Il Segretariato attività ecumeniche ha promosso, a Camaldoli, la 62ª sessione di formazione ecumenica per riflettere sul ruolo delle religioni in un tempo, come quello attuale, segnato da sfide e contraddizioni. Per il Sir il presidente traccia un bilancio della settimana
“Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica. Tu sei veramente un Dio misterioso (Is 45,15)”. È stato il tema al centro della 62ª sessione di formazione ecumenica del Sae-Segretariato attività ecumeniche, che si è svolta a Camaldoli dal 26 luglio al 1° agosto. Con il presidente del Sae, Simone Morandini, facciamo un bilancio della sessione.
Come si fa a parlare di Dio oggi, in un tempo segnato dalla secolarizzazione?
È stata questa una delle grandi domande che hanno attraversato i lavori della nostra settimana e diversi sono stati anche i livelli di risposta. L’analisi delle scienze sociali (Luigi Berzano, Debora Spini, Gianfranco Brunelli), i contributi della teologia sistematica (Serena Noceti, Vladimir Laiba, Fulvio Ferrario) e della teologia pastorale (Francesco Zaccaria, Francesca Nuzzolese) si sono intrecciati con uno sguardo sui mutamenti del religioso anche in contesti non-europei (Hanz Gutierrez, Sergej Tikhonov, Massimo Faggioli). Ne è emerso uno sguardo articolato, ben compendiato dal pastore avventista Davide Romano:
la secolarizzazione non va demonizzata o combattuta, ma piuttosto abitata teologicamente;
nello stesso senso la teologa Lucia Vantini ha invitato a cogliere il nuovo che Dio vi sta facendo emergere. Un dato è apparso chiaro: il sacro è radicato nella vita, ne è parte e quindi non scompare; la sfida è comprendere come tale esperienza può incontrarsi con quella di cui narra l’Evangelo della Pasqua. Saremo in grado di testimoniare di quel Dio misterioso, nascosto di cui parla Isaia? Sapremo indicarlo come luce per le nostre storie di persone spesso incerte e disorientate?
Come affrontano le Chiese cristiane la sfida della secolarizzazione? E quale può essere il futuro delle Chiese nelle società secolarizzate?
Questo è l’interrogativo più difficile; abbiamo condiviso narrazioni di esperimenti pastorali rischiosi e fecondi; abbiamo riflettuto su tentativi di ripensamento dello stile stesso delle comunità (penso al Cammino sinodale della Chiesa cattolica). Certo abbiamo compreso la necessità di intrecciare la lucidità dell’analisi con il coraggio del rinnovamento. In un tempo di cambiamento profondo e in continua accelerazione, occorre saper discernere tra ciò che deve essere mantenuto come nucleo irrinunciabile e ciò che invece può – e deve – trasformarsi per essere comprensibile e interpellante. E questa è proprio l’indicazione offerta oltre mezzo secolo fa dal n. 6 del Decreto conciliare sull’ecumenismo “Unitatis Redintegratio”, parlando di una Chiesa chiamata ad una continua “reformatio”.
Il cammino ecumenico può aiutare le Chiese ad “abitare la secolarizzazione” e a confrontarsi con la società attuale riscoprendo la loro vera vocazione?
La scommessa della sessione del Sae – condivisa con il nuovo Comitato esecutivo: Francesca Barbano, Livia Gavarini, Riccardo Maccioni, Allegra Tonnarini – era appunto questa: cosa le Chiese possono apprendere le une dalle altre per una miglior testimonianza al Vangelo in un contesto talvolta poco ospitale? Come possono aiutarsi per operare assieme al servizio di un’umanità disorientata da mutamenti epocali di cui fatica a comprendere il senso? E davvero abbiamo vissuto un’esperienza di condivisione di buone pratiche e di letture spirituali, dalla quale tanti/e partecipanti hanno dichiarato di tornare arricchiti e stimolati, in vista del lavoro da riprendere nei rispettivi contesti locali. Abbiamo scoperto una Chiesa che sta nascendo in pratiche rinnovate, come quelle narrateci dal vescovo Riccardo Battocchio; abbiamo guardato alla Chiesa che verrà, ricercandone il volto ed esplorandone assieme le potenzialità, come hanno fatto il card. Roberto Repole e il pastore Simone De Giuseppe. Vedendole già crescere come un seme, secondo l’immagine evangelica commentata dalla presidente emerita, Erica Sfredda.
Il tempo di oggi è segnato anche da grandi tensioni internazionali, penso alle guerre in varie parti del mondo, alla crisi del diritto internazionale, alla rinascita dei fondamentalismi religiosi: l’ecumenismo in che modo può essere una risorsa in più per le Chiese cristiane – e per la società in generale – di fronte a tutte queste difficoltà?
In effetti c’è una dimensione paradossale in questa fase della secolarizzazione: le religioni tornano come protagoniste sulla scena pubblica, ma spesso non come laboratori di pace, bensì come attori di dinamiche di contrapposizione e talvolta persino di guerra. In questo senso,
il cammino ecumenico assume un’importante valenza civile: è testimonianza che la diversità non deve significare contrapposizione e polemica, ma può diventare ricerca di unità proprio a partire dalla diversità.
È quindi anche testimonianza al Dio di pace, quello narratoci da Gesù Cristo, quello che sta al cuore di molte esperienze religiose. Come far emergere il suo volto, disinnescando le tentazioni violente che pure abitano le religioni?
Nel 2026 ricorrono i sessant’anni della fondazione ufficiale del Sae, due anni dopo la prima sessione, che si tenne alla Mendola nel 1964. Che bilancio si può fare di questi primi sessant’anni? E quali sfide vi aspettano?
Sessant’anni potrebbero segnare la stagione dell’autunno e del declino, ma possono anche invece essere la stagione di un’esperienza che acquisisce maturità e che si irrobustisce accogliendo gli apporti di generazioni nuove. Nei decenni dalle sue origini il Sae – seguendo l’intuizione della sua fondatrice Maria Vingiani – ha contribuito in modo determinante alla crescita di sensibilità ecumenica nella realtà italiana, sia a livello nazionale sia nei contesti locali. La formazione ecumenica e l’interconfessionalità sono qualificanti: confidiamo di poter offrire un buon servizio alle Chiese in cammino verso la comunione, anche in questa fase di novità importanti (la nuova Charta Oecumenica, il Patto di Bari…). Ce lo conferma l’apprezzamento per il recente documento del Gruppo teologico del Sae sulla pace (reperibile sul sito www.saenotizie.it), ma anche l’attenzione per i materiali della sessione disponibili sullo stesso sito e sulla nostra pagina Fb.
I giovani sono interessati dal cammino ecumenico? Promuovete iniziative come Sae per coinvolgerli?
In questi ultimi anni il Sae ha visto crescere la presenza di giovani (Allegra Tonnarini è oggi prezioso membro del Comitato esecutivo). Anche nella sessione 2026 sono stati protagonisti: l’ultima meditazione mattutina ad esempio era affidata ad un under 30, ortodosso, che ha esplorato per noi la ricchezza di Apocalisse. Ed anche la prossima iniziativa in cantiere è promossa proprio dai giovani del Sae: dal 18 al 20 settembre, a Roma, un momento di riflessione breve e intensa sui fondamentalismi e sulla sfida che essi pongono al dialogo ecumenico. Laboratori, tempi di preghiera e di dialogo, sostenuti da interventi di Saccenti, Valenzi, Keramidas, Negro ed altri; per info ed iscrizioni: www.saenotizie.it. Giovane è pure l’archivista cui abbiamo affidato il lavoro di sistemazione e catalogazione dell’archivio di Maria Vingiani, perché la memoria di una grande donna, testimone di ecumenismo, passi anche alle nuove generazioni.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



