzati o agricoli dove si concentra oltre il 66% della popolazione dei cittadini italiani, ma che ospitano meno del 10% del patrimonio arboreo nazionale.
Sul versante opposto si collocano 3.149 comuni definiti ad alta presenza di foreste, nei quali il bosco supera il 40% del suolo, racchiudendo oltre i tre quarti delle foreste del Paese. All’interno di questa fascia spicca la categoria dei 495 comuni iper-boscosi, dove gli alberi coprono più dell’80% del territorio. In questi piccoli avamposti risiede appena l’1% della popolazione italiana, eppure vi si concentra il 13,94% della superficie forestale della nazione, una quota superiore a quella dell’intera metà del Paese rimasta priva di alberi.
Economia e demografia smentiscono il mito della marginalità
L’indagine riesce a scardinare uno dei pregiudizi più radicati nel dibattito pubblico, ossia l’idea che la crescita delle foreste sia sinonimo di arretratezza economica, isolamento o declino sociale. Sebbene la presenza delle foreste resti legata a contesti a bassa densità abitativa, molti dei territori più verdi d’Italia mostrano oggi segnali di forte dinamismo e attrattività.
L’indicatore più sorprendente è quello relativo ai flussi demografici rilevati nel quinquennio compreso tra il 2021 e il 2025. In questo arco temporale, ben 932 comuni italiani hanno evidenziato un saldo migratorio ampiamente positivo, superando la quota del 10 per mille di nuovi residenti. Questi borghi accolgono soltanto il 5% della popolazione nazionale, ma racchiudono il 10,65% delle foreste italiane. Inoltre, oltre i tre quarti di questa superficie si trovano in municipi con un indice di boscosità superiore al 60%.
La conclusione a cui giunge lo studio invita le istituzioni a superare definitivamente la vecchia concezione delle foreste come un elemento passivo della campagna abbandonata. Il patrimonio verde rappresenta invece una leva di ricchezza economica concreta e quantificabile, legata ai cosiddetti servizi ecosistemici, concetti che includono la purificazione costante dell’aria, la ricarica naturale delle falde acquifere sotterranee, la difesa del suolo dal dissesto idrogeologico, il contenimento delle alluvioni e il sequestro della CO2, oltre alla produzione di materie prime come il legname o i prodotti del sottobosco. I risultati scientifici attestano che il polmone verde del Paese genera un valore economico stimato in quasi 8 milioni di euro all’anno.
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